IL PRETE CHE DISEGNA IL VANGELO

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don giovanni

Avrebbe fatto il liceo artistico, ma i suoi lo hanno indirizzato allo scientifico, ipotizzando uno sbocco successivo in architettura. Ma alcune lezioni erano decisamente noiose, così l’alunno Giovanni si dilettava a tracciare vignette sul diario, come quella della supplente d’inglese, che dopo qualche ora di lezione era in preda all’isterismo e i capelli sparati in aria, o quella di matematica che prendeva di mira il “secchione” della classe, perché a volte ne sapeva più di lei. Vignette che poi faceva girare tra i compagni raccogliendo qua e là i loro commenti, una sorta di pre-social.

Siamo andati ad incontrare Giovanni Berti, in arte Gioba, nella parrocchia che il vescovo gli ha assegnato da 6 mesi a Moniga del Garda, provincia di Brescia, diocesi di Verona. Una vista incantevole sul lago di Garda. Lo sguardo corre lungo la costa Sud: Desenzano, Sirmione, Peschiera… Di fronte alla canonica, c’è l’antico mastio del castello costruito nel decimo secolo come difesa dagli Ungari, oggi torre campanaria. “Da qui posso azionare le campane con un congegno elettronico” ci racconta don Giovanni. Adesso ha imparato, ma appena arrivato gli è successo un guaio: “Dovevo programmare uno scampanio di 1 minuto e 15 secondi, invece ho programmato un’ora e 15 minuti. Le campane sono partite al’impazzata e non riuscivo più a fermarle. Un momento da panico”, racconta sorridendo. Don Giovanni è fatto così. Gli piace sdrammatizzare e ironizzare su cose che altri prendono troppo sul serio. “D’altronde vengo da una famiglia in cui l’allegria era di casa”. Papà, mamma e tre sorelle oggi sposate. Lui invece ha scelto un’altra strada.

Ci fa accomodare nei divanetti del suo studio in canonica. Il computer con due schermi ci guarda, gli serve anche per colorare le sue vignette. Ma è alla sua grande scrivania, disseminata di fogli, matite e altro, che nascono i suoi lavori, non solo artistici ma anche pastorali. Qualche vignetta fa capolino tra i tanti libri dove non può mancare l’ultima esortazione apostolica Amoris Laetitia di Francesco, il Papa.

Perché hai iniziato a disegnare?
“Era un gioco. Un modo per rappresentare le cose che mi passavano per la testa, frutto soprattutto della fantasia. Spesso anche fotografavo i particolari che ad occhio nudo sfuggivano”.

Chi sono state le prime vittime?
“I professori a scuola. Fare le loro caricature era un modo per sopravvivere alla noia. Facevo un diario che si potrebbe considerare una sorta di pre-social. Ogni tanto spariva e girava per la classe. Poi mi tornava arricchito dai contributi di altri”.

Come rappresentavi i professori?
“Non sono un caricaturista. Più che puntare sull’aspetto rappresentavo alcuni modi di fare”.

Tra una vignetta e l’altra hai pensato di fare il prete. Come mai?
“Non ho pensato di fare il prete. Ho vissuto quella che chiamerei una crescita spirituale. In quinta superiore ho sentito il desiderio di interrogarmi su una vocazione specifica. Avevo un amico seminarista e ho deciso di entrare anch’io in seminario. Lui mi diceva: ‘Se uno è troppo prete prima di entrare in seminario, è meglio che si fermi'”.

Curiosità o ricerca di benessere?
“Direi: bisogno spirituale di cercare la mia strada. A distanza di 23 anni sono contento di questa scelta. La curiosità è che l’amico seminarista, invece, è poi uscito dal seminario e ha sposato mia sorella”.

Anche in seminario hai coltivato la tua passione?
“Si. Usavo la bacheca comune dove attaccavo le mie vignette. La satira aiuta a smitizzare la figura dell’autorità. Prendevo in giro il rettore e il vicerettore, ma in modo simpatico, per avvicinarsi, non per allontanare”.

A che età sei diventato sacerdote?
“25 anni”.

Qual è oggi la tua fonte d’ispirazione?
“L’ambiente che frequento. Prendo spunto anche dal Vangelo, e cerco di guardarlo in maniera simpatica. Sul Vangelo le mie vignette hanno un taglio ironico. Quando parlo della Chiesa faccio anche delle punzecchiature”.

