OMICIDIO KENNEDY, UN CASO ANCORA APERTO

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Il 22 novembre del 1963 gli Stati Uniti d’America furono scossi dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Usa. Fu ferito mortalmente da colpi di fucile, sparati dall’operaio, attivista ed ex militare Lee Harvey Oswald. A Dallas, dove erano per una visita ufficiale, Il presidente Usa e la first lady salirono su una limousine sedendo nella parte posteriore, mentre sui sedili centrali sedettero John Connally, governatore del Texas, e sua moglie; la limousine rallentò in prossimità della curva tra la Houston Street e la Elm Street e, mentre il Presidente ed il Governatore salutavano la folla, diversi spari furono esplosi in direzione della vettura; uno di essi colpì J.F.K. alla testa, causando un’ampia ferita, rivelatasi poi mortale. La maggior parte dei testimoni riferirà di avere udito tre colpi d’arma da fuoco.

Immediatamente la limousine si diresse verso il Parkland Memorial Hospital, dove i medici Carrico e Malcom Perry, si adoperarono per salvare la vita del trentacinquesimo presidente Usa. Almeno due dozzine di poliziotti, sceriffi e detective arrivarono al Texas Theatre perché avevano individuato Lee Oswald come l’assassino di “Tippit”. Solo un’ora dopo che Oswald fu portato alla prigione di Dallas, il direttore dell’Fbi, scrisse un memorandum al suo assistente: “Ho chiamato il procuratore generale a casa sua e gli ho detto che penso di avere tra le mani l’uomo che ha ucciso il presidente”.

Nel frattempo all’ospedale un prete diede l’estrema unzione a Kennedy. I dottori lavorarono freneticamente per salvargli la vita, ma le sue condizioni erano disperate. Alle 13.00 F.K. fu dichiarato morto. Il personale medico della sala traumatologica n.1 che lo aveva curato disse che era “moribondo” e che non aveva chance di sopravvivenza quando arrivò all’ospedale. Il nuovo Capo di Stato degli Stati Uniti, Lyndon Johnson, ordinò che l’annuncio della morte fosse dato solo dopo la sua uscita dall’ospedale.

Il corpo del presidente lasciò la struttura e fu trasportato sull’Air Force One, per molti studiosi questa fu un’azione illegale, perché il feretro venne spostato senza prima aver fatto un esame forense dal coroner di Dallas secondo le leggi dello Stato del Texas; la morte di Kennedy, allora catalogata come un crimine di Stato e non federale, sarebbe dovuta sottostare alle leggi del Texas. Oswald fu interrogato dalla polizia per circa 18 ore, ma non arrivò mai a un regolare processo perché venne ucciso a sua volta due giorni dopo l’arresto dal gestore di un night club.

La conclusione delle inchieste ufficiali fu che Oswald aveva ucciso Kennedy da solo (per compiere un gesto importante e “rivoluzionario” che lo avrebbe reso famoso e avrebbe riscattato la sua vita), e poi era stato ucciso a sua volta. Tuttavia, i rapporti giudiziari affermarono che c’erano altri mandati. L’evento scosse la nazione: uomini e donne piangevano pubblicamente; le persone si riunivano nei grandi magazzini per guardare la TV che ininterrottamente seguiva gli eventi. Il traffico si bloccava e le notizie passavano di auto in auto. Le scuole degli Usa e del Canada furono chiuse.

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