IN PARLAMENTO IL DECRETO SULLA PRIVATIZZAZIONE DI FERROVIE Il governo vuole cedere il 40% delle quote statali ma la rete resterà pubblica. Padoan: "L'Italia sta diventando attraente"

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Il 40% della quota statale di Ferrovie sarà privatizzata ma la rete resterà pubblica. Questo il perimetro tracciato dal Decreto del presidente del Consiglio dei ministri all’esame del Parlamento. Concetti che sono stati ribaditi dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, sentito ieri alla commissione Trasporti della Camera e in quella Lavori Pubblici del Senato. Il titolare di via XX Settembre ha spiegato che la privatizzazione conferma la “concretezza del processo di riforme” messe in atto dall’esecutivo. Quanto alla quotazione “potrebbe avvenire in più fasi” anche se “non so dire come”. Gli effetti, in ogni caso, saranno positivi, come avvenuto per Poste Italiane. “l’Italia – ha proseguito Padoan – sta diventando, in misura crescente, un luogo dove e’ attraente investire grazie alla stabilità finanziaria e istituzionale, all’accresciuta fiducia dei mercati, alimentata dalle riforme istituzionali”.

L’assetto organizzativo di Fs è quello di gruppo industriale con una holding capogruppo, Ferrovie dello Stato Italiane Spa, le cui azioni appartengono interamente allo Stato per il tramite del socio unico ministero dell’Economia, a cui fanno capo le società operative nei diversi settori della filiera e altre società di servizio e di supporto al funzionamento del gruppo. Le società controllate direttamente da Fs sono quattordici, tra cui le principali sono: Trenitalia, che gestisce le attività di trasporto passeggeri e di logistica; RfI, gestore dell’infrastruttura ferroviaria; Fs Logistica, per la logistica ferroviaria del sistema nazionale delle merci; Busitalia Sita Nord, opera nel trasporto persone con autobus nel centro – nord; Italferr, che opera sul mercato italiano e internazionale dell’ingegneria dei trasporti ferroviari; Grandi Stazioni (partecipata al 60%), gestisce il network delle 14 principali stazioni ferroviarie italiane; Centostazioni (partecipata al 60%), per la valorizzazione, riqualificazione e gestione di 103 immobili ferroviari sul territorio nazionale. E ancora Netinera Deutschland (partecipata al 51%), una capogruppo che controlla sette società che governano circa 40 imprese nei Länder tedeschi che operano nel trasporto ferroviario, nel trasporto passeggeri su strada, nella logistica, nella manutenzione e riparazione dei veicoli, nelle infrastrutture ferroviarie; Fercredit , società di servizi finanziari; Ferservizi, il Centro servizi integrato, che gestisce per la capogruppo e per le società del gruppo Fs le attività di back office (acquisti, servizi immobiliari, servizi amministrativi, servizi informatici e tecnologici); Fs sistemi urbani, per la valorizzazione del patrimonio del gruppo non funzionale all’esercizio ferroviario e lo svolgimento di servizi integrati urbani.

Il primo articolo del Dpcm prevede il collocamento sul mercato di una quota, “fino a un massimo” del 40% del capitale della capogruppo Ferrovie dello Stato Spa detenuto dal Mef. Attualmente il ministero dell’Economia detiene il 100% del capitale di Fs suddiviso in 36.340.432.802 azioni ordinarie del valore nominale di 1 euro. Viene previsto che l’alienazione della quota di partecipazione potrà essere effettuata anche in più fasi con due possibili modalità: offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia e ai dipendenti del Gruppo Ferrovie dello Stato; offerta pubblica di vendita rivolta a investitori istituzionali italiani e internazionali. In entrambi i casi, trattandosi di offerta pubblica di vendita (Opv), si dovrebbe procedere al collocamento sul mercato di azioni già esistenti, senza nessuna nuova emissione, a prezzi e quantità prefissati.

Vengono poi previsti incentivi per l’acquisto di azioni, sia per i dipendenti di Fs che per i risparmiatori. Per i primi, in particolare, vengono previste quote dell’offerta riservate e agevolazioni di prezzo. Viene ipotizzato un bonus share, ovvero una clausola che in seguito ad un’offerta pubblica di vendita o di sottoscrizione prevede l’allocazione a titolo gratuito ai sottoscrittori iniziali di un certo quantitativo di azioni in caso di possesso azionario ininterrotto per un determinato arco temporale. Il Dpcm poi prevede la possibilità di incentivazione in termini di prezzo per i risparmiatori, per favorire l’azionariato diffuso. Anche durante l’iniziale esame del Dpcm in Parlamento, prima di Natale, il sottosegretario Umberto del Basso de Caro ha ribadito che anche dopo la privatizzazione del 40% di Fs, la rete ferroviaria resterà di proprietà pubblica.

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