India, filosofi cristiani a confronto: “Uguaglianza e dignità nonostante le differenze” Il discorso presentato dall'Associazione dei filosofi cristiani dell'India (Acpi)

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“Siamo invitati ad affermare la dignità umana e l’uguaglianza nonostante le differenze culturali e religiose”. E’ questo l’incipit del discorso presentato dall’Associazione dei filosofi cristiani dell’India (Acpi), che si sono riuniti nei giorni scorsi a Ranchi (distretto orientale dell’India) per il loro seminario annuale.

“Siamo orgogliosi di vivere in un Paese che è sovrano, laico, una repubblica democratica, con una Costituzione che tutela i diritti fondamentali dei suoi cittadini – prosegue il testo -. La tradizione indiana della pluralità e della diplomazia, il suo progresso scientifico ed enormi risorse naturali e umane, sono segni della sua immensa potenzialità. Le variegate tradizioni religiose e spirituali della nazione e la sua ricchezza multiculturale esaltano l’unicità del processo di diventare una nazione”.

Nel messaggio, letto a conclusione del seminario annuale, si legge ancora: “Attualmente si registrano tentativi non illuminati di sfidare e sovvertire molti di questi punti di forza e le risorse della realtà sociopolitica indiana. Persiste una polarizzazione religiosa, l’affermazione di supremazia culturale, l’approccio di alcune persone con interessi acquisiti, l’emergere di progetti di sviluppo che mancano di sensibilità ecologica e saggezza tradizionale. Gli attuali sviluppi sembrano portare ad una affermazione del nazionalismo, con toni fondamentalisti e con l’uso politicizzato dei media, con conseguente violenza di massa”.

I filosofi, nel ricordare che “il dissenso è parte integrante della democrazia“, mettono in guardia da “politiche anti-democratiche e contro le minoranze, con conseguente loro esclusione culturale ed economica”. I partecipanti al seminario hanno infine fatto un appello affinché l’India “diventi una nazione”, invitando a “celebrare le differenze, a riconoscersi e accettarsi l’un l’altro, ad affermare la libertà culturale e la pluralità, a far emergere un’etica della cura compassionevole”.

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