L’Italia non può permettersi la scomparsa delle scuole paritarie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:20

“Siamo coscienti che le scuole paritarie svolgono un ruolo di particolare delicatezza nel nostro sistema di istruzione”. Parola di Lucia Azzolina, Ministra dell’Istruzione.

Dopo la dichiarazione della settimana scorsa in Parlamento, le famiglie che hanno affidato l’educazione dei loro 866mila figli alle paritarie sono in attesa di sapere se potranno ritornare a scuola a settembre. Oppure se dovranno “traslocare” in quelle a gestione statale. Sì perché il rischio che le scuole paritarie falliscano è concreto: per loro non c’è lo Stato che assicura la copertura delle ingenti spese. Se la devono cavare da sole, come tutte le organizzazioni private.

Un mese fa i Vescovi avevano ammonito che “se già ieri (le scuole private, ndr) erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi – con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria – rischiano di non aver più la forza di riaprire”. Un allarme rilanciato pochi giorni dopo da Interris. E’ vero che il Decreto “Cura Italia” prevede la possibilità di fruire della cassa integrazione in deroga per i dipendenti, ma nulla è previsto per tutte le altre spese fisse, a partire dagli onerosi affitti degli edifici che sono ovviamente enormi.

In un tweet di ieri sera, la Ministra Azzolina ha orgogliosamente preannunciato nuovi fondi. “In arrivo maggiori risorse per la scuola. – si legge – Nel Decreto “Rilancio” quasi un miliardo e mezzo per ripartire”. Il problema è che sono destinati solo alle scuole statali. La denuncia arriva dalle maggiori sigle di scuole private tra cui CdO, Agesc e Cismi. “Nelle bozze si prevedono risorse straordinarie, quasi 1,5 miliardi per l’istruzione (per la sicurezza degli ambienti, per i dispositivi sanitari, per contenere il rischio epidemiologico, per la strumentazione didattica…), ma solo per la scuola statale – denunciano le associazioni -. Per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia non statali si prevedono complessivamente risorse per 80 milioni del tutto inadeguate e di gran lunga inferiori a quelle richieste dallo stesso Parlamento nelle settimane scorse.”

Da qui le proposte già avanzate da più parti nell’ultimo mese per far fronte alla situazione di emergenza. In particolare quella che prevede la totale detraibilità per quest’anno delle spese sostenute dalle famiglie nel pagamento delle rette. Perché, ricordiamolo, è vero che nella gestione privata non vi devono essere “oneri per lo Stato”, ma è altresì vero che siamo in una situazione d’emergenza in cui tante ditte private rischiano il collasso se non supportate.

L’Italia non può permettersi la scomparsa delle scuole paritarie. Anzitutto perché la scuola statale non sarebbe in grado di assorbire in poco tempo l’iscrizione simultanea di centinaia di migliaia di ragazzi. In secondo luogo la spesa pubblica esploderebbe fino a 4 miliardi di euro, a causa anche del costo pro-capite dell’ente pubblico di gran lunga maggiore rispetto a quello della gestione privata. Infine, e soprattutto, rinunceremmo al principio costituzionale della libertà educativa.

La Legge che ha sancito l’appartenenza delle scuole paritarie al sistema nazionale di istruzione ha appena compiuto 20 anni. Ma ancora molti non hanno inteso che l’articolo 1 di quella legge, la n. 62/2000, stabilisce che “il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”. Dunque tutte le scuole, sia a gestione privata che statale, svolgono un servizio pubblico. Tutte.

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