Migranti, i tragici dati dell’Oim sui morti in mare: oltre 1500 dall’inizio del 2017 La rotta mediterranea ha mietuto un vertiginoso numero di vittime, a fronte di un tasso migratorio di 60.521 profughi approdati in Europa

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Numeri impietosi quelli diffusi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), accresciuti dall’ultimo disastroso naufragio al largo delle coste libiche, costato la vita a 34 persone nonostante le condizioni di mare calmo che avevano accompagnato la partenza della stracarica imbarcazione. Stando ai dati forniti dall’organizzazione, sarebbero oltre 1500 i migranti morti nel tratto del Mediterraneo che separa la costa nordafricana da quella italiana: il conteggio è iniziato dal primo gennaio del 2017 e arrestato proprio al 24 maggio, data dell’ultimo naufragio. Un numero particolarmente grave, in quanto sensibilmente più elevato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno anche nel dato complessivo delle migrazioni: dall’inizio dell’anno sono infatti stati 60.521 i profughi salpati dalle coste del Continente africano e approdati in Europa.

Migranti in Italia

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’Oim mette a referto dati altrettanto pesanti: l’80% delle persone fuggite dai propri Stati di origine è attraccato sulle coste italiane, 50.039 in tutto, contro i 34.236 del 2016. Un incremento piuttosto corposo, considerando che le percentuali del tasso migratorio si attestano sul 46,16% in più dello scorso anno. Come precisato dall’organizzazione, inoltre, è allo stesso modo aumentato il numero dei decessi: i numeri Oim parlano di 1.530 morti dall’inizio del 2017, la stragrande maggioranza dei quali (ben 1.442) deceduti sulla rotta del Mar Mediterraneo centrale, dal Nord Africa all’Italia.

Tragedie quotidiane

Numeri che, inequivocabilmente, testimoniano quanto le crisi umanitarie di tanti Paesi al di là del mare continuino a mietere vittime. Le stesse persone che, vedendosi costrette a lasciare le proprie terre d’origine, sono costrette ad affrontare viaggi rischiosi ed estenuanti, alla mercé di “traghettatori” senza scrupoli, privi di qualsivoglia certezza di riuscire ad attraversare il pur breve tratto di mare. Dati che, allo stesso modo, vanno ad affiancarsi alla recente polemica sul ruolo delle ong e sui presunti contatti di alcune di queste con gli scafisti delle coste africane, palesando un quadro di tragedia generale che continua ad accrescere le sue tinte, a scapito di un numero sempre più corposo di vite umane.

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