TACI, (ANCHE) IL NEMICO TI ASCOLTA

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Siamo sicuri di essere liberi di dire ciò che vogliamo? Siamo certi che i social network siano il posto dove poter parlare liberamente? Un recente studio della Wayne University, ridimensiona molto la “favola della rete”. Non perché ci sia qualcuno che ci impedisca fisicamente di postare qualcosa (come accade nei Paesi dove il regime controlla il flusso internet) ma perché la coscienza globale ci “consiglia” di non essere fuori contesto, spingendo le minoranze al silenzio. Il che, alla lunga, impedisce la crescita di un dibattito democratico e una vera alternanza. Non solo, ma lo studio ha rivelato che più si è a conoscenza di essere monitorati – pur senza alcuna restrizione – maggiore sono le volte in cui non si approfitta dell’opportunità concessa dal mezzo per esprimere un’opinione contraria alla massa o potenzialmente pericolosa.

Lo studio prende in considerazione l’America, dove sarebbe dunque stato attivato il meccanismo della spirale del silenzio. Un intervento di tipo sociologico, dunque, e non costrittivo; entrambi però con lo stesso obiettivo: evitare le discussioni e massificare il pensiero.

Ma cosa spinge a “non parlare” online sapendo di essere ascoltati? Il discorso è complesso, perché la motivazione alla base del controllo della rete è ampiamente condivisa, e cioè la necessità di aumentare la sicurezza nazionale rispetto agli attacchi terroristici. Di contro però le informazioni che mettiamo sul web, in particolare le nostre opinioni, restano come impresse per sempre, impronte “digitali” nel senso doppio del termine. Utilizzabili da chiunque sia in ambito lavorativo che politico, pubblico e privato, e dunque potenzialmente dannose.

Dall’11 settembre 2001 i controlli si sono sempre più intensificati, sia quelli visibili che quelli occulti. Questo studio è uno dei primi a rivelare i potenziali effetti di silenziamento attribuibile alla sorveglianza online, e i risultati documentano un effetto raggelante.

Dal 2013 in poi, peraltro, tra le attività non classificate è uscita fuori la notizia dell’esistenza di Prism, un sistema inizialmente progettato per monitorare e raccogliere le comunicazioni online di stranieri sospettati di terrorismo ma trasformatosi – come hanno rivelato inchieste del Washington Post e The Guardian – in un’azione di controllo molto più invasiva, anche sui cittadini americani. Uno schiaffo alla tutela della privacy, tanto difesa a parole dai governi Usa. Il programma infatti permette alle agenzie di intelligence degli Stati Uniti di avere accesso backdoor diretto ai server di aziende internet globali, introducendo così il concetto potenziale di sorveglianza non autorizzata. Tale accesso consente di monitorare e archiviare mail, chat, cronologia di ricerca, trasferimento file e altre operazioni online.

Oltre a Prism, la Nsa (National Security Agency) – dice ancora lo studio – utilizza strumenti come la raccolta di dati a monte, tramite fibra ottica, cavi e malware usati per monitorare i comportamenti di visualizzazione online. Il governo nega di aver parte in queste attività, che vengono derubricate ad attività illecite di privati, ove mai fossero riscontrate. Ma è un fatto che l’87% degli americani sono oggi consapevoli che le loro azioni sul web sono soggette a intercettazioni. Un sondaggio del 2014 fatto da Pew Research ha rivelato come l’86% degli intervistati fosse critico con Prism, ma che fosse disposto a dirlo a cena in famiglia, in un ristorante con gli amici, al limite in un incontro pubblico ma non con un post sui social network. Ecco l’esempio lampante del fatto che pur “non avendo nulla da nascondere” si preferisce non parlare. “Taci, il nemico ti ascolta”, era uno degli slogan che caratterizzarono – almeno in Italia – il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Oggi, a circa 70 anni da quel periodo, lo slogan andrebbe rivisto con “anche” il nemico ti ascolta.

 

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3 COMMENTS

  1. Come sempre articoli reali che illuminano ed aiutano a comprendere. Grazie Sig. Perfetti! Ce ne vorrebbero di giornalisti sani, ponderati e abili nel comunicare, senza esagerare o alterare i fatti, come fa e lo è lei.Piera Angela Feliciani.

  2. “No comments”, dice il titolo della barra sopra l’area dedicata ai commenti.
    “Sante parole”, mi viene da commentare.
    E quindi lo faccio! :-)

  3. Non è una novità, maggiormente per chi a fede e vede la vita manipolata a piacimento dei più furbi assettati e ingordi di potere e infami approfittatori del prossimo.

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