Una riforma che premia il potere

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paolo_maddalena

Il Presidente del Consiglio afferma, in ogni occasione di confronto, che egli non ha toccato i poteri che già gli spettano ai sensi della vigente Costituzione. E’ vero. Ma bisogna aggiungere che con la riforma verrebbero modificati tutti i “contrappesi” all’Esecutivo che la vigente Carta ha previsto. Verrebbero cioè diminuite le potestà e il valore “rappresentativo” del Parlamento, mentre i capilista candidati alla Camera dei deputati sarebbero direttamente nominati dai partiti; verrebbe sminuito il prestigio del Presidente della Repubblica, che, dopo la settima votazione, essendo la maggioranza di 466 deputati, sarebbe essere eletto anche solo da 220 deputati; si inciderebbe negativamente sulla formazione della Corte costituzionale, due giudici della quale sarebbero eletti dal Senato, e cioè da consiglieri regionali o sindaci, (probabili giudici essi stessi) e così via dicendo.

Quanto al Senato, basta leggere il testo della riforma per capire in quale rischiamo di precipitare. La “rappresentanza popolare” verrebbe completamente abolita, poiché i Senatori sarebbero tutti “nominati”. Il bacino di persone tra le quali verrebbero scelti, è costituito, come si è detto, da consiglieri regionali e sindaci il cui “profilo professionale”, per così dire, è l’opposto di quello che immagina la generalità dei cittadini per la figura del “Senatore”. La scelta di questi, peraltro, si presterebbe a trattative di ogni tipo e ingenererebbe dubbi sulla opportunità dei criteri utilizzati. E le critiche, lo si creda, potrebbero continuare all’infinito.

Infine la implicita riforma dell’art. 138 è il cavallo di Troia per mezzo del quale diventerebbe facile la modifica anche altre parti della Costituzione, compresa la prima, riguardante i diritti fondamentali del cittadino (quello alla salute, al lavoro, all’istruzione, all’ambiente ecc). Infatti, una volta stabilito che non ci sono più due due rami del Parlamento di pari rango, ma una Camera dei deputati e un Senato, la cui formazione non garantisce la presenza in quell’Organo di soggetti effettivamente dotati delle caratteristiche professionali proprie del Senatore, e una volta deciso che, con l’attuale legge elettorale, può ottenere la maggioranza alla Camera dei deputati, a seguito di ballottaggio, anche il 20 o 25 per cento dei votanti (il che equivale al 12 per cento circa degli aventi diritto), ne conseguirebbe che, con il favore di una minima schiera di elettori, il Governo potrebbe proporre e ottenere dal Parlamento la modifica dell’intera Carta costituzionale.

Sino al voto del 4 dicembre Interris.it, senza prendere una posizione, ospiterà i sostenitori del “Sì” e del “No” al referendum, per consentire ai lettori di farsi liberamente una propria opinione a riguardo

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6 COMMENTS

  1. BELLISSIMO E CONDIVISIBILE ARTICOLO DI PAOLO MADDALENA!
    LA COSTITUZIONE DEVE ESSERE INTEGRALMENTE ATTUATA! NON CAMBIARTA!
    UNA COSTITUZIONE PRIMA LA SI ATTUA E SE ,UNA VOLTA ATTUATA, NON RISPONDE AI QUESITI PER CUI E’ STATA SCRITTA ALLORA LA SI CAMBIA! MA NON PRIMA DI AVERLA ATTUATA!

  2. Sicuramente gli attuali senatori sono dei grandi professionisti e adesso il senato funziona perfettamente a favore dei cittadini, sicuramente viviamo adesso nel più perfetto equilibrio istituzionale e tutto va a meraviglia, sicuramente ogni cambiamento non può che essere in peggio (visto che abbiamo raggiunto il livello di perfezione istituzionale). Quindi non si deve assolutamente cambiare nulla, mai cambiare si rischia di far funzionare meglio la tutela della salute, del lavoro, dell’istruzione dell’ambiente e noi che votiamo NO non lo vogliamo SICURAMENTE.

