GRECIA, L’ABBRACCIO MATERNO DI UNA NONNA CHE ACCOGLIE I PROFUGHI A pochi passi dal confine con la Macedonia Panagiota ospita in casa i migranti del Campo

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In Grecia, frontiera dell’Europa per molti profughi, mentre la polizia macedone al confine lancia gas lacrimogeni e granate ai rifugiati, de tempo bloccati nel campo profughi di Idomeni, c’è la casa della signora Panagiota Vasileiadou. Una nonna che accoglie alla sua tavola quegli stessi profughi che sono stati respinti al confine. Quando entrano in casa, la signora li saluta e li abbraccia, proprio come fosse per loro una nonna adottiva.

Panagiota ha 82 anni e vive a Idomeni, in un villaggio di soli 150 abitanti, a pochi passi dal palco di una delle più grandi tragedie umanitarie degli ultimi decenni. Da quando la rotta balcanica è stata chiusa definitivamente lo scorso marzo, sono rimasti a Idomeni sono rimasti bloccati tra i 10 mila e 15 mila profughi. L’anziana signora accoglie tutti, come la famiglia Baraa, formata da rifugiati iracheni. “Questa vecchia donna ha reso la nostra vita più facile. Io la ringrazio tanto – spiega il padre famiglia -. La sua generosità rappresenta il popolo greco”. In questi ultimi mesi Panagiota ha accolto centinaia di migranti, dando loro cibo, vestiti e quel poco che una donna può comprare con una pensione equivalente a 450 dollari (circa) al mese.

“A volte ho fatto torte di formaggio, uova, panini. Sapevo che sarebbero passate cinque, dieci, quindici persone e gliel’ho date” dice Panagiota, che sa molto bene cosa vuol dire non avere più nulla; lei stessa è figlia di profughi e ha perso tutto durante la seconda guerra mondiale. “Avevo sette anni quando la nostra casa è stata bruciata. Non avevamo più né un cucchiaio, né una forchetta, né pane né vestiti – prosegue -. L’unica cosa che c’era rimasta era la camicia da notte che indossavamo quella notte quando la casa è stata bruciata”.

La nonna non conosce altre lingue all’infuori del greco, tuttavia la comunicazione tra Panagiota e i profughi che ospita a casa sua funziona ugualmente grazie a gesti ed abbracci che spesso fanno molto più delle parole. Le opere di bene che provenguono dal cuore comunicano con il linguaggio universale della solidarietà, che non conosce confini.

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