IN USCITA “AMORIS LAETITIA”, L’EREDITA’ DEL SINODO SULLA FAMIGLIA Oggi la presentazione alla Sala Stampa della Santa Sede dell'Esortazione Apostolica post-sinodale di Papa Francesco

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Grande attesa e fermento si respirano in Vaticano per la presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale di Papa Francesco “Amoris laetitia”, sull’amore nella famiglia. Il testo, scritto da Bergoglio, che raccoglie l’eredità dei due Sinodi sulla Famiglia, quello del 2014 e del 2015, sarà reso pubblico oggi alla Sala Stampa Vaticana. Un percorso lungo, a tratti faticoso, quello che ha portato alla stesura dell’esortazione. Ben due assemblee, che possono essere considerate come un unico grande Sinodo, sono state volute da Papa Bergoglio attorno alla famiglia, “luce nel buio del mondo”. In tutto 5 settimane che coinvolsero, oltre a vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, coppie di sposi in qualità di esperti o uditori.

Precedute da un questionario diffuso nelle parrocchie di tutto il mondo, entrambe le assemblee dei vescovi sono state “espressione della sollecitudine della Chiesa nei confronti della famiglia e del sacramento del matrimonio, la cui verità fondamentale di unione indissolubile tra uomo e donna – ha detto il Santo Padre – non è mai stata posta in dubbio”. Fin da subito, Bergoglio ha chiesto ai presuli, provenienti da ogni continente, di parlare con “parresia e di guardare alle mutate condizioni culturali di una società in continuo cambiamento con zelo pastorale”.

Anche se l’attenzione dei mass media si è concentrata sulla comunione per i divorziati risposati, tema effettivamente oggetto di vivace dibattito, tanto che i paragrafi più discussi dell’ultima Relatio sono stati quelli relativi alle “situazioni difficili” e “famiglie ferite”, per le quali la parola chiave è stata “discernimento”, lo sguardo dei Padri ha abbracciato molto di più: dalla bellezza e forza della testimonianza di tante famiglie, alla valorizzazione della donna, fino all’importanza dei nonni. E ancora: dalla tutela dei bambini e dei malati, fino a toccare i temi delle minacce del fanatismo, dell’individualismo, e del gender. L’importanza del lavoro, la tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale; dal dramma dei migranti e dei profughi, alla richiesta ai governi di politiche familiari.

Inoltre, i successori degli Apostoli hanno ribadito l’invito del Catechismo della Chiesa Cattolica a non discriminare le persone omosessuali, specificando che “il matrimonio è solo tra un uomo e una donna”. Non sono stai poi trascurati i temi legati alla pastorale: “l’accompagnamento dei fidanzati, l’esigenza di un linguaggio rinnovato per l’annuncio del Vangelo, la Chiesa come comunità di famiglie”. Tuttavia, non tutte le “sfide” hanno trovato una soluzione, come ha rilevato il Papa, ma esse “sono state poste sotto la luce della fede, affrontate senza paura, senza nascondere la testa sotto la sabbia”.

E’ stato un Sinodo “prova della vivacità della Chiesa Cattolica che – ha detto Francesco – non ha paura di sporcarsi le mani discutendo animatamente”. Camminare insieme, che è il significato del termine Sinodo, secondo Bergoglio, “significa aver testimoniato a tutti che il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva, di eterna novità, contro chi vuole indottrinarlo in pietre morte, da scagliare contro gli altri. Significa anche aver spogliato i cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.

Non va dimenticato che le due assemblee si sono poste in continuità con il Giubileo: senza cadere nel pericolo del relativismo, si è cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio. Vero difensore della dottrina non è chi difende la lettera, ma lo spirito. Tante le tentazioni lungo questo cammino attorno al rapporto tra dottrina e pastorale”. Il Papa ha ricordato più volte il modus operandi dei tradizionalisti, cioè di “volersi chiudere dentro la lettera, dentro la legge, senza farsi sorprendere da Dio”, ma anche quello dei progressisti, “che in nome di una misericordia ingannatrice, fasciano le ferite senza prima curarle”.

Dai Sinodi è apparsa una Chiesa che “non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare le persone”, ma si rimbocca le maniche per “versare l’olio sulle ferite degli uomini” e indicare loro la Verità: “questa è la Chiesa: la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani. La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti, e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti”.

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