    • AMICI SIETE SINTONIZZATI SU QUESTO PROGRAMMA?
      Luigi de Giacomo compartió la foto de Sovranità Popolare.
      IL 4 DICEMBRE NOI DICIAMO NO ALLE FINTE RIFORME
      PERCHE’ SIAMO LA VERA ITALIA DEL SI’
      SIAMO L’ITALIA CHE VUOLE REALIZZARE QUESTO:ZARE QUESTO:
      Art. 1 Cost.: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
      SIAMO L’ITALIA CHE VUOLE REALIZZARE QUESTO:
      Art. 3 Cost.: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
      SIAMO L’ITALIA CHE VUOLE REALIZZARE QUESTO:
      Art. 4 Cost.: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro è promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
      Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materialo o spirituale della società”
      SIAMO L’ITALIA CHE VUOLE REALIZZARE QUESTO:
      Art. 36 Cost.: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
      SIAMO L’ITALIA CHE VUOLE REALIZZARE QUESTO:
      Art. 38 Cost.: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.
      SIAMO L’ITALIA CHE VUOLE REALIZZARE QUESTO:
      Art. 53 Cost.: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
      Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
      Noi siamo la vera Italia del SI’, la vera Italia che vuole realizzare quello che hanno indicato i Padri Costituenti per rendere veramente questo un Paese moderno, aperto al futuro, al cambiamento, ad una società finalmente giusta, finalmente fatta da cittadini tutelati nei loro diritti ma che hanno anche consapevolezza dei loro doveri.
      Siamo l’Italia che pensa positivamente agli ultimi, perché chi non pensa agli ultimi non pensa al futuro del benessere di tutti i cittadini.
      Nella riforma costituzionale che voteremo il 4 dicembre trovate traccia di tutto questo? Qualcuno dice che vuole la riforma perché si realizzi tutto questo? Le politiche di questo governo che dice di guardare al futuro hanno ad oggi realizzato tutto questo? Assolutamente no, a loro non frega niente del futuro di tutti i cittadini, a loro interessa solo il loro futuro personale, il loro successo personale.
      Noi vogliamo il futuro realizzato, quello indicato dalla Costituzione e mai attuato.
      Il 4 dicembre diciamo NO alle menzogne delle finte riforme proposte da questo squallido governo e diciamo SI’ alla Costituzione.
      TUTTI INSIEME
      Luigi INTORCIA

    • I cambiamenti possono volgere al meglio ed al peggio: e’ chiaro che tutti vorrebbero far funzionare meglio le Istituzioni e realizzare la società ipotizzata dalla Costituzione vigente che però non è stata compiutamente attuata, ed anzi, a partire dagli anni ’80 si è cessato del tutto di volerla attuare.
      Ma le Istituzioni sono governate dagli uomini e se la classe politica non è all’altezza del compito ed agisce solo per esclusivi interessi personali, non è certo colpa della Costituzione e se i cittadini anziché vigilare e reagire a questi abusi, li imitano, nel proprio quotidiano, non si può certo addebitare alla Costituzione il degrado della convivenza civile!
      Di certo, se permettiamo a loschi figuri della P2 ecc…di continuare ad inquinare l’acqua che beviamo al punto da non accorgercene nemmeno più e ritenerla pura, finiremo con il perdere per sempre ogni speranza di poter recuperare i valori condivisi della nostra Carta, ispirata al bene comune ed alla tutela dei deboli contro la prepotenza dei forti ed allora si che non potremo proprio cambiare nulla! Col No ci assicuriamo per ora che non venga messa una pietra tombale sui diritti, lasciando aperta ogni futura possibilità di reale miglioramento CONDIVISO e non imposto. Se votiamo SI potremo solo dire “chi è causa del suo mal pianga se stesso”

  3. Se avessimo avuto la Costituzione riformata già 20 anni fa, i governi di destra (Berlusconi) e di sinistra (Prodi) avrebbero potuto fare la loro politica, che sarebbe stata poi giudicata democraticamente alle successive elezioni. Non avremmo avuto governi non eletti come quello di Dini o di Monti, che sono stati una toppa a una democrazia che non funziona. Nel 2013 avrebbe vinto Bersani o Grillo e il vincitore oggi mostrerebbe ciò che sa fare per governare l’Italia. Questo sono i veri problemi della democrazia italiana, non quelli fantastici di cui parla Maddalena

