Jobs act, rivoluzione o illusione?

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marmo_raffaeleEffetto Jobs Act o effetto sgravi contributivi? Conta più il bonus di 8.000 euro per ogni nuova assunzione o l’eliminazione dell’articolo 18 con il contratto a tutele crescenti? La cifra di 76 mila imprese che avrebbero assunto o potrebbero assumere, lanciata da Tito Boeri, fa immediatamente tornare d’attualità un antico dilemma dei giuslavoristi più avveduti. Un dilemma che, proprio nei giorni in cui cade l’anniversario dell’assassinio di Marco Biagi, fa venire alla memoria una delle sue convinzioni più profonde. «Nessun incentivo economico – ripeteva spesso – può compensare un disincentivo normativo».

A seguire l’insegnamento e il criterio di Biagi, dunque, la risposta sarebbe agevole. Farebbe premio, nella nuova volontà delle imprese di assumere, il cambio delle regole del gioco rispetto allo sconto sui contributi. E se è vero che i numeri citati dal presidente dell’Inps fanno riferimento a un periodo in cui il contratto a tutele crescenti non è ancora operativo, è altrettanto vero che si tratterebbe di prenotazioni di sgravi per assunzioni realizzabili anche dopo il 7 marzo, con l’entrata in vigore delle regole rivedute e corrette sull’articolo 18. In realtà, però, per una compiuta valutazione, occorre tener conto almeno di altri due fattori. Il primo riguarda il fatto che non conosciamo il tipo di impresa che ha fatto richiesta di assunzione, perché se si trattasse di aziende piccole e piccolissime, la spinta sarebbe venuta sicuramente dal bonus economico, dal momento che sotto i 15 dipendenti l’articolo 18 già non valeva.

Il secondo fattore concerne un altro elemento ancora largamente ignoto: in che misura incide la stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari. E in questo caso, sempre che le assunzioni partano dopo il 7 marzo, a svolgere un ruolo decisivo, nelle medie e nelle grandi imprese, sarebbe certamente l’eliminazione dell’articolo 18. A conti fatti, insomma, da un lato – diciamolo – il presidente dell’Inps avrebbe fatto meglio a regolarsi da «professore» e non da «politico» e, dunque, a dare conto in modo circostanziato e analitico dei dati forniti. Dall’altro, è ancora tale la segmentazione del mercato del lavoro che con tutta probabilità a giocare in modo comunque favorevole è la pluralità di strumenti – economici e normativi – messi in campo. Come se gli imprenditori si trovassero al supermercato dei bonus e potessero scegliere quello che più risulta conveniente alla propria condizione.