MERCOLEDÌ 07 FEBBRAIO 2018, 00:01, IN TERRIS

Nuove droghe: legali, accessibili… mortali

Ecco l'e-commerce degli stupefacenti. Locatelli (Centro Antiveleni): "Pericolosi anche a dosi basse"

FEDERICO CENCI
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Nuove droghe
Nuove droghe
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on l’avvento di internet e la diffusione dell’e-commerce, gli spacciatori di droga hanno un nuovo spietato concorrente: il web. Non più solo cocaina, eroina e marijuana, la mappa dello sballo da sostanze stupefacenti si estende nei meandri della Rete e risponde alle sigle più astruse o ai nomi più fantasiosi.

Basta un clic e una ricarica di poche decine di euro sulla carta di credito per farsi recapitare a casa una sostanza da ingerire, fumare o sniffare. Più tossiche e pericolose di quelle classiche, queste nuove droghe riescono spesso ad aggirare i divieti. Molte di loro, infatti, non si trovano ancora nella tabella ministeriale delle sostanze stupefacenti (illegali e controllate), e dunque possono essere acquistate su internet senza ostacoli.

L’inserimento di una sostanza nell’elenco di quelle illegali è lungo e complesso, ed inizia dall'attività del Centro Antiveleni (Cav) dell'Ics Maugeri Spa Società Benefit, struttura di riferimento del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio. In Terris ha intervistato il dott. Carlo Locatelli, tossicologo clinico, direttore del Cav.

Dott. Locatelli, quale attività legata alle droghe svolgete nel Centro Antiveleni che dirige alla Maugeri?
“Siamo l’unico servizio clinico aperto 24 ore su 24 per tutto l’anno che ha lo scopo, su incarico del Dipartimento Antidroghe della Presidenza del Consiglio, di identificare i casi di intossicazioni acute da nuove sostanze: l’iter che ne consegue è l’inserimento nella tabella delle sostanze controllate perché pericolose per la salute”.

Come li identificate?
“Lavoriamo in contatto con gli ospedali italiani, i quali richiedono consulenza specialistica quando arriva d’urgenza un paziente in pronto soccorso o in un reparto psichiatrico con alterazioni dovute a sostanze d’abuso. Il nostro compito è quello di stabilire, sulla base della descrizione del paziente che ci viene fatta telefonicamente, qual è la sostanza e quali sono i trattamenti cui sottoporlo. Dopo di che, nei nostri laboratori cerchiamo di identificare le sostanze che hanno causato l’intossicazione”.

Quante nuove sostanze avete individuato negli ultimi anni?
“Le nuove sostanze psicoattive attualmente note all’Agenzia europea delle droghe sono circa 750 molecole. In Italia, su circa 15mila consulenze per droghe effettuate negli ultimi anni per gli ospedali italiani, abbiamo potuto studiare con precisione circa 1.300 pazienti. Abbiamo trovato su di loro tracce di innumerevoli sostanze, vecchie e nuove, spesso combinate tra loro. Tra le nuove si conta una grossa quantità di ketamine e derivati. Poi ci sono i cannabinoidi sintetici, molecole di sintesi fatte in laboratorio che sono 50-100 volte più tossiche della marijuana. Spesso i cannabinoidi vengono assunti con leggerezza, pensando si tratti di marijuana o simile, ma le conseguenze sono devastanti”.

Anche letali?
“Consideri che l’indice di mortalità che riusciamo a stabilire attualmente ci risulta maggiore di quanto fosse per le vecchie droghe d’abuso come eroina, cocaina, ecstasy, marijuana, hashish. Del resto queste nuove sostanze sono molto più potenti e sono efficaci a dosi molto basse. Tant’è che quando non portano alla morte, possono comunque far scaturire conseguenze terribili, anche per una sola assunzione, che incidono sul sistema nervoso causando disordine patologico che non lascia più l’individuo”.

