Shaqiri minacciato, non va a Belgrado

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:21

Non è certo la prima volta che i risvolti politici che dividono alcuni Paesi riescono a penetrare nel mondo dello sport che, per antonomasia (e se vogliamo per spirito olimpico), dovrebbe restarne fuori. O quantomeno provarci. Di episodi se ne potrebbero citare parecchi ma l'ultimo, in particolare, riguarda il mondo del calcio: protagonista della vicenda è infatti l'estroso centrocampista-attaccante svizzero Xherdan Shaqiri, attualmente militante nel Liverpool ma con un passato (breve e deludente) anche in Serie A, con la maglia dell'Inter. In realtà non si tratta di un accadimento di questi giorni ma di alcuni mesi fa, quando il giocatore stava disputando i Mondiali di Russia con la maglia della selezione elvetica, per la precisione l'incontro della fase a gironi contro la Serbia: Shaqiri e il suo compagno di squadra Granit Xhaka (ma anche l'ex juventino Stephan Lichtsteiner), entrambi di origini kosovare, hanno attirato su di sé non poche critiche dall'ala serba per aver celebrato la vittoria (2-1) della Svizzera mimando il gesto dell'aquila bicipite, simbolo dell'irredentismo albanese.

L'episodio

Un gesto per il quale la Fifa aveva immediatamente sanzionato i calciatori non solo per aver calato la politica in un contesto di fraternizzazione come quello dei Mondiali ma anche per aver alimentato rancori preesistenti nell'area balcanica, esibendosi in mondivisione in un gesto considerato da Belgrado palesemente provocatorio, per non dire ostile. A ogni modo, nonostante la sanzione dalla Serbia non è stata dimenticata l'esultanza di Shaqiri, preso di mira dalla tifoseria e oggetto, negli ultimi giorni, di minacce e intimidazioni, arrivate in occasione dell'imminente sfida di Champions League fra il Liverpool e la Stella Rossa, squadra principale (assieme al Partizan) della città di Belgrado e della Serbia.

Non convocato

Alla luce di tale situazione il tecnico dei Reds, Jurgen Klopp, ha deciso di escludere il trequartisa svizzero dalla lista dei convocati, al fine di evitare problemi prima, durante o dopo il match: “Andremo nella fantastica città di Belgrado – ha detto in conferenza – come squadra di calcio per giocare a calcio. Abbiamo ascoltato e letto le speculazioni e abbiamo parlato del tipo di accoglienza che `Shaq´ avrebbe ricevuto e, anche se non abbiamo idea di che cosa sarebbe potuto accadere, vogliamo andare là e concentrarci al 100% sul calcio e non pensare a nient'altro”.

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