IL RE DI SARDEGNA PROMETTE LA STESURA DELLO STATUTO ALBERTINO

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statuto albertino

Per riportare la quiete nel paese, il re Carlo Alberto decide di annunciare con un proclama le basi della carta costituzionale. I ministri e gli alti ufficiali esaminano e discutono i punti dello Statuto; il conte Carlo Beraudo di Pralormo, il conte Lodovico Peyretti di Condove, il marchese Giovanni Raggi e il cavalier Luigi Provana di Collegno si mostrano sfavorevoli alla concessione di istituzioni rappresentative. Al termine della riunione, il re riceve i due sindaci di Torino, latori dell’indirizzo del Consiglio comunale richiedente la costituzione. Dopo aver seguito l’invito a rimanere tranquilli, verso sera alcuni cittadini si riuniscono in Piazza Castello e nei pressi di Palazzo Reale.

L’8 febbraio, a Torino, nel primo pomeriggio viene affisso un editto in cui Carlo Alberto espone in quattordici articoli le basi dello Statuto per stabilire un sistema di governo rappresentativo che tuttavia lasci al potere regio la maggiore ampiezza di azione. Il decreto è accolto con entusiasmo: verso sera Torino è tutta illuminata e le strade percorse da manifestazioni imponenti, in cui alle lodi al re, tra applausi, grida e sventolio di centinaia di bandiere, si mescolano le invettive anti austriache.

I dimostranti, guidati da d’Azeglio, Amedeo di Chiavarina e Nicolò Vineis, si portano nella piazza del Palazzo Civico per salutare i sindaci e quindi vanno a rendere omaggio al nunzio apostolico, ai ministri di Napoli e di Toscana. Anche i domenicani festeggiano con l’illuminazione della loro chiesa, sulla cui porta viene posta un’iscrizione invocante la benedizione divina su Carlo Alberto.

Il giorno dopo a Torino proseguono i festeggiamenti: le contrade e i portici sono affollati come negli ultimi giorni di carnevale; molte le carrozze per le vie. Alla sera, durante la rappresentazione di una commedia al Teatro d’Angennes, gli attori portano sul petto una coccarda turchina; il pubblico acclama il re e lo Statuto, cantando l’inno di Mameli; da alcuni palchi sventolano le bandiere e in segno di concordia e fratellanza mentre le signore intrecciano i fazzoletti. Nel corso del consueto passaggio, gli alunni del Collegio dei nobili, gestito dai gesuiti, vengono tutti fregiati con una nappa tricolore italiana, da cui pendono nastri turchini

Il Consiglio Comunale di Torino rinuncia ai titoli feudali della città. Si delibera l’accelerazione dei disegni di legge relativi alla guardia civica, alla stampa e all’emancipazione dei valdesi. Si festeggia con un banchetto i sindaci di Genova, inviati a esternare al re la propria gratitudine. L’11 febbraio, un proclama di re Carlo stabilisce che il sistema di governo rappresentativo venga esteso alla Sardegna, stabilendo che a partire dal 1 aprile venga omologato il sistema di importazione e di esportazione tra i beni prodotti sull’isola e negli stati di terraferma.

Entrò in vigore il 4 marzo del 1848. Nel preambolo autografato dallo stesso Carlo Alberto, viene definito come “Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia sabauda”. Il 17 marzo 1861, con la fondazione del Regno d’italia, divenne la carta fondamentale della nuova nazione unita e rimase formalmente tale, pur con modifiche, fino al 1946 quando, con successivi decreti legislativi, fu adottato un regime costituzionale transitorio, valido fino all’entrata in vigore dell’attuale Costituzione della Repubblica italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Lo Statuto Albertino, nonostante non abbia natura di fonte legislativa sovra ordinata alla legge ordinaria, può essere considerato a tutti gli effetti un primo esempio di costituzione breve.

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