BERGOGLIO AFFRONTA CON LA STAMPA I TEMI SCOTTANTI

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Povertà, fondamentalismo religioso e guerre. Ambiente, Vatileaks e viaggi apostolici. Sono questi alcuni degli argomenti trattati da Papa Francesco, di ritorno dal viaggio in Africa, nel consueto dialogo coi giornalisti presenti sull’aereo. Il Pontefice ha affrontato il tema della povertà nel mondo in un “sistema economico dove al centro c’è il dio denaro” e in cui “l’80 per cento della ricchezza del mondo è nelle mani del 17 per cento della popolazione”. Se l’umanità non cambia, ha osservato, “continueranno le miserie, le tragedie, le guerre, i bambini che muoiono di fame, l’ingiustizia”. Parlando del viaggio appena concluso ha affermato di aver visto nelle tre Nazioni il senso dell’accoglienza, oltre alla consapevolezza e alla felicità di “sentirsi visitati”. “Poi – ha continuato – ogni Paese ha la sua identità. Il Kenya è un po’ più moderno, sviluppato; l’Uganda ha l’identità dei martiri: il popolo ugandese, sia cattolico che anglicano, venera i martiri… E la Repubblica Centrafricana ha la voglia di pace, di riconciliazione, di perdono”. Nel prosieguo della conferenza stampa è tornato sulla questione dell’Africa spiegando che questo continente è “vittima” e “martire” perché è “sempre è stato sfruttato da altre potenze” che gli hanno sottratto “grandi ricchezze”.

Rispondendo a una domanda su Vatileaks ha sottolineato l’importanza di una stampa professionale che “deve dire tutto” – corruzioni e ingiustizie – “senza cadere nei tre peccati più comuni: la disinformazione – dire la metà e non dire l’altra metà”, la calunnia e la diffamazione. “Poi un giornalista che sia un professionista vero – ha aggiunto – se sbaglia chiede scusa: eh, credevo, ma poi mi sono accorto di no; e così le cose vanno benissimo”. Si è espresso, inoltre, sulle nomine di monsignor Balda e Chaouqui. “Io credo che sia stato fatto un errore; monsignor Vallejo Balda è entrato per la carica che aveva e che l’ha avuta fino adesso. Lui era segretario della Prefettura degli Affari economici: lui è entrato. E poi, come è entrata lei, non sono sicuro ma credo di non sbagliare se dico – ma non sono sicuro – che sia stato lui a presentarla come una donna che conosceva il mondo dei rapporti commerciali”.

I due, ha spiegato, “hanno lavorato; quando è finito il lavoro i membri di quella commissione che si chiamava Cosea sono rimasti in alcuni posti, in Vaticano. Vallejo Balda, lo stesso. E la signora Chaouqui non è rimasta in Vaticano perché è entrata per la Commissione e poi non è rimasta. Alcuni dicono che si è arrabbiata di questo, ma i giudici ci diranno la verità sulle intenzioni, come l’hanno fatto”. Successivamente Francesco è tornato sul problema della corruzione osservando che “tredici giorni prima della morte di San Giovanni Paolo II” durante la Via Crucis, l’allora cardinale Ratzinger per primo ha parlato delle “sporcizie della Chiesa”. “La corruzione – ha ribadito – viene da lontano”. Riguardo alle possibili contromisure il Santo Padre ironicamente ha detto: “Ringrazio Dio che non ci sia Lucrezia Borgia!”. Ha inoltre ribadito che intende “continuare con i cardinali”, la cosiddetta C9, “con la commissione a pulire”.

In risposta a un altro quesito sul fondamentalismo religioso ha evidenziato che, secondo lui, i dignitari religiosi non debbano entrare in politica, ma continuare a fare “il prete, il pastore, l’imam, il rabbino” in quanto è questa la loro vocazione. “Ma si fa una politica indiretta – ha soggiunto – con la predica dei valori, dei valori veri, e uno dei valori più grandi è la fratellanza tra noi”. Il fondamentalismo religioso, inoltre, “non è religioso”, “è una malattia che c’è in tutte le religioni”. In ogni caso, ha detto rispondendo a un’altra domanda, i musulmani “hanno tanti valori” e “si può dialogare”.

Proprio per questo “non si può cancellare una religione perché ci sono alcuni gruppi – o molti gruppi – in un certo momento della storia, di fondamentalisti”. Infatti “le guerre fra religioni sempre ci sono state, nella storia, sempre. Anche noi dobbiamo chiedere perdono, eh? La Caterina de’ Medici non era una santa, eh? E quella guerra dei Trent’anni, quella Notte di San Bartolomeo, eh? Dobbiamo chiedere perdono anche noi, no?”. “Oggi sono stato in moschea – ha proseguito – ho pregato; anche l’imam è voluto venire con me a fare il giro al piccolo stadio dove c’erano tanti che non sono potuti entrare… E sulla papamobile c’erano il Papa e l’Imam. Si poteva parlare”.

Un giornalista gli ha rivolto un quesito sull’aids che sta devastando l’Africa e l’uso del profilattico per la prevenzione. “La domanda – ha risposto – mi sembra troppo piccola e mi sembra anche una domanda parziale”. “Sì, è uno dei metodi”, ha proseguito, e la morale della Chiesa si trova “davanti a una perplessità. E’ il quinto o è il sesto comandamento? Difendere la vita o che il rapporto sessuale sia aperto alla vita?”. Secondo il successore di Pietro il problema è più grande: “Questa domanda mi fa pensare a quella che hanno fatto a Gesù, una volta: ‘Dimmi, Maestro, è lecito guarire di sabato?’. E’ obbligatorio guarire!”.

“Non parliamo – ha continuato – se si può usare tale cerotto o tale altro per una piccola ferita. La grande ferita è l’ingiustizia sociale, l’ingiustizia dell’ambiente, l’ingiustizia dello sfruttamento e la malnutrizione”. E ancora: “Perché si continuano a fabbricare armi e trafficare le armi? Le guerre sono il motivo di mortalità più grande…”. La guerra, ha aggiunto, “è un affare”, “una rete di interessi”, un peccato che distrugge l’umanità. A proposito ha ricordato il suo discorso alle Nazioni Unite e in Kenya: “Che il vostro lavoro non sia un nominalismo dichiarazionista, che sia effettivo: che si faccia la pace!”.

E’ intervenuto anche sulla conferenza sul clima che si sta svolgendo in Francia: “Siamo al limite di un suicidio per dire una parola forte. E io sono sicuro che quasi la totalità di quelli che sono a Parigi, al Cop21, hanno questa coscienza e vogliono fare qualcosa”. Infine hanno chiesto al vescovo di Roma qualche notizia sui suoi prossimi viaggi e in particolare su quello in Messico. “Sai, i viaggi, alla mia età, non fanno bene – ha replicato –. Se non fosse che lì c’è la Madonna, io non andrei a Città del Messico, per il criterio del viaggio: visitare tre città o quattro che non sono mai state visitate dai Papi. Ma ci andrò, in Messico, per la Madonna. “Poi – ha concluso – andrò in Chiapas, nel Sud, alla frontiera con il Guatemala, poi andrò a Morella e quasi sicuramente, al rientro a Roma, farò forse una giornata o un po’ di meno a Ciudad Juarez. Sulla visita ad altri Paesi latinoamericani: nel 2017 sono stato invitato ad andare ad Aparecida, l’altra Patrona di America di lingua portoghese”.

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