Come hanno potuto le nuove droghe diffondersi in modo così esteso?
“Anzitutto perché sono di facile reperibilità. Si comprano su internet, senza dover correre il rischio di mettersi in contatto con uno spacciatore. Arrivano in piccole buste postali direttamente nella propria cassetta delle lettere. Poi si possono ‘nascondere’. Un esempio: se uno assume marijuana e poi fa un incidente automobilistico, le tracce della sostanza vengono individuate durante le analisi in pronto soccorso. Al contrario, nel caso costui abbia assunto un cannabinoide sintetico, nelle sue urine non ne rimane traccia e non ne deve rispondere davanti alla giustizia. C’è poi un altro motivo: di queste 750 nuove droghe, molte non sono ancora catalogate, dunque non sono considerate sostanze stupefacenti e sono di libero commercio. Tradotto: potrebbero essere acquistate anche al banco del pesce, persino da un minore, senza alcun rischio legale. Ecco il motivo per cui sono così diffuse: hanno effetti superiori a quelle delle vecchie sostanze, ma non sono ancora proibite”.

Quale iter seguite per catalogare una nuova sostanza stupefacente?
“Dobbiamo dimostrare che si tratti di sostanze che fanno male alla salute, illustrando il caso in modo esaustivo e inviandolo al Consiglio superiore della sanità e al ministero della Salute, che poi si occupa di fare l’ordinanza. È un processo lungo e complesso, uguale in tutti gli Stati”.

Quanto dura?
“Fra raccolta di dati e relazione, a noi partono 1-2 mesi. Altri 4-5, mediamente, occorrono alle sedi amministrative e statali per le loro valutazioni. Ma il problema è che catalogata una nuova sostanza, ne escono altre dieci simili. Produttori e spacciatori sono più veloci di noi nel realizzare quella che ufficialmente è una nuova sostanza chimica da ricerca, ma che in realtà viene poi assunta come stupefacente da chi la acquista”.

Come arginare questo fenomeno?
“Mi chiede di trovare la soluzione a un problema che le Nazioni Unite hanno dichiarato almeno temporaneamente ingestibile nel 2013. Il punto è che sono sostanze chimiche, prodotte in modo veloce e inarrestabile in Paesi come India e Cina, il cui acquisto può essere giustificato per ragioni molteplici: ad esempio alcune di queste sostanze possono essere falsamente vendute come concime o come profumatori d’ambiente. C’è un grosso movimento di forze da parte di Unione Europea e Stati Uniti per contrastare questa nuova emergenza sanitaria, ma è un commercio che ad oggi appare incontrastabile”.

Tra i giovani dilaga l’assunzione di “spice”. Che droga è?
“È un cannabinoide sintetico, il primo ad essere messo in commercio negli ‘smart shop’ o in internet. Il primo caso che abbiamo identificato in Italia è del 2008. Ma si tratta di un nome ‘commerciale’, che appare sulla confezione, la molecola che c’è dentro varia costantemente ogni qual volta quella precedente viene catalogata da uno Stato”.

Mi sta dicendo che spesso ciò che si trova dentro le confezioni con la scritta “spice” si può acquistare in modo legale?
“Esatto, in molti casi è così. Tenga presente che le forze dell’ordine fanno un gran lavoro e molti siti vengono chiusi perché vendono sostanze stupefacenti illegali. Ma ci sono anche ‘spice’ non catalogate, pertanto acquistabili senza correre rischi”.

Chi sono i consumatori tipo delle nuove droghe?
“Tracciare un profilo non è facile. Consideri che i consumatori, basandoci solo sulla casistica ospedaliera, hanno in genere tra i 16 e i 55 anni. Purtroppo ci sono stati casi anche tra bambini e adolescenti di 10-15, ma normalmente in questa fascia d’età la sostanza più consumata è la marijuana, dunque una vecchia droga, che rappresenta ancora l’accesso al mondo delle sostanze stupefacenti”.

Legalizzare la marijuana - mi passi la metafora - significa aprire ai giovani questa porta d’accesso?
“Detto da un tossicologo, legalizzare la marijuana è l’errore più grave che si possa fare. Da un lato c’è tolleranza zero per l’assunzione di alcol da parte degli automobilisti, dall’altro c’è chi spinge per la legalizzazione della marijuana. In futuro, per paradosso, potrebbe essere fermato un automobilista che ha bevuto una birra e non uno che si è fumato una canna, malgrado quest’ultimo rappresenti un pericolo maggiore. È un paradosso. Il legislatore faccia ciò che ritiene, ma dal punto di vista sanitario siamo alla follia”.

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