Inter, il paradosso di una sconfitta che fa morale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:47

Non c'è un comune denominatore fra la sconfitta dell'Inter a Barcellona e il pareggio della giornata precedente con lo Slavia Praga. Due squadre nemmeno parenti, una capace di imporre il proprio gioco al Camp Nou, l'altra di non prendere praticamente mai i biancorossi cechi, agguantando solo all'ultimo un pareggio che, ora come ora, inizia a pesare parecchio. Perché da casa Barça l'Inter di Conte esce sconfitta nel punteggio ma con più di qualche consapevolezza in valigia, se non altro per come è maturato il 2-1 che premia gli uomini di Valverde. Il gol di Lautaro, una prima frazione degna di una grande squadra, poi la rimonta sotto i colpi di Suarez, oggettivamente non una cosa impossibile in cui incappare contro i blaugrana. Se a questo ci si aggiunge qualche decisione discutibile del direttore di gara Skomina (colui che non vide il clamoroso mani a un metro dalla linea di porta di Alexander-Arnold nella semifinale di Champions tra Roma e Liverpool), ecco servita una partita persa ma che porta in dote, per paradosso, un po' di autostima in più. O perlomeno, la consapevolezza che nel doppio impegno col Dortmund potrebbe non servire per forza un'impresa.

La quadra definitiva

La maggiore iniezione di fiducia la dà l'organico: l'Inter è un'amalgama equilibrata di gente d'esperienza (Handanovic, Godin, Brozovic, Lukaku) e giovani con voglia di mangiarsi il campo (Sensi e Barella su tutti ma anche Politano e lo stesso Lautaro), con potenzialità decisamente elevate in ottica futura, sotto la guida di un tecnico che aspetta solo di trovare la quadra giusta anche in Europa, dopo aver fatto finora filotto in campionato. I primi 60' con il Barça sembrano indicativi in questo senso, se non altro in ottica Dortmund, squadra tosta ma non certo al livello dei blaugrana, di sicuro alla portata dell'Inter di oggi. L'altra pietra angolare del futuro europeo dell'Inter sta nella stessa doppia sfida coi tedeschi: tutto passerà dal doppio appuntamento al Meazza (il 23 ottobre) e al Signal Iduna Park (il 5 novembre), con sei punti obbligati. Perché, se è vero che l'Inter viaggia verso la completa maturazione, il ritorno con lo Slavia Praga, pur da non sottovalutare, non può e non deve preoccupare, perché per allora quella quadra completa mancata finora i nerazzurri dovranno averla già trovata. Per superare i gironi sarà (forse) sufficiente trovare un'identità definitiva. Di lì in poi sarà tutt'altra storia.

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