Primo piano

Perché referendum e regionali saranno decisivi per il futuro del governo

L’estate sta finendo ma il clima politico diventa sempre più caldo. Il 21 settembre, dal punto di vista del calendario, segna l’arrivo dell’autunno. Ma potrebbe essere un autunno bollente alla luce dei risultati dell’election day che si compie proprio in quel giorno. rispetto al quale sono diverse e spesso distanti le aspettative delle forze politiche di governo e di opposizione. In attesa del voto si cerca di trovare una quadra sulla legge elettorale che è diventata una priorità da quando il segretario del Pd Zingaretti ha posto agli alleati di governo del M5s la condizione di approvare il nuovo testo entro il referendum – almeno in una Camera – se si vuole l’impegno del Partito Democratico per il Si alla riforma che taglia il numero dei parlamentari.

Pd, accelerata sulla legge elettorale

Lo stesso Zingaretti ha chiesto a tutti di mettere da parte le ipocrisie e di dire chiaramente se si vuole andare ad elezioni anticipate oppure no. Gli alleati dei 5 Stelle, per i quali il taglio dei parlamentari è una battaglia simbolo dello stesso movimento, vogliono onorare i patti con il Pd ed accelerano anche loro sulla legge elettorale. Domani alle quattordici è fissata una conferenza dei capigruppo alla Camera per calendarizzare la riforma della legge elettorale prima del prossimo 20 settembre. Intanto non è più così sotterraneo il fiume carsico di quanti dicono di no al taglio dei parlamentari ed esplicitano il no al referendum costituzionale. Il Pd deciderà formalmente nella direzione del prossimo 7 settembre. Mentre alcuni big storici, come Romano Prodi, si sono apertamente schierati per il NO.

Gli altri schieramenti

Sempre nell’area di governo lasciano libertà di voto i renziani di Italia Viva e spiccano no “di peso” come quello espresso da Fratoianni di Leu e dal sindaco di Napoli De Magistris.  Un altro no di peso è quello dell’ex presidente della Camera Casini per il quale il referendum serve “solo a tagliare teste” e chiede al PD di non cedere al sentimento dell’antipolitica. Anche dal centro destra arrivano segnali chiari che il fronte del SI non è più così granitico. La scossa arriva da Silvio Berlusconi. L’ex premier e leader di Forza Italia ha espresso le sue perplessità sul referendum ed orienta il partito da lui fondato verso la libertà di coscienza. Chi regge anche qualche tensione interna e ribadisce la linea del SI è il leader della Lega Matteo Salvini. Convinta della necessità della riforma è Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia sposta l’asse dell’attenzione sulle regionali. Definisce il voto in sette regioni un test politico per la maggioranza, confermando la linea del suo partito sul taglio ai parlamentari in coerenza con il voto parlamentare espresso da Fratelli d’Italia sulla riforma.

Partita calda per il governo

In questo scenario, si moltiplicano le iniziative in vista del referendum. Emma Bonino annuncia una maratona oratoria alla Camera il 9 settembre, mentre un gruppo di comitati per il NO annuncia una manifestazione nella piazza romana dei Santi Apostoli per il 12 settembre. Convintamente schierato contro la riforma è il movimento delle Sardine che voteranno NO puntando l’indice contro Di Maio e Salvini. Insomma, la partita si preannuncia complicata e siamo solo al primo tempo. Tre settimane di campagna elettorale saranno certamente ricche di scossoni e di colpi di scena. 

Serena Livoli

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