Solidarnosc e Cop25, Francesco leader globale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:37

Francesco sempre più player globale della geopolitica. Nello scacchiere internazionale, tra passato e futuro, la giornata odierna conferma il ruolo di guida etica planetaria che il Papa arrivato sul Soglio di Pitero “quasi dalla fine del mondo” svolge oltre gli stessi confini della cristianità. Oggi il Pontefice ha inviato un accorato messaggio a Carolina Schmidt, ministro dell’Ambiente del Cile e presidente di Cop25, e ai partecipanti alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite, in corso a Madrid dal 2 al 13 dicembre, il cui testo è stato letto all’apertura dei lavori dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Il vertice dell'Onu sui cambiamenti sociali riunisce nella capitale spagnola i negoziatori di quasi duecento Paesi. Inoltre questa mattina, prima dell’udienza generale, Francesco ha ricevuto in udienza in Vaticano i membri del consiglio direttivo del sindacato autonomo indipendente polacco “Solidarnosc”, in occasione del 40° anniversario di fondazione. “Come mostra la storia recente, Solidarnosc è stato protagonista di cambiamenti politici e sociali nella vostra Patria e ha avuto un ruolo ispiratore anche al di là dei suoi confini- afferma il Pontefice-. Mi congratulo per il vostro servizio a favore del bene comune e per i diversi gruppi professionali in Polonia; e voglio ricordare che la sincera ricerca che persone e gruppi compiono per trovare il bene, la verità e la giustizia è sempre accompagnata dalla presenza di Dio”.

Il ruolo di San Giovanni Paolo II

Quarant’anni fa, San Giovanni Paolo II invocava per i suoi connazionali proprio questa presenza di Dio e il soffio dello Spirito Santo, esclamando: “Scenda il tuo Spirito! E rinnovi la faccia della terra. Di questa terra!”, disse nell'omelia pronunciata a Varsavia il 2 giugno 1979. Secondo Jorge Mario Bergoglio, un segno dell’apertura allo Spirito di Dio è l’atteggiamento di solidarietà con le persone private dei loro inalienabili diritti, solidarietà che si attua nei campi del lavoro e dello studio, nei rapporti sociali, economici, politici e internazionali. “La parola “solidarietà” si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità”. È una sensibilità alla voce dei fratelli e sorelle che sono stati privati del diritto a dignitose condizioni di lavoro, alla giusta ricompensa necessaria al sostegno della famiglia, all’assistenza sanitaria o al riposo. “Nel dialogo con lo Stato e con la società, la Chiesa non dispone di soluzioni per tutte le questioni particolari. Tuttavia, insieme con le diverse forze sociali, accompagna le proposte che meglio possono rispondere alla dignità della persona umana e al bene comune”, evidenzia.

Portare i pesi degli altri

Bisogna ricordare che la condizione per positivi cambiamenti nelle strutture sociali è soprattutto il cambiamento della mentalità, delle convinzioni e degli atteggiamenti, a cui vanno educate le giovani generazioni- spiega Francesco-. Altrimenti le stesse nuove strutture, prima o poi, non serviranno più al bene comune, ma a gruppi particolari, e diventeranno corrotte, pesanti e inefficaci, e perfino dannose”. Il Pontefice chiede a Dio “i doni dello Spirito Santo per voi e per tutti i membri del vostro sindacato, affinché le iniziative che intraprendete si ispirino sempre della regola cristiana”. E cioè:”Portate i pesi gli uni degli altri”.  Francesco invoca la benedizione di Dio sulla  “fruttuosa perseveranza della vostra opera di assistenza e di sostegno“. E' importante il riconoscimento da parte di Papa Francesco dell'incidenza di Solidarnosc sulla fine della guerra fredda. “Sono parole di importanza storica- commenta a Interris.it  il decano dei vaticanisti Gianfranco Svidercoschi, amico e collaboratore di Giovanni Paolo II-. Il 1989 aveva avuto una lunga gestazione. Una gestazione sotterranea, come un fiume carsico. Avviata dall’Atto finale di Helsinki nel 1975. Mosca aveva ottenuto quel che voleva: l’inviolabilità delle frontiere, quindi la riconferma della divisione dell’Europa in due, come aveva preteso Stalin a Yalta”. Ma da Helsinki era anche uscito il sostegno alla causa dei diritti umani, al rispetto delle libertà individuali e collettive, compresa la libertà religiosa. E, tutto questo, aveva aperto una crepa nell’impero sovietico: una fenditura che, allargandosi sempre più, aveva corroso dall’interno l’ideologia marxista. Nello stesso tempo, il 1989 aveva avuto anche una preparazione, per così dire, visibile, alla luce del sole. C’era stata la rivoluzione ungherese (1956) e la Primavera di Praga (1968), ambedue soffocate tragicamente nel sangue.

Movimento di popolo

Poi, dall’inizio degli anni Settanta, il dissenso era spuntato un po’ in tutto l’Est europeo, anche se in forme e modalità assai differenti. In Cecoslovacchia, era nata Charta 77, una protesta di élites, di circoli intellettuali. Mentre, in Polonia, il contrasto si era via via trasformato in un movimento di popolo. In Polonia, appunto. Un Paese con una popolazione a grande maggioranza cattolica. E dove la Chiesa, forte, compatta, aveva un profondo radicamento in tutti i settori sociali. Nel 1956, a Poznań, c’era stata la prima delle “piccole rivoluzioni”, come le chiamava il primate, il cardinale Stefan Wyszyński; ma, pilotata da ambienti revisionisti, ancora interna al sistema, era finita nel nulla. Nel 1968, a rivoltarsi erano stati intellettuali e studenti. Nel 1970, sul Baltico, la prima vera rivolta operaia, i primi sindacati clandestini. Nel 1976, a Radom e Ursus, erano di nuovo scesi in piazza i lavoratori, ma stavolta con l’appoggio degli altri gruppi sociali: da quella inedita solidarietà, quattro anni dopo, sarebbe nato il primo sindacato libero nell’impero comunista.

 

 

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