BERGOGLIO RICORDA I MARTIRI DI TIBHIRINE: “NON SONO FUGGITI DAVANTI ALLA VIOLENZA” Il Papa ha omaggiato i trappisti uccisi nel 1996 in Algeria nella prefazione del libro "Tibhirine.L'héritage" di Christophe Henning

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“A Tibhirine si viveva il dialogo della vita con i musulmani; noi, cristiani, vogliamo andare incontro all’altro, chiunque egli sia, per allacciare quell’amicizia spirituale e quel dialogo fraterno che potranno vincere la violenza”. Lo ha scritto il Papa nella prefazione, pubblicata dall’Osservatore romano in una propria traduzione, del libro “Tibhirine. L’héritage” (a cura di Christophe Henning, Paris, Bayard, 2016, pagine 180, euro 14,90), una raccolta di testimonianze di diverse personalità sui frutti del messaggio di pace e di convivenza tra cristianesimo e islam dei sette monaci trappisti, sequestrati e uccisi in Algeria nel 1996.

“Non sono fuggiti di fronte alla violenza: l’hanno combattuta con le armi dell’amore, dell’accoglienza fraterna, della preghiera comunitaria – ha ricordato Bergoglio – hanno reso testimonianza con il loro sangue. nella loro carne, hanno vinto l’odio nel giorno della grande prova. Ma è con l’intera loro vita che non senza difficoltà: ‘Abbiamo donato il nostro cuore all’ingrosso a Dio, e già ci costa molto che ce lo prenda al dettaglio’, affermava padre Christian de Chergé, priore della piccola comunità”.

Ciò, ha concluso il Pontefice, “non riguarda solo i monaci e le monache: tutti noi siamo chiamati a dare la nostra vita nel dettaglio delle nostre giornate, in famiglia, al lavoro, nella società, al servizio della ‘casa comune’ e del bene di tutti”.

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