IMMIGRAZIONE, IL CARDINAL PAROLIN: “L’UNIONE EUROPEA TROVI SOLUZIONI RAPIDE” Il porporato: "L'Ue possiede gli strumenti giuridici e culturali per affrontare la questione"

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“Per l’Unione Europea è urgente trovare soluzioni rapide. Occorre cercarle a partire da una visione e da responsabilità condivise, senza lasciare soli i Paesi nelle decisioni più gravi e onerose”. E’ quanto riferisce il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, in un’intervista al settimanale spagnolo “Vida Nueva”. “Papa Francesco – ha detto il porporato – si preoccupa molto della situazione dei migranti forzati, anche di quelli che non vengono riconosciuti come rifugiati; per esempio, quelli che sono stati costretti a emigrare dalla povertà e dal degrado ambientale, o le vittime del traffico di esseri umani, o gli emigranti che cercano condizioni di vita migliori per sé e per le loro famiglie”.

“Non dimentichiamoci che il suo primo viaggio fuori dal Vaticano è stato per loro – ricorda Parolin -, a Lampedusa, di fronte a quella striscia del Mediterraneo dove si stavano perdendo centinaia di vite umane. Lì ha interpellato il mondo parlando della globalizzazione dell’indifferenza che impedisce di guardare agli emigranti come a fratelli e sorelle”. Il presule ha ribadito che “tutti abbiamo una responsabilità sociale e dobbiamo domandarci se il nostro atteggiamento è di accoglienza o di esclusione. Il Papa ha parlato della grave emergenza migratoria in moltissime altre occasioni con vescovi, leader di altre religioni, capi di Stato e di Governo, parlamentari, responsabili di organizzazioni internazionali, e così via. La sua è una parola energica che interpella, e posso assicurare che non ha smesso di scuotere le coscienze, suscitando un’attenzione più seria e alcuni passi concreti”.

Circa all’atteggiamento dell’Unione, il cardinale afferma che “l’Europa possiede gli strumenti giuridici, tecnici e soprattutto culturali per affrontare la questione migratoria in un modo rispettoso della dignità e dei diritti sia dei suoi cittadini sia degli emigranti. Vorrei sottolineare la dimensione culturale, accanto agli aspetti logistici e della sicurezza. Solo su questa base si può sperare che le politiche migratorie producano buoni risultati per gli emigranti – evitando di percepirli genericamente come minacce contro le quali occorre difendersi, e favorendo, al contrario, la loro integrazione, il che comporta diritti ma anche obblighi – e per le popolazioni che gli accolgono, le quali esigono il rispetto dei loro valori e dei principi della vita sociale, per il bene di tutti”.

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