“SIAMO IN GUERRA”, HOLLANDE CHIEDE POTERI SPECIALI

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“La Francia è in guerra”. L’esordio di Francois Hollande nel suo discorso all’Assemblea Nazionale dopo la strage di Parigi segna il passaggio fra due epoche. Quella in cui l’Europa vedeva da lontano l’incubo del terrorismo (Charlie Hebdo a parte) e l’era attuale, nella quale il Vecchio Continente ha acquisito la consapevolezza di essere diventato un campo di battaglia. Sono stati il numero dei morti e la strategia militare messa in atto dall’Isis nelle strade della capitale transalpina a rendere evidente tutto ciò. Non più “lupi solitari ma un battaglione di leoni” come ha perfidamente sottolineato il sedicente Stato Islamico nella rivendicazione. Un commando addestrato a uccidere che ha minuziosamente preparato gli attentati di venerdì notte. Una minaccia che, secondo Hollande, può essere contrastata solo attraverso un cambiamento dell’ordinamento, pensato per i tempi di pace. Dobbiamo “fare evolvere la nostra Costituzione per fare in modo che il nostro Stato di diritto possa far fronte alle minacce terroristiche” ha detto il titolare dell’Eliseo.

Il riferimento è agli articoli 16 e 36 della Carta Fondamentale; il primo contempla i “poteri eccezionali” cui il presidente può ricorrere in caso di “interruzione del funzionamento regolare dei poteri pubblici costituzionali”, il secondo, invece, riguarda lo “stato d’assedio” ma potrebbe, se modificato, essere esteso anche allo “stato d’urgenza”. Hollande ha poi spiegato che mercoledì il Parlamento sarà incaricato di valutare il disegno di legge atto a prolungare lo stato d’emergenza di altri 3 mesi, con un contenuto adattato all’entità della minaccia”, ha dichiarato. “Dobbiamo essere spietati” ha poi ribadito ai suoi deputati riuniti a Versailles: “Sono francesi coloro che hanno ucciso venerdì altri francesi”, aggiungendo che “sul nostro territorio vivono delle persone che dalla delinquenza passano al radicalismo e poi al terrorismo criminale”. Hollande, affrontando il tema delle frontiere europee, ha affermato che “se l’Europa non controlla i suoi confini esterni, allora è tempo di tornare ai confini nazionali. Se questi non sono muri, allora si tratterà di filo spinato. Ci sarà quindi la decostruzione dell’Unione europea”.

Il presidente francese ha invitato tutti (Ue e Paesi vicini compresi) a far fronte alle proprie responsabilità chiedendo, poi, al ministro della Difesa di raggiungere martedì i suoi omologhi di Bruxelles con l’obiettivo di coinvolgere i 28 nella lotta al terrorismo in base a quei tratti che prevedono il mutuo soccorso in caso di aggressione di uno Stato membro. Pensando poi ai popoli costretti sotto il tallone dello Stato islamico, Hollande ha dichiarato che sono “martiri in fuga. Sono le vittime di questo stesso sistema terroristico. Ecco perché- ha proseguito- è vitale che l’Europa tratti con dignità coloro che sono idonei al diritto d’asilo, e che al contempo rimandi indietro coloro che non lo meritano”. Il capo dello Stato ha anche annunciato un deciso giro di vite sulla cittadinanza francese che verrà tolta a chi ne ha due e viene condannato per terrorismo. “Non possiamo rendere gli individui apatridi – ha sottolineato – ma dobbiamo poter fare in modo che una persona condannata per atti di terrorismo, anche se è nata in Francia, se ha un’altra nazionalità possa perdere quella francese. Dobbiamo essere certi di potere togliere la nazionalità a cittadini condannati per terrorismo anche se sono francesi”.

 

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