  4. Illazioni teoriche ed inverosimili raccontate in quantità, peccato che da alcuni Costituzionalisti si riceva il contrario di quello che la riforma comporta. La “corsia preferenziale” era già nel catalogo Spadolini.
    Ma voglio solo sottolineare alcuni dei vantaggi reali per lo sviluppo e la crescita del Paese e nell’interesse dei cittadini e contribuenti, connessi alla Riforma.
    Es. con la riforma la materia sanitaria passa allo Stato per “le norme generali e comuni”, mentre “organizzazione e programmazione” restano alle Regioni. Sapete che significa ?
    Status quo: lo STATO può solo prevedere principi generali e linee guida (o dichiarazioni di principio in sede di conferenza Stato Regione), ma non esiste obbligo per le Regioni di dare attuazione e (se lo fanno) di attuare in modo omogeneo le linee guida espresse dallo Stato; ora ogni AUSL si fa il suo “piano diagnostico e terapeutico” per settore di patologia (in alcune Regioni c’è scarsità e carenza) senza che sia garantito un livello uniforme di qualità del servizio sanitario.
    Con la riforma il piano diagnostico e terapeutico lo fa il Ministero della Salute ed sarà lo stesso ed identico per tutto il territorio nazionale per ogni specifica patologia, garantendo certezze nella diagnosi e nella terapia corretta, mentre se la singola Regione non garantirà livelli uniformi di qualità del servizio sanitario prestato dall’ Ausl, lo Stato con la clausola di supremazia, si sostituirà direttamente alla Regione per garantire gli stessi livelli essenziali di qualità previsti su territorio nazionale.
    Significa che non dovremo più vivere i viaggi della speranza e per chi li ha vissuti sulla propria pelle, l’alchimia teorica e la botanica di palazzo, è completamente fuori luogo.
    Abbiamo ora 21 leggi regionali diverse e sono richiesti 21 diversi procedimenti amministrativi : in materia ambientale, per i limiti alle immissioni; in materia di sicurezza sul lavoro (se devo applicare un rubinetto per garantire la sicurezza sul lavoro mi devo scontrare con 20 o 21 diversi permessi o autorizzazioni, da Regione a Regione; in materia agro-alimentare e quindi di sicurezza alimentare vale lo stesso, un’infinità di legislazioni regionali e provinciali con ricadute notevoli, se si vuole investire in una Regione e poi aprire uno stabilimento in altra Regione.
    Per il trasporto di “carichi speciali” il passaggio dalla Lombardia fino alla Sicilia chiede un’autorizzazione diversa per ogni Regione che si attraversa.
    Ad un imprenditore straniero che vorrebbe investire in Italia e che solo guarda la congerie di procedimenti e permessi diversi previsti, PASSA SUBITO ad un altro Paese perché il solo pensiero di una pluralità e diversità di tanti procedimenti per la stessa attività “porta subito il mal di testa”.
    Per un imprenditore italiano, che volesse ampliare la sua produzione, ingrandendosi e aprendo , con nuove assunzioni, un altro stabilimento in una Regione diversa da quella in cui ha il principale ( per installare altro stabilimento produttivo) è scoraggiato dal farlo anche dalla pluralità e diversità di permessi ed autorizzazioni differenti richieste; avrebbe bisogno di più consulenti che gli spiegassero le differenze di procedimenti amministrativi da Regione a Regione.
    Non vado oltre, ma c’è tanto ancora che andrebbe detto.
    Finiamola però con la menzogna del pericolo per democrazia.
    Il Senato avrà una concezione diversa nella nuova Costituzione e nell’attuale Costituzione NON E’ UN CONTRAPPESO .
    I contrappesi sono altri e sono potenziati nella riforma.
    Ciò che finalmente si realizza e razionalizza, è il principio del Governo parlamentare. E’ ora di liberare il Paese dalle zavorre e la posizione del No legittima la conservazione dei privilegi e dei costi dello Stato a carico dei contribuenti.
    La riforma sul modello attuale è richiesta da almeno trent’anni, ma nessuno è mai riuscito ad attuarla.
    Semplifichiamo il nostro Paese per garantire allo stesso di essere competitivo, attrattivo e più forte all’interno ed all’esterno in un mondo che viaggia a velocità superiori dei tatticismi della politica, delle fazioni e alle dinamiche di palazzo.
    Occorrono 3 anni non per realizzare un’opera pubblica di carattere strategico per il Paese, ma solo per assistere al passaggio di carte da un piano all’altro di un ministero e da un piano all’altro di una soprintendenza.
    E’ uno Stato moderno di diritto il nostro ?
    Domenica 20 Novembre dalle 17,30 terrò un Convegno sulla Riforma Istituzionale, in Viale Ettore Franceschini, 40 Roma c/o Parrocchia Santa Bernadette Soubidous
    Dr. Giovanni Grieco,
    Giurista e Avvocato.

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