Beato Pietro Bonilli, il fondatore delle Suore della Sacra Famiglia

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Il Beato Pietro Bonilli nasce a San Lorenzo di Trevi il 15 marzo 1841 e muore a Spoleto il 5 gennaio 1935.

La vita

Divenuto sacerdote viene nominato parroco nel poverissimo paese di Cannaiola presso Trevi, dove nessun sacerdote vuole andare e vi rimane per ben 35. Per assistere i ragazzi abbandonati dell’Umbria, fonda l’opera del Piccolo Orfanotrofio di Nazareth, che diviene poi un orfanotrofio per ragazze. L’anno dopo, nel 1888, fonda le suore della Sacra Famiglia, la cui congregazione rapidamente si diffonde in molte regioni italiane. Fonda pure un collegio per bambini ciechi e sordi.

Viene chiamato a Spoleto dove viene nominato rettore del Seminario e supervisore di tutte le case religiose della diocesi e canonico penitenziere. Molto richiesto come direttore spirituale, passa molte ore al giorno in confessionale. San Pio X gli attribuisce una onorificenza pontificia per i molti servizi prestati alla Chiesa.

Spiritualità

Ha una grande devozione alla Sacra Famiglia, non solo da amare ma soprattutto da imitare. Amore per la povertà: nato povero, vive per tutta la vita in povertà e in grandi ristrettezze economiche; coltiva una grande predilezione per i poveri e gli emarginati. 

Pensieri e insegnamenti

“I poveri sono i prediletti di Dio, li dobbiamo amare e servire come i nostri padroni. In ognuno di questi derelitti la fede ci aiuta a vedere il volto stesso di Dio, il Divino fratello Gesù, che durante i trent’anni di Nazaret si è immerso nella nostra condizione, scegliendo di nascere in una grotta abbandonata e morire nudo sulla croce”.

“Per me la santa famiglia di Nazaret è segno di civiltà, progresso, fratellanza universale, pace e felicità temporale ed eterna”.

“E’ Dio che fa tutto. Noi siamo solo servi inutili”.

“Vorrei sanare ogni piaga, asciugare ogni lacrima, consolare ogni cuore”.

Morte

Negli ultimi anni diviene anche cieco, sopporta questa grave menomazione con pazienza e grande abbandono in Dio anche se chiede, a chi viene a trovarlo di pregare il Signore che lo chiami a sè, dicendo che è arrivato a un’età molto avanzata, senza vedere ed incapace di tutto.

Il 31 dicembre 1934 fa con lucidità la sua ultima confessione con il vescovo mons. Capobianco. Il giorno dopo riceve l’unzione degli infermi. E’ sempre presente a se stesso ed in continua preghiera. Benedice tutte le opere che ha fondato. Alla vigilia dell’Epifania, mentre i presenti invocano “Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l’anima mia”, il suo spirito vola verso la Sacra Famiglia che ha tanto amato in tutta la sua lunga vita. Ha 93 anni.

Tratto dal libro “I santi ci insegnano a vivere e a morire” di Luigi Luzi

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