Quarta notte di scontri, non si ferma la protesta anti Trump Intanto, nel "post Obama", il partito Dem punta al primo candidato musulmano

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Proseguono intanto scontri e manifestazioni anti Trump in varie parti d’America. Dopo i 200 arresti fatti ieri dalla polizia di Los Angeles (in California) nella terza notte consecutiva di proteste – quando 3000 persone hanno marciato fino alla City Hall con cartelli con la scritta ‘Not my president’ – anche a Portland gli animi si scaldano.

Centinaia di persone sono scese questa notte in strada per protestare contro l’esito delle presidenziali. Nonostante gli appelli alla calma del sindaco di Portland e della polizia, non sono mancati i tafferugli con la polizia che ha sparato granate assordanti dopo il lancio di pietre e bottiglie da parte di un gruppo di manifestanti. Manifestazioni anche a Chicago, Los Angeles, San Francisco, Las Vegas. A New York, la protesta è partita da Union Square, ha attraversato la Fifth Avenue ed è arrivata sotto la Trump Tower, dove è stata bloccata dalla polizia. Intanto ‘Not my president’ è diventato lo slogan del movimento di contestazione che promette di continuare a scendere in strada anche per le prossime notti.

Intanto soffia aria di cambiamenti in casa dell'”asinello”, dopo la cocente – quanto inattesa – sconfitta della Clinton alla presidenza. Dopo Barack Obama, premio Nobel per la Pace e – cosa non da poco – primo inquilino nero alla Casa Bianca, il partito democratico, attualmente alla febbrile ricerca di un nuovo front man, potrebbe eleggere alla propria presidenza il primo musulmano: si tratta del deputato afroamericano del Minnesota Keith Ellison, primo deputato di fede islamica eletto al Congresso. Ellison rappresenta l’ala liberal del partito ed è sostenuto dai senatori Sanders e Warren. L’annuncio della sua candidatura è atteso per domani, lunedì.

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