BERGOGLIO ALL’ANGELUS: “I CORRIDOI UMANITARI UN SEGNO CONCRETO DI IMPEGNO PER LA PACE” Inoltre il Pontefice ha espresso la sua vicinanza alle Missionarie della Carità colpite dal lutto a causa dell'attentato in Yemen

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papa francesco

Il Santo Padre Francesco si è affacciato dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano alle 12,00 per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana prima dell’Angelus: “Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Nel capitolo quindicesimo del Vangelo di Luca troviamo le tre parabole della misericordia: quella della pecora ritrovata, quella della moneta ritrovata, e la grande parabola del figlio prodigo, o meglio, del padre misericordioso. Oggi, all’interno dell’itinerario quaresimale, il Vangelo ci presenta proprio quest’ultima parabola, che ha come protagonista un padre con i suoi due figli. Il racconto ci fa cogliere alcuni tratti di questo padre: è un uomo sempre pronto a perdonare e che spera contro ogni speranza. Colpisce anzitutto la sua tolleranza dinanzi alla decisione del figlio più giovane di andarsene di casa: avrebbe potuto opporsi, sapendolo ancora immaturo, invece gli permette di partire, pur prevedendo i possibili rischi. Così agisce Dio con noi: ci lascia liberi, anche di sbagliare, perché creandoci ci ha fatto il grande dono della libertà. Sta a noi farne un buon uso”.

“Ma il distacco da quel figlio è solo fisico – ha proseguito Bergoglio – il padre lo porta sempre nel cuore; attende fiducioso il suo ritorno; scruta la strada nella speranza di vederlo. E un giorno lo vede comparire in lontananza. Allora si commuove, gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia. Quanta tenerezza! Lo stesso atteggiamento il padre riserva anche al figlio maggiore, che è sempre rimasto a casa, e ora è indignato e protesta perché non capisce e non condivide tutta quella bontà verso il fratello che ha sbagliato. Il padre esce incontro anche a questo figlio e gli ricorda che loro sono stati sempre insieme, hanno tutto in comune (v. 31), ma bisogna accogliere con gioia il fratello che finalmente è tornato a casa”.

“In questa parabola si può intravedere anche un terzo figlio, nascosto! – spiega ancora il Santo Padre ai tanti fedeli accorsi – E’ quello che «non ritenne un privilegio l’essere come [il Padre], ma svuotò sé stesso, assumendo una condizione di servo». Questo Figlio-Servo è l’estensione delle braccia e del cuore del Padre: Lui ha accolto il prodigo e ha lavato i suoi piedi sporchi; Lui ha preparato il banchetto per la festa del perdono. Lui, Gesù, ci insegna ad essere “misericordiosi come il Padre”. La figura del padre della parabola svela il cuore di Dio. Egli è il Padre misericordioso che in Gesù ci ama oltre ogni misura, aspetta sempre la nostra conversione ogni volta che sbagliamo; attende il nostro ritorno quando ci allontaniamo da Lui pensando di poterne fare a meno; è sempre pronto ad aprirci le sue braccia qualunque cosa sia successa. Come il padre del Vangelo, anche Dio continua a considerarci suoi figli quando ci siamo smarriti, e ci viene incontro con tenerezza quando ritorniamo a Lui. Gli errori che commettiamo, anche se grandi, non scalfiscono la fedeltà del suo amore. Nel sacramento della Riconciliazione possiamo sempre di nuovo ripartire: Egli ci accoglie, ci restituisce la dignità di figli suoi”.

“In questo tratto di Quaresima che ancora ci separa dalla Pasqua – ha concluso Francesco prima della recita dell’Angelus – siamo chiamati ad intensificare il cammino interiore di conversione. Lasciamoci raggiungere dallo sguardo pieno d’amore del nostro Padre, e ritorniamo a Lui con tutto il cuore, rigettando ogni compromesso col peccato. La Vergine Maria ci accompagni fino all’abbraccio rigenerante con la Divina Misericordia”

Dopo l’Angelus, il Pontefice ha aggiunto: “Cari fratelli e sorelle,esprimo la mia vicinanza alle Missionarie della Carità per il grave lutto che le ha colpite due giorni fa con l’uccisione di quattro Religiose ad Aden, nello Yemen, dove assistevano gli anziani. Prego per loro e per le altre persone uccise nell’attacco, e per i familiari. Madre Teresa accompagni in paradiso queste sue figlie martiri della carità, e interceda per la pace e il sacro rispetto della vita umana. Come segno concreto di impegno per la pace e la vita vorrei citare l’iniziativa dei corridoi umanitari per i profughi, avviata ultimamente in Italia. Questo progetto-pilota, che unisce la solidarietà e la sicurezza, consente di aiutare persone che fuggono dalla guerra e dalla violenza, come i cento profughi già trasferiti in Italia, tra cui bambini malati, persone disabili, vedove di guerra con figli e anziani. Mi rallegro anche perché questa iniziativa è ecumenica, essendo sostenuta da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane, Chiese Valdesi e Metodiste”.

Infine, i consueti saluti: “Saluto tutto voi, pellegrini venuti dall’Italia e da tanti Paesi, in particolare i fedeli della Missione Cattolica di Hagen (Germania), come pure quelli di Timisoara (Romania), Valencia (Spagna) e della Danimarca. Saluto i gruppi parrocchiali da Taranto, Avellino, Dobbiaco, Fane (Verona) e Roma; i ragazzi di Milano, Almenno San Salvatore, Verdellino-Zingonia, Latiano, e i giovani di Vigonovo; le Scuole “Don Carlo Costamagna” di Busto Arsizio e “Immacolata” di Soresina; i gruppi di preghiera “Santa Maria degli Angeli e della Speranza”; la Confederazione Nazionale Ex-alunni della Scuola Cattolica. Chiedo per favore un ricordo nella preghiera per me e per i miei collaboratori, che da stasera fino a venerdì faremo gli Esercizi Spirituali. A tutti – conclude – auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci!”

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