Scuola e famiglia: senza aiuto non c’è futuro

Nuovo appello all'ascolto per salvare la scuola paritaria: in ballo la libertà di scelta educativa e non solo...

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:26
Suor Anna Monia Alfieri

Ad oggi, se non emerge un lampo di intelligenza in chi ci governa, non soltanto la famiglia risulta tradita nel suo diritto di libera scelta educativa, chiaramente riconosciuto dalla Costituzione Italiana, ma anche lo Stato rischia di vedersi presentare un conto salato per una forma di insipienza che rasenta l’autolesionismo.

La scuola non può essere l’ultimo dei pensieri di chi governa l’Italia. La cultura, l’intelligenza, l’apertura mentale, l’equilibrio, la capacità di pensare, nascono sui banchi di scuola. Se la situazione era ed è già pesante riguardo a questi aspetti, sarebbe auspicabile non peggiorarla. La Didattica A Distanza (acronimo: DAD… rassicurante, ma non è propriamente come sembra!), anche quando è fatta benissimo, non è un toccasana per i bambini e i ragazzi chiusi in casa: avremo una generazione segnata per sempre. E non è finita. L’imminente e certa chiusura del 30% (per ora) di scuole pubbliche paritarie non è solo un grave danno al pluralismo educativo – resterebbe solo la scuola a… reti unificate, quindi simile ad una “scuola di regime” – ma è anche uno “shock cardiogeno” per 300 mila studenti sradicati dalle loro scuole pubbliche, serie, certificate, che potevano vantare un grande merito: far risparmiare 5-6 miliardi di euro allo Stato…. Non è bastato per salvarle. La volontà politica non solo rifiuta questa economia, ma dichiara la necessità di quasi tre miliardi di euro per far ripartire la scuola pubblica statale a settembre, a cui – questo non è detto, ma è bene saperlo – occorre aggiungere almeno altrettanti miliardi necessari a trapiantare in altre scuole pubbliche i trecentomila alunni di cui sopra. Questi ultimi costavano – quando erano nelle loro scuole (le si diano già per spacciate) – dai 4 mila ai 6 mila euro annui a testa, con un contributo statale in media per ciascuno di 500 euro annui. Sono i soldi di cui si parla tanto in questi giorni, con entusiasmo e sorrisi soddisfatti della politica, le solite briciole, e già ridotte anno per anno, che arriveranno a luglio quando il funerale delle scuole pubbliche paritarie sarà stato già celebrato…. (in allegato il file excel dell’elemosina…).

La realtà è che quei 500 euro pro capite all’anno diventeranno per lo Stato, cioè per i cittadini contribuenti – e quindi anche per le Famiglie dei 300 mila – una spesa secca di 10 mila euro annui per ogni alunno inserito nelle famose classi pollaio che tanto angustiano – giustamente – il Ministero…

Peccato che i 300 mila, nelle loro scuole ormai chiuse, stavano bene, al pulito e larghi… anzi, le loro aule avrebbero potuto ospitare altri bambini e ragazzi desiderosi di andarci, ma non abbienti. La libertà di scegliere l’educazione dei figli è un lusso, in Italia: è libero chi ha i soldi. I poveri no. Bisognerà spiegarli, questi aspetti, almeno ai ragazzi più grandi. Chiederanno che fine hanno fatto i loro docenti, seri, motivati. Gente che aveva fatto una scelta, illudendosi che lo Stato avesse a cuore la libertà di insegnamento, altro diritto costituzionale.

Chiaro, ai ragazzi più grandi – diciamo dalla secondaria di I grado in poi – si potrà spiegare che a fine marzo 2020 una proposta di soluzione c’era, per non far morire la loro scuola, e senza costi in più per lo Stato (si direbbe “aggiuntivi”, ma parliamo facile): dichiarare come spesa da “non considerare come ricchezza da tassare” quei 5.500 euro in media che la famiglia ha pagato per la retta della scuola pubblica paritaria… Qualche alunno del liceo, più sveglio sui conti, prossimo ai 18 anni, di 4^ superiore, potrà osservare: “Altro che non tassare! Lo Stato dovrebbe togliere le tasse ai miei genitori per gli altri 4500 euro che avrebbe speso se fossi stato alunno della pubblica statale! Il prossimo anno gli toccherà spenderne per me 10 mila! Sveglissimo! Bene, vedremo se, per quella cifra, la scuola pubblica statale dove per forza devo andare a settembre insieme alla carica dei 300 mila, sarà degna, come serietà, pulizia, efficienza, strumentazione, preparazione e dedizione dei docenti, della scuola pubblica che ho lasciato. Per 10 mila euro annui, a fronte dei 5.500 che i miei genitori pagavano (oltre alle tasse), sarà una scuola spettacolare! Il meglio del meglio in Europa!”.

Questo il ragionamento di un serio minorenne. Per gli addetti ai lavori, ma anche per i cittadini adulti e non minorenni: l’emendamento che non è passato a fine marzo prevedeva la detrazione per intero (non basta l’elemosina del 19% di 100/152 euro annui) della retta per le famiglie con il parametro del costo standard di sostenibilità per allievo (tetto di euro 5.500), qui considerato perché ha formule precise e fiscali. Ora il Governo dovrà spiegare perché ha preferito condannare i contribuenti a spendere, da settembre, circa 3 mld di euro, oltre ai 2.8 richiesti dal sottosegretario.

Chi studia, rileva chiaramente che la detrazione esistente oggi, pari al 19%, ha come tetto massimo euro 786,00 (2019); la proposta dei costi standard ha come tetto massimo 5.500,00 ed è una cifra di garanzia per il corretto ed efficace utilizzo dei danari pubblici.

E ora che si fa?

Senza un aiuto sostanziale alle famiglie come sopra descritto, non c’è futuro. In questo momento occorre la lucidità necessaria per non cadere nella trappola dell’ennesima promessa di ascolto e confronto che il Ministero sembra offrire come gentile concessione. Se davvero la famiglia che produce ricchezza vale almeno quanto quelli che lavorano in nero, il suo diritto e la convenienza dello Stato vanno presi in considerazione nelle sedi e nei documenti ufficiali e cioè nelle aule del Parlamento e del Governo.

Nei prossimi giorni il decreto Cura Italia torna al Senato e qui possono essere ripresentati tutti gli emendamenti stralciati facendo proprio l’appello equilibrato del sottosegretario della CEI don Maffeis: “Allo Stato non si chiedono privilegi né elemosina, ma di riconoscere il servizio pubblico che queste realtà assicurano. Intervenire oggi – con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, alle famiglie – è l’ultima campanella. Se questa suonasse senza esito, diverrà un puro esercizio accademico fermarsi a discutere circa il patrimonio assicurato al Paese da un sistema scolastico integrato” (testo integrale)

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