GENERAZIONE DI VAMPIRI

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vampiro

È stato ucciso durante un rito satanico che avrebbe dovuto trasformarlo in un vampiro e farlo entrare per sempre nella setta “I figli di Baphomet”: i suoi amici – se così possiamo chiamarli – lo hanno prima torturato e percosso, infine sgozzato, come un animale da macello, per farlo poi “risorgere” come essere immortale. Ma non è risorto. Edwin Juarez Palma era un ragazzo come tanti: 23 anni, il piercing sulla lingua, i capelli lunghi che coprono gli occhi. Viveva nella cittadina di Chihuahua, in Messico, con la sua famiglia.

“Eppure eravamo certi che si sarebbe risvegliato”, hanno raccontato i tre assassini, tutti poco più che maggiorenni. Lo stesso Edwin aveva acconsentito a questo rituale, ma di sicuro non immaginava che i suoi compagni sarebbero arrivati a tagliargli la gola dentro al bagno del cyber cafè “Freak Shop”, mentre al di là del muro le gente continuava a chattare e a vivere la propria realtà virtuale.

Quando i giovani si sono resi conto che il ragazzo non si sarebbe risvegliato, che non esistono rinascite né seconde vite, hanno cercato di confondere le acque e hanno abbandonato il corpo in strada, dentro un sacco della spazzatura, tentando di fare apparire il tutto come un regolamento di conti per droga. Edwin è stato ritrovato il mattino seguente dalla polizia, che ha immediatamente capito che i narcotrafficanti questa volta non erano i responsabili. I colpevoli sono stati tutti arrestati, tranne il leader del gruppo, colui che avrebbe ordinato ai suoi adepti di uccidere il povero ragazzo.

Questa storia, così lontana e assurda, riguarda tutti. La perdita di valori – e del più importante di tutti, quello della vita – è una piaga trasversale, che non si ferma davanti a nessuna religione, contesto sociale, situazione economica o familiare. L’assenza di morale, di etica, il relativismo imperante, sono malattie che si stanno diffondendo rapidamente e che colpiscono tutti, senza distinzioni di sesso, età o razza.

Nel caso di Edwin, le messe nere rappresentano la manifestazione più visibile del male, della totale assenza di valori fondamentali come l’amicizia, il rispetto del prossimo. Cosa pensare, però, delle migliaia di omicidi che avvengono in tutto il mondo e che sono apparentemente immotivati?

Di questi giorni anche la storia di Luca Varani, un ragazzo romano di 23 anni che è stato barbaramente ucciso dai suoi amici, quelli dell’università, dopo una serata passata a bere e a drogarsi. Uno degli assassini, – un “ragazzo modello”, secondo il padre – ha ammesso che l’omicidio è stato premeditato. “Mentre lo colpivamo non provavo piacere però non ero in grado di fermarmi anche se ho avuto dei momenti in cui sentivo vergogna per quello che facevo”. Una generazione stordita dalla droga, che anestetizza in un solo colpo il cervello e il cuore. Nel caso di Luca non c’entrano le messe nere, né le sette sataniche, ma come definire le azioni di questi ragazzi, se non diaboliche? “Abbiamo ucciso per vedere l’effetto che fa”, ha ammesso davanti al giudice, con una semplicità devastante, uno dei killer.

Poi, ci sono le altre vittime, le famiglie dei morti e quelle dei carnefici. Padri e madri che non accettano la verità, che non trovano nessuna spiegazione alla follia che ha travolto i figli. “Manuel era un ragazzo contrario alla violenza, intelligente – racconta in televisione Valter Foffo, il padre di uno degli assassini di Luca Varani – cerco di trovare una spiegazione. Sotto l’effetto della droga non hanno capito più niente, erano fuori di testa ed è successo l’irreparabile”.

I giovani non hanno più un’anima, non rispettano la vita, neanche la propria. Uno schiaffo in pieno volto per questi genitori inconsapevoli, per la nostra società priva di valori e di riferimenti positivi.

“Non siate tristi – ha scritto sui social Alicia, la sorella di Edwin – so che fa male che lui non sia più con noi. Era mio fratello e la nostra famiglia sta soffrendo più di chiunque altro. Ma so che lui non avrebbe voluto vederci tristi per la sua partenza”. Neanche la ragazza sembra rendersi conto della gravità della morte del fratello, come se fosse realmente partito per una gita con gli amici. Un viaggio senza ritorno, che sta risucchiando tanti, troppi ragazzi, che siano le vittime o i carnefici.

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