M5s-Pd al tavolo:
alt su Di Maio vicepremier

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:59

Sopo una mattinata di tensioni, arrivano i primi segnali di disgelo fra Movimento Cinque stelle e Partito democratico. Saltato l'incontro previsto per le 11, con la cabina di regia dem in corso arrivano voci mirate a stemperare gli animi: “Torni il dialogo – ha detto il capogruppo alla Camera Graziano Delrio -, non c'è tempo da perdere. Il Paese aspetta risposte serie, non ci interessa discutere di posti e poltrone”. Anche il capogruppo a Montecitorio del M5s, Francesco D'Uva, prova a gettare acqua sul fuoco: “Che Conte non sia il punto è un grandissimo passo avanti, un'ottima notizia. Non mi risulta che la trattativa sia saltata. Si va avanti, una cosa per volta”. A sciogliere definitivamente il nodo, però, ci ha pensato Palazzo Chigi, da dove è stato chiarito sulla presunta richiesta di un'assegnazione del Viminale a Luigi Di Maio: “In presenza del presidente Conte non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, né dal Movimento 5 Stelle né da Di Maio stesso”. Una posizione che sblocca lo stallo e proietta i due schieramenti su nuovi toni di dialogi: “Sono ottimista – ha detto il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci – ci sono passi avanti”. E anche il M5s torna positivo: “Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio – scrive in una nota – circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito Democratico sul ruolo del presidente Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi”. Il nuovo nodo al momento, affrontato comunque in un clima sereno, riguarderebbe il ruolo di Di Maio, non apprezzato dal Pd in quello di vicepremier. E, qualunque intesa infine si raggiunga, sembra che il tutto dovrà passare per un voto, quello sulla piattaforma Rousseau.

La giornata

Rientra l'allarme dunque, perché se fino a qualche ora i presupposti erano perlopiù negativi, ora come ora la situazione sembra essersi capovolta. Aver riscontrato ancora una notevole distanza su temi e contenuti dopo quattro ore di vertice a Palazzo Chigi, aveva improvvisamente raffreddato i rapporti fra Movimento 5 stelle e Partito democratico che, tanto per ribadire le proprie posizioni, hanno annullato il previsto vertice di oggi, lasciando trapelare notizie che confermano quanto appurato nei colloqui di Palazzo Chigi: il nodo resta sul nome di Conte. Per i pentastellati, il sì alla figura del premier dimissionario come leader del nuovo esecutivo è indispensabile per il buon esito della trattativa, tanto da arrivare a dire che, senza l'ok da parte dei dem, è inutile procedere con ulteriori dialoghi fra le parti. Una posizione, peraltro assunta da Di Maio in persona (sulla cui figura si delinea un'ulteriore sfida politica legata ai suoi presunti interessi al Viminale sospettati dai dem), che al Pd non è piaciuta: “L'accordo di governo – spiegano fonti interne al partito – rischia di saltare per le ambizioni personali di Luigi Di Maio che vuole fare il ministro dell'Interno e il vicepremier. Su questo non sente ragioni e va avanti a colpi di ultimatum”.

Divisioni

In sostanza, anche se la speranza dei più favorevoli al nuovo asse di governo non era del tutto tramontata, la sensazione era che il percorso per arrivare a dama fosse ben più complicato di quanto entrambe le parti pensassero. Per carità, le divisioni c'erano anche prima ma il semplice fatto che due schieramenti distanti come Pd e Cinque stelle si fossero seduti al tavolo per cercare di conciliare i loro programmi per tirarne fuori uno solo faceva ben sperare, ancor di più quando i dem, in ottica di una redistribuzione gradita dei ministeri, pareva avessero dato il loro ok a un Conte-bis, ammorbidendo la linea di discontinuità richiesta come condizione principale per trattare.

Tempi stretti

Il tutto, però, si era incagliato proprio quando sembrava fosse stato sciolto l'ultimo nodo, forse perché il beneplacito su Conte non era l'unica condizione necessaria per andare d'accordo e il M5s prova a spiegarlo in una nota: “In una fase cosi delicata per il Paese non c'è tempo da perdere. Noi stiamo lavorando intensamente per dare risposte immediate ai cittadini. E dobbiamo sbrigarci perchè il tempo stringe. Nel Partito democratico, però, hanno ancora le idee confuse. Predicano discontinuità ma ci parlano solo di incarichi e di ministeri, non si è parlato ne di temi ne di legge di bilancio”. Dichiarazioni a cui fa eco la replica del senatore dem Francesco Bonifazi: “Sono uno serio e responsabile. Credo al Governo Istituzionale. E mi va bene anche Conte. Ma se devo accettare Di Maio al Viminale, per me si può andare a votare subito”. In sostanza, non solo Conte e i dicasteri ma anche sui temi cardine delle futura legislatura le parti sono ancora distanti. E di tempo ne è davvero rimasto poco, considerando che già oggi partiranno le Consultazioni con il Presidente della Repubblica e che, entro domani, entrambi i partiti dovranno avere in mano un programma pronto da presentargli. Resta da vedere se coinciderà o meno.

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