MESSI CONDANNATO DAL TRIBUNALE DI BARCELLONA: 21 MESI PER FRODE FISCALE Eviterà il carcere: se la sentenza fosse stata di 3 mesi in più sarebbe finito dietro le sbarre

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Per Lionel Messi è un’estate da dimenticare. Dopo il ko nella finale di Copa America contro il Cile, persa ai rigori (il secondo consecutivo dopo quello del 2015, il terzo compresa la finale mondiale del 2014: abbastanza per convincere il calciatore più forte del mondo a dire addio alla nazionale) il Tribunale di Bacrcellona ha condannato in primo grado il Pallone d’oro e il padre, Jorge, a 21 mesi di carcere. L’accusa nei loro confronti è quella di frode fiscale aggravata. Ma il bomber del Barca potrà ancora scendere sui campi da gioco. Infatti, Leo eviterà il carcere, poiché la pena è di appena novanta giorni inferiore ai 24 mesi, che avrebbero reso necessaria la misura cautelare.

La “pulce” e suo padre erano comparsi davanti alla corte a giugno per discutere l’accusa di frode al Fisco spagnolo, per un totale di 4,1 milioni di euro. A compromettere la situazione fu la gestione dei diritti di immagine dal 2007 al 2009, su cui il calciatore (su indicazione del genitore) non avrebbe pagato le tasse. Aspra, lo scorso 2 giugno, l’avvocatura di stato: “È come il perno di una struttura criminale. Sopra è il capo – spiegava Mario Maza, rappresentante della Hacienda, l’Agenzia delle Entrate spagnola – il boss, che non è a conoscenza degli affari. Leo Messi non si occupava di incontrare gli avvocati, ma solo di giocare a calcio e di rendere nelle partite ( … ) A Leo Messi interessava solo il risultato finale e questo era la non tassazione dei diritti d’immagine”. Il calciatore perse definitivamente ogni credibilità agli occhi della corte quando si era discolpato dicendo: “Non sapevo cosa firmavo, mi fidavo di mio padre e dei miei legali”. “Credibilità zero”, rispose l’avvocatura.

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