Roma, l’archivo dell’Assessorato alla Mobilità è nel bagno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:30

Fonzie, uno dei protagonisti della sitcom “Happy Days”, aveva adibito il bagno a suo ufficio. La stessa cosa accade negli uffici del comune di Roma. Infatti, come riporta il quotidiano La Repubblica, una marea di carte bollate, planimetrie e progetti che avrebbero dovuto rendere meno difficoltosa la vita nelle periferie della Capitale, giace nel bagno dell’Assessorato alla Mobilità.

L’archivio in bagno

L'”archivio” è situato al quarto piano del dipartimento sito in via di Capitan Bavastro, alla Garbatella. Sullo stesso corridoio si affaccia anche l’ufficio dell’assessore alla mobilità, Linda Meleo. Poco più avanti c’è un bagnetto sporco. Qui vengono conservati i progetti che non servono o non interessano più. Faldoni e cartelle, probabilmente considerati spazzatura, sono alla mercé di chiunque si trovi a passare per quelle stanze. “Quando c’ero io, il bagno aveva la funzione di bagno”, critica l’ex assessore alla Mobilità, Stefano Esposito.

I progetti dimenticati

Sfogliando le cartelle ecco ritornare alla luce i piani e le proposte protocollate decenni fa. Il tutto sovrastato da un cestino e una paletta verde per raccogliere la spazzatura. Riemerge la pratica per le opere (a scomputo) di riqualificazione del tratto di innesto di via Andria su via della Borghesiana. “Ancora oggi via Andria somiglia più a una strada di Beirut che a una via della capitale d’Italia – critica il capogruppo del Pd al municipio VI, Dario Nanni – è pericolosissima: zeppa di buche, sprovvista della segnaletica e senza marciapiedi. Proprio per questo mi auguro che abbiano valutato bene le pratiche prima di buttarle via”. Sotto un altro strato di polvere anche il progetto urbano “Appio Latino-Tuscolano”, datato 1997.

I provvedimenti

“È assurdo, faremo un’interrogazione – attacca Fabrizio Ghera, il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale e membro della commissione Mobilità – non è accettabile che i progetti per la nostra città finiscano abbandonati in un gabinetto”.

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