Tsipras: “presto le misure per affrontare la crisi umanitaria” Il Premier greco ha annunciato in Consiglio dei Ministri che intende procedere con le misure umanitarie promesse in campagna elettorale

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Appena pochi giorni dopo aver firmato un accordo in cui rinuncia a iniziative unilaterali e a misure umanitarie senza copertutra economica, il premier greco Tsipras ha annunciato che le sue prime mosse in Parlamento saranno proprio quelle anti-crisi che aveva promesso. La legge che il governo di Atene porterà in parlamento la prossima settimana riguarderà infatti le misure necessarie per affrontare la “crisi umanitaria” causata da anni di tagli alla spesa pubblica. Lo ha annunciato ieri il premier in una riunione di governo trasmessa in diretta dall’emittente TV Nerit.

“Questo rappresenta il nostro primo compito verso una società che ha sofferto negli ultimi cinque anni”, ha sottolineato Tsipras. Nel proprio programma elettorale, il partito Syriza prevedeva di offrire elettricità gratuita per trecentomila famiglie povere, alloggi per 30mila persone e interventi a favore di individui e aziende debitori verso lo Stato. Nella riunione di governo, il premier ha anche dichiarato che, una volta completato il piano di salvataggio in corso, finanziato da Ue, Bce e Fmi, non ci sarà un terzo memorandum.

Dopo le proteste dall’interno di Syriza sull’accordo firmato a Bruxelles e i primi isolati cortei di protesta in piazza, Tsipras aveva bisogno di dare un segnale forte al paese dimostrando di non aver fatto retromarcia rispetto ai suoi programmi elettorali. Il gioco è molto rischioso ma a giudicare dai sondaggi funziona: un’indagine per Parapolitika ha fissato al 42% l’attuale consenso di Syriza, il 6% in più delle elezioni. E il 76% dei greci ritiene che il governo si sia mosso bene durante i negoziati a Bruxelles. La Grecia “è uscita rafforzata dai colloqui con i partner” europei, ha detto in un’intervista il premier che ha accettato dalla Germania la proroga di 4 mesi del piano di aiuti Ue, promettendo di “lavorare duro” per cambiare il Paese.

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