GUERRIGLIA A BOLOGNA CONTRO IL COMIZIO DELLA LEGA

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bologna scontri

Le avvisaglie c’erano state alle prime ore del mattino, quando un gruppo di ignoti aveva tentato di sabotare la linea ferroviaria verso Bologna, in modo da fermare il flusso di sostenitori di Matteo Salvini diretti verso il capoluogo emiliano. Un gesto subito condannato dalle istituzioni locali e dallo stesso leader della Lega che aveva invocato la “galera per i delinquenti”. La macchina delle forze dell’ordine ha cercato di prevenire gli scontri che, puntualmente, si sono verificati. Tafferugli con cariche da parte degli agenti a Bologna si sono verificati sul ponte di via Stalingrado. Le forze dell’ordine sono intervenute quando uno dei cortei che protesta contro la manifestazione della Lega ha tentato di forzare il blocco prima dei viali di circonvallazione. Sul ponte ferroviario si erano ritrovati attivisti, circa 500, appartenenti a collettivi e centri sociali di Crash, Cua, Xm24 e Social Log. Dopo la prima carica che ha respinto sul ponte il corteo, ne è seguita una seconda. Nel frattempo dalla parte opposta sono arrivati altri manifestanti e c’è stato un lancio di uova contro le forze dell’ordine. Un funzionario di polizia è stato ferito a seguito del lancio di una bomba carta. E’ stato subito trasportato all’ospedale Maggiore con codice 2 (media gravità). Almeno un paio di carabinieri sono rimasti contusi a seguito delle colluttazioni. Durante l’intervento di Berlusconi poi una decina di persone, sembra studenti, sono venuti a contatto con alcuni militanti vicini a Salvini.

Sul parco il trio composto dal leader leghista, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni ha rilanciato il progetto di un centrodestra 2.0 per contrastare Matteo Renzi. “per vincere bisogna essere uniti, ma senza organizzare un ritorno al passato – ha chiarito il segretario del Carroccio -. Questo non è un ritorno al ’94, alle vecchie formule, alle marmellate, qua comincia qualcosa di nuovo che è guidato dalla Lega, ma che e’ aperto a tutti gli italiani che oggi sono lontani dalla politica”. E così, ancor più che le parole, ad essere importanti sul palco di piazza Maggiore sono state le simbologie: Salvini ha, di fatto, rivendicato la leadership sua e della Lega sulla nuova alleanza. Da Berlusconi, al quale non è stato riservato l’onore della chiusura, non è arrivata una vera e propria abdicazione: ha speso parole di grande apprezzamento per i suoi alleati che insieme hanno i suoi anni, ma ha anche fatto loro capire che senza di lui la nuova alleanza non ha chance. La manifestazione è servita anche, come non ha mancato di sottolineare un politico navigato come Bobo Maroni, a definire il “perimetro del centrodestra che si candida a governare l’Italia”. Un perimetro dal quale è fuori Ncd: il suo leader, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è stato attaccato dal palco almeno quanto Renzi, che almeno nelle intenzioni dell’iniziativa, era il bersaglio privilegiato.

Salvini non ha scelto eufemismi. “Con noi un personaggio inutile e incapace come Angelino Alfano non ci sarà mai: occupati dei poliziotti, cretino che non sei altro, e lascia perdere la politica che non fa per te”. Il titolare del Viminale gli ha replicato con le parole del suo conterraneo Leonardo Sciascia: “Salvini non è un piccolo uomo o un ominicchio, ma un quaquaraquà incolto e ignorante cui nessun paese al mondo affiderebbe neanche la delega alle zanzare. Lui rappresenta la destra estrema con la quale non vogliamo avere nulla a che fare”. Alfano ha criticato apertamente anche l’ex cavaliere, autore di una scelta di campo che pare ormai irreversibile. “Andare a 80 anni a farsi fischiare da questa gente è una cosa molto triste. Salvini è diventato il suo diretto superiore”, ha detto alludendo anche ai mugugni della piazza leghista quando l’ex premier si è dilungato a snocciolare il suo programma elettorale.

Berlusconi, in compenso, non ha fatto mistero di non avere nostalgie del suo ex delfino. “Con questa ritrovata unità – ha detto l’ex Cav – superiamo il 40% e vinciamo le prossime elezioni. Con Matteo, con Giorgia e con Silvio non ce ne sarà più per nessuno”. E’ questo ciò che Giorgia Meloni ha definito “il fronte anti-Renzi” che si prepara a costruire un’alternativa di governo. Il rinnovato centrodestra di piazza Maggiore, ha assicurato Salvini, si metterà subito al lavoro per la prima sfida in programma, ovvero le elezioni comunali della prossima primavera, che non serviranno solo per provare a riconquistare alcune importanti città, ma anche per tentare la spallata al governo: “Se si va insieme – ha detto Salvini – Renzi va a casa il prima possibile”.

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