Che tipo è per te Gesù?
“Noi abbiamo l’accesso a Gesù attraverso la mediazione dei primi testimoni. Loro hanno avuto un rapporto con lui umanamente molto bello. Io Gesù lo sento così. Grazie al Vangelo lo percepiamo non solo come vero Dio, ma anche come vero uomo, con tutta la sua umanità. E quando vedo delle belle persone sul piano umano, vedo in loro i riflessi di Cristo. Gesù sfida anche le consuetudini del tempo per prendersi cura della persona. Per questo mi piace”.

Ogni domenica una vignetta coglie l’essenza del Vangelo del giorno che poi pubblichi sul tuo blog. Si può scherzare su Gesù? Non si rischia di banalizzare?
“Il Vangelo stesso ha elementi dissacranti. Gesù era un grande dissacratore. Alcuni biblisti fanno notare che sembrava guarisse apposta di sabato, proprio per rompere le consuetudini”.

E’ un modo di evangelizzare?
“Il mio blog è fatto di vignette per esprimermi in maniera ironica. Ma è anche un modo per prepararmi per tempo alla spiegazione della Parola, che per me è il compito primario. Cercare immagini, esempi, essere sintetici…”

Ma a volte prendi in giro anche certi aspetti della Chiesa…
“Qualcuno si è anche arrabbiato. Magari qualche volta avrò esagerato. Però Gesù le bastonate più forte le dava ai suoi amici, per aiutarli a crescere. Non sono spinto da anticlericalismo”.

Anche Papa Francesco interviene con forza sulla Chiesa.
“Sta facendo un’azione bellissima, sta cambiando la percezione che la gente ha della Chiesa. Del resto solo i dgmi restano, tutto il resto può essere rivisto. Una Chiesa in trincea non serve a niente. E’ bellissima l’immagine della Chiesa come ospedale da campo. Gesù prima incontra, e poi questo genera il pentimento, non il contrario”.

Il blog a chi è rivolto?
“Sono partito con il blog, poi ho iniziato ad usare i social, e questo allarga l’area della comunicazione. E’ bello per me quando qualcuno scrive, commenta, anche magari dicendo che la pensa in maniera diversa. Non è facile accettare le critiche ma è importante nella comunicazione”.

L’incontro con Operazione Colomba. Come è avvenuto?
“Nel 2012 durante un pellegrinaggio con i giovani siamo stati ad Al Tuwani, nel villaggio palestinese nelle colline a Sud di Hebron, ad incontrare i volontari di Operazione Colomba (Corpo non violento di pace). Mi ha colpito il fatto che una comunità a carattere fortemente religioso come la Giovanni XXIII, abbia un aggancio con i giovani, magari anche lontani dalla Chiesa, attraverso il tema della pace”.

Che ne pensi della pace?
“Che sulla pace non possiamo stare in pace. Essere in persone di pace vuol dire impegnarsi, anche indignarsi. Gettare ponti anziché costruire trincee significa crederci, avere fede. Queste persone mi aiutano nella mia fede”.

Hai punti di riferimento come vignettista?
“I Peanuts, Charlie Brown: mi piace il tratto semplice e il sarcasmo che lo caratterizzava. Di Vauro mi piace la sintesi. Fare una battuta vuol dire avere una estrema capacità di sintesi. L’aspirazione è dire qualcosa di grande, che faccia riflettere, con il minimo di parole”.

Progetti?
“Il mio progetto è fare bene il parroco”.

Anche in questo servizio usi le vignette?
“Di solito le metto in fondo alla chiesa. Però, anche durante la predica, cerco di comunicare per immagini attraverso le parole. L’incontro intimo con il Signore non è programmabile. Io sento che mi parla, ma bisogna prepararsi all’ascolto. A me aiuta molto la Parola di Dio. Vorrei che tutti prendessero il gusto della Parola di Dio”.

Cosa si aspettano oggi da te sacerdote?
“Di essere aiutati a credere. Un pastore dovrebbe aiutare tutti a trovare nel Vangelo qualcosa per cui vale la pena spendere la vita. Far sapere che si può vivere tutto con lo spirito del Vangelo”.

Ti senti più prete o vignettista?
“Decisamente prete. uno è prete prima di tutto come essere umano. Io mi firmo Giovanni don, perché prima di tutto c’è la persona. Fare vignette è una mia caratteristica, altri ne hanno altre. E’ bello che ognuno metta nel suo essere prete le sue caratteristiche, la sua umanità”.

Tratto da “Sempre”

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1 COMMENT

  1. in una Chiesa dilaniata da mille contraddizioni il nostro Berti Giovanni don è una bellissima testimonianza che ci aiuta a credere anche nella Gerarchia nonostante tutto !!!

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