È L’11 SETTEMBRE DELLA FRANCIA

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Lo Stato islamico esporta la guerra oltre i confini del Califfato. Una battaglia feroce con tante, troppe vittime innocenti. Una crudeltà senza limite che si è manifestata in una serata mite di inizio novembre a Parigi che già a gennaio aveva conosciuto l’orrore del terrorismo jihadista. Un attacco ben orchestrato. Sei azioni in divese zone della città: Kamikaze, commandos armati di tutto punto che si sono mossi in sincronia. Due attentatori suicidi si sono fatti esplodere allo Stadio Bercy mentre si giocava l’amichevole Francia Germania. Nello stesso momento almeno sei terroristi hanno preso di mira due ristoranti nell’XI arrondissement e altri spari a caso tra le viuzze e i bouluvard nei pressi di Palce della Repubblique. parigi1
E poi l’azione definitiva la presa di ostaggi alla Bataclan Hall con l’esecuzione sommaria uno a uno. Il presidente Hollande ha chiuso le frontiere e dato il via al blitz per salvare gli ostaggi. L’Armèe nelle strade. Una carneficina, ma soprattutto Parigi in ostaggio e la paura che dalla Torre Eiffel scivolando lungo la Senna si è diffusa in tutta Europa. Uno schiaffo all’Occidente.

Un salto di qualità. Non più scalcinati attentatori, anche se micidiali, come quelli di Charlie Hebdo all’inizio di quest’anno proprio a Parigi. Stavolta sono entrati in azioni terroristi ben addestrati, freddi, preparati. E con quell’arma in più che è la loro volontà di morire immolarsi per la causa della jihad. Un salto di qualità che, sebbene colpisca al cuore l’Europa e dimostra una elevata capacità militare, dimostra che l’Isis è in difficoltà. Può sembrare una contradizione ma quest’azione fa seguito ad altre fuori dai confini del Califfato. Prima l’aero russo esploso sul Sinai, poi i tre kamikaze contro un quartiere Hezbollah a Beirut. Infine la Francia.

La discesa in campo della Russia che ha favorito una decisa offensiva delle forze siriane fedeli ad Assad con il sostegno di Hezbollah e di forze iraniane in varie zone della Siria. I blitz delle forze speciali Usa contro obiettivi privilegiati per liberare prigionieri e il contrattacco a Sinjar dei peshmerga curdi, addestrati dai militari italiani, sostenuti dai raid aerei della coalizione stanno mettendo alle strette il Califfato. Da mesi si riscontrato defezioni tra i foreign fighters, la vita nei territori in mano all’Isis si va facendo più difficile con la scarsità di viveri e approvvigionamenti. Così l’Isis ha scelto la strategia del portare fuori la jihad tante volte minacciata. Un tentativo di globalizzare la lotta per allentare la pressione.

Ha colpito la Francia perché più semplice trovare uomini ben addestrati e motivati tra i militanti con passaporto di Parigi. Così come era già accaduto. In Francia poi c’è la rete di fratellanza nelle banliueu. La belva ferita diventa ancor più feroce e aggressiva. E l’attentato di Parigi così come è stato compiuto lo dimostra. Un segnale per cercare di trovare nuove reclute e soprattutto diffondere il terrore in tutta Europa. In Italia, a Roma, i timori di un attacco si fanno più reali.

parigi3L’antiterrorismo tiene alta la guardia da anni ma il pericolo è altro. Il terrorismo di matrice jihadista e soprattutto quello targato Isis punta soft target, cioè obiettivi leggeri luoghi di aggregazioni ( stadi, centri commerciali, ristoranti) difficilmente difendibili perché praticamente infiniti. Non solo quindi metropolitane, treni aerei, ambasciate come aveva fatto Al Qaeda ma qualsiasi luogo dove ci siano kefir, infedeli, o apostati come nel caso di sciiti o moschee ritenute poco osservanti.

Una guerra subdola senza un nemico definito che può palesarsi ovunque e dotato di una ferocia inimmaginabile e soprattutto al quale non importa morire perché del culto satanico della morte hanno fatto un comandamento. La forza della libertà e il coraggio della democrazia è quello di non tentennare e non cadere nella trappola della paura. Questi terroristi vanno annientati dove si nascondono, ma qui in Europa dobbiamo avere la forza di rilanciare la cultura della verità dei diritti umani contro l’ideologia dell’annientamento. All’alba del Giubileo della Misericordia dobbiamo ripetere come un mantra quanto disse Giovanni Paolo II: “Non dobbiamo avere paura”.

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