“Governo contro la libertà di stampa? Per me no”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:53

Penso che non ci sia alcuna minaccia alla libertà di stampa. Penso che la libertà di stampa non venga minacciata da frasi sconsiderate ma piuttosto da comportamenti sconsiderati. Io non mi preoccupo minimamente delle frasi degli esponenti del M5s. Mi ricordo, invece, quando il 90% del mondo giornalistico se ne infischiò dell'attacco che subii dalla Marcegaglia e mi ricordo del fatto che pure essendo un dichiarato antigrillino proprio dagli esponenti di quel movimento, come Di Battista e Di Maio, ricevetti telefonate dopo il mio licenziamento in Rai”. Mentre i suoi colleghi erano in piazza per manifestare contro quella che ritengono essere una minaccia alla libertà di stampa, Nicola Porro, giornalista ora a Mediaset, levava la sua voce fuori dal coro.

Il parere su Foa

Secondo l'ex giornalista Rai, “è molto più pericoloso essere silenziosi e comportarsi da censori come si è fatto in passato”. Porro vede una discontinuità rispetto al passato, anche in Rai. “Conosco Marcello Foa, che è stato nominato presidente della Rai, e se metto una mano sul fuoco su una persona che ha comportamenti libertari e non censori quella è Marcello Foa. Sto benissimo a Mediaset, non ho nessun retro pensiero. Dico solo che quello che conta sono i comportamenti e lui è persona per bene. Non potrei mai immaginare che Foa possa permettere comportamenti di tipo censorio”.

L'accusa ai 5Stelle

“La cosa che non condivido dei Cinque Stelle – dice ancora il giornalista all'Ansa – è il loro nervosismo nei confronti di una stampa urlata e giustizialista, vittima dell'ultima delle intercettazioni che è esattamente il contesto che ha creato quel clima di rabbia per la quale il Movimento 5 Stelle è cresciuto e prosperato. Mi sembra ridicolo che solo oggi i grillini si accorgano del sensazionalismo e della acredine di alcuni giornalisti nei confronti di indagati che fino a prova contraria restano innocenti. Come nel caso Raggi”. Porro parla anche in generale della situazione della categoria. “Noi giornalisti abbiamo un problema – afferma -: è cambiato il mondo e noi forse siamo stati un po' troppo chiusi nelle redazioni. Siamo un po' sconnessi dalla realtà e questo non lo risolviamo con un flash mob. Vale per i colleghi inglesi per la Brexit, per gli americani che non hanno capito Trump, per gli europei in merito ai sovranismi. Il problema è l'incapacità di cogliere i fenomeni, ma in questo non vedo un dolo ma una colpa”.

Di Battista e la lista dei “giornalisti liberi”

Intanto Alessandro Di Battista su Facebook pubblica una sorta di lista di giornalisti che definisce “liