DAGLI USA: “REGENI UCCISO PERCHE’ SCAMBIATO PER UNA SPIA” Il New York Times ha intervistato tre funzionari investigativi egiziani

878
regeni

Rapito perché confuso per una “spia” al soldo dei Fratelli Musulmani. È la tesi del New York Times in merito alla sparizione – poi conclusa con un omicidio – del ricercatore italiano Giulio Regeni. Il quotidiano statunitense, in uno speciale di ieri, ha dedicato un lungo articolo alla vicenda del giovane studioso friulano rapito il 25 gennaio e trovato cadavere il 2 febbraio scorso, il corpo gettato in un fosso dopo ore di torture.

Intervistati separatamente dal quotidiano della ‘grande mela’, tre funzionari investigativi egiziani hanno tutti detto che il ragazzo, quando fu fermato, fu portato in custodia perché aveva avuto un atteggiamento ritenuto poco rispettoso: “Fu molto scortese e si comportò da duro”. La sera del 25 gennaio – anniversario della rivolta contro Hosni Mubarak – le strade del Cairo erano piene di agenti di polizia per impedire scontri e manifestazioni celebrative.

Un testimone anonimo ha raccontato di aver visto due uomini in abiti borghesi fermare il ragazzo italiano nel quartiere di Dokki (nella capitale egiziana) intorno alle 19, proprio l’ora a cui risalgono gli ultimi contati del giovane con l’esterno: camminava in strada, a pochi isolati dal suo appartamento. Uno dei due agenti in borghese gli perquisì la borsa, mentre l’ altro gli controllò il passaporto. Poi i due uomini, sempre secondo il testimone, portarono via Regeni con loro aggiungendo che uno dei due era già stato visto nella zona e aveva chiesto informazioni sul ricercatore italiano.

Tutte e tre le fonti del New York Times sostengono che il giovane studioso friulano avesse destato sospetti per via dei contatti che aveva memorizzato sul cellulare, tra i quali persone collegabili ai Fratelli Musulmani e al Movimento Giovanile 6 Aprile, gruppi estremisti messi al bando in Egitto. “Hanno pensato fosse una spia”, ha dichiarato uno degli intervistati al Nyt. “Del resto, chi viene in Egitto per studiare i sindacati?”, ha concluso.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS