QUANDO LA MALATTIA SI FA MUSICA

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“Vale la pena di vivere”. Una frase che ai più potrebbe apparire scontata, persino banale. Eppure è più profonda di quanto possa sembrare, se a dirla è un ragazzo uscito dal tunnel del coma. La storia di Giorgio parla di una malattia rara che improvvisamente esplode facendolo finire in un letto d’ospedale. Il male che lo ha portato sull’orlo della morte è oscuro, quasi impronunciabile: teleangectasia emorragica ereditaria.

Giorgio Fantozzi, a 19 anni appena, si ritrova dal ring di una palestra di kickboxing – la sua passione da atleta – al pronto soccorso del Gemelli di Roma. La sindrome di Rendu-Osler-Weber, questo il nome della patologia, azzera il collegamento dei capillari tra arterie e vene. Il flusso sanguigno non viene così rallentato, per cui nel punto di congiunzione, a causa della pressione più alta, i vasi tendono ad assottigliarsi. Ma non sempre è possibile accorgersene. Spesso un sanguinamento del naso ne è la spia, ma Giorgio e la sua famiglia non ci avevano mai fatto troppo caso, nessuno sapeva di essere portatore sano.

L’amore per i suoi cari e una forte fede nel Signore hanno permesso di superare il momento critico, ma per il giovane la sentenza è stata netta: niente più sport, troppo pericoloso.

In un momento in cui se non sei “perfetto”, se non puoi condividere le esperienze dei tuoi amici, vieni sostanzialmente emarginato, è stata dura per lui. Prendere coscienza della malattia, accettarne le conseguenze, superare le difficoltà, guardare al futuro. Molti suoi coetanei si fanno bloccare da “problemi” molto più banali: un naso adunco, una griffe in meno diventano motivo sufficiente per chiudersi in se stessi.

Giorgio invece abbraccia la musica, mai “cercata” prima, si compra una chitarra e si iscrive alla scuola autori di Mogol. “Liberi di sognare, liberi di tornare… cogliere gli attimi che questa vita ci dà”, racconta in una delle sue canzoni. E proprio seguendo il filo dei testi del suo primo album, autoprodotto con grandi sacrifici dal papà Carlo, si capisce la nuova prospettiva di vita di un ragazzo maturato di colpo. Uno schiaffo a chi pensa ai giovani d’oggi come incapaci di reagire, ma anche un insegnamento per queili troppo concentrati sull’effimero.

“Lotterà ogni giorno per avere un’ora in più, perché la vita è una, bella o brutta è questa qua”. E ancora: “A testa alta, gridiamo in faccia, vedi che noi restiamo in piedi. Mostriamo i denti, guardiamo avanti e credi, noi moriremo in piedi”. In queste parole c’è tutta la voglia di non mollare, ma anche la consapevolezza che “credere” sia importante. Non solo in se stessi, non solo nel futuro. Anche in Dio, che governa tutte le cose e dà speranza: “Amore mio – scrive Giorgio – armati della pazienza di Dio che in questo viaggio ora guido un po’ anch’io”.

La sofferenza spesso non è solo del singolo, ma di chi gli sta intorno. Chi lotta per sopravvivere è il protagonista, ma chi soffre standogli accanto è forse colui che ha più bisogno del conforto del Signore, e questo traspare chiaramente dai testi. Una consapevolezza che solo chi ha provato cosa vuol dire “stare sulla soglia” può comprendere.

Lavoriamo, corriamo, ci affanniamo: chi non riconosce in questa descrizione la propria quotidianità? Eppure bisogna “fermarsi un momento a riscoprire ogni cosa, e capire che questo può dare senso a tutta una vita”.

Giorgio presenterà il suo disco il 14 novembre a Rieti, città dove vive. L’appuntamento è alle 17 presso la “Maison 57” in via Roma. E’ il giorno della rinascita, della conquista di una nuova vita. E anche quello dell’aiuto per i tanti malati che addirittura non sanno di esserlo, vista la perfidia della HHT, come viene chiamata in gergo la sindrome. Il ricavato del disco infatti andrà per la ricerca di una cura della malattia rara.

La forza della famiglia, l’aiuto della preghiera. E, infine, anche la presa di coscienza che dobbiamo darci una mossa se vogliamo che le cose belle accadano, anche oltre le avversità. “E comunque vada, punta su di te e quando il mondo cadrà giù, cadrà tutto. Meno tu”. E infine: “Le mostrerò la vita a modo mio – dice Giorgio ad una ipotetica signora – stia tranquilla, tanto pago io”.

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