Regeni, ancora silenzi dall’Egitto. I genitori: “Richiamate l’ambasciatore”

Finisce in un nulla di fatto l'incontro fra i pm italiani ed egiziani. Dal Cairo chiedono una nuova indagine sul ruolo di Giulio in Egitto. La famiglia: "Richiesta offensiva e provocatoria"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:53

Nulla di fatto, nemmeno questa volta. Il nuovo incontro fra i magistrati della Procura di Roma e i corrispettivi egiziani ha portato all’ennesimo risultato indefinito sulla vicenda Regeni. “Un fallimento” lo hanno definito i genitori del ricercatore italiano, torturato e ucciso nel febbraio 2016 al Cairo. Tanto da appellarsi all’Italia affinché “richiami l’ambasciatore in Egitto”. Un’ora circa di colloqui in videoconferenza, sufficienti a capire che nessuna risposta concreta sarebbe stata fornita alle 12 richieste inoltrate con la rogatoria stilata e inviata nell’aprile dello scorso anno. A darne conto, è la nota finale dei procuratori: “Il procuratore generale egiziano ha assicurato che sulla base del principio di reciprocità le richieste avanzate dalla procura di Roma sono allo studio per la formulazione delle relative risposte”.

La nuova richiesta egiziana

Per ora, abbastanza sorprendentemente, dai pm egiziani arriva una richiesta di nuove indagini sul ruolo di Regeni durante la sua ricerca. Come spiegato dai procuratori italiani, i corrispettivi egiziani “hanno formulato alcune richieste investigative finalizzate a meglio delineare l’attività di Regeni in Egitto”. Questo nonostante la National Security, l’Intelligence egiziana, avesse già espresso il proprio parere in merito, non avanzando dubbi sulla trasparenza del suo lavoro. Posto questo, i passi compiuti sono stati relativamente pochi. Quasi nulli ai fini della definizione della verità su quanto accaduto al giovane ricercatore italiano. “Il procuratore di Roma – prosegue la nota – ha assicurato che, come già avvenuto dopo l’incontro i gennaio, la procura italiana risponderà in pochi giorni alla richieste egiziane”.

Nuovi passi

I pm di Roma hanno insistito nell’ottenere una risposta definitiva sulle istanze poste nella rogatoria di un anno fa. A riprova di come, nonostante l’atteso appuntamento con i colleghi dell’Egitto, queste siano rimaste inevase. La Procura ha posto l’accento “sulla necessità di avere riscontro concreto, in tempi brevi, alla rogatoria avanzata nell’aprile del 2019. Ed in particolare in ordine all’elezione di domicilio da parte degli indagati, alla presenza e alle dichiarazioni rese da uno degli indagati in Kenya nell’agosto del 2017”.

La famiglia Regeni

Nel frattempo, arriva lapidario il commento della famiglia Regeni: “Gli egiziani non hanno fornito una sola risposta alla rogatoria italiana sebbene siano passati ormai 14 mesi dalle richieste dei nostri magistrati. E addirittura si sono permessi di formulare istanze investigative sull’attività di Giulio in Egitto. Istanze che oggi, dopo quattro anni e mezzo dalla sua uccisione, senza che nessuna indagine sugli assassini e sui loro mandanti sia stata seriamente svolta al Cairo, suona offensiva e provocatoria. Nonostante le continue promesse non c’e’ stata da parte egiziana nessuna reale collaborazione. Solo depistaggi, silenzi, bugie ed estenuanti rinvii”.

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