MARO’: QUARTO NATALE SENZA LIBERTA’ PER GIRONE E LATORRE I due militari si sono confidati all'Ansa, raccontando stati d'animo e speranze. "Sia fatta giustizia"

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Per i due Marò sarà il quarto Natale senza pace. Il 2011, l’anno in cui iniziò la detenzione in India Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, è lontano. E col passare del tempo anche le speranze di una felice soluzione dello spinoso caso giudiziaria che li vede protagonisti diminuiscono. “E’ il quarto Natale che mi vede coinvolto in questa vicenda, ed il terzo che devo trascorrere consecutivamente in India” ha raccontato Girone all’Ansa rivolgendo gli auguri “a tutti gli italiani, a quanti sentono le festività natalizie e ai tanti nostri sostenitori”. Girone ha raccontato di aver parlato con Latorre di recente e di averlo sentito “sentito molto sofferente per quello che sta affrontando con la sua salute. Non è più lo stesso di prima. E lo posso dire io che lo conosco bene”.

L’ultima speranza risiede nel processo che si sta svolgendo all’Aja. “Finalmente ci siamo affidati ad una Corte internazionale super partes – ha detto il Fuciliere di Marina – che esaminerà il caso in cui siamo coinvolti”. Aspettando il 2016 si è detto “molto fiducioso che sia fatta giustizia e questo soprattutto con i criteri del buon senso e nel rispetto del diritto internazionale, affinché ci vengano restituite la mia libertà, e quella di Massimiliano Latorre. Questo perché sono ormai quattro anni che vivo con la mia libertà soppressa”.

Più cupo lo stato d’animo dell’altro Marò, in Italia per ricevere assistenza medica dopo essere stato colpito da ischemia nel Settembre 2014. “Essere qui – ha raccontato – non mi esime da sofferenze e privazioni: questo è il quarto Natale che si trascorre in queste condizioni, non è facile anche se sono in Italia”. Max “non sta per niente bene né dal punto di vista morale, né da quello fisico – ha sottolineato sua compagna, Paola Moschetti – ha ancora problemi alla vista e alla memoria”. Per questo segue ogni giorno una rigida terapia in ospedale. Almeno fino al 15 gennaio (come previsto dall’ordinanza del giudice del 13 luglio scorso), giorno in cui il permesso scadrà e “non sappiamo cosa accadrà dopo”, ha ammesso Moschetti. Neppure questo Natale, dunque, ha portato nelle case dei marinai il “regalo più bello”. Quello che per Paola sarebbe stato il “riconoscimento della loro innocenza: un sollievo che ci ripagherebbe di tante sofferenze subite, precedenti e attuali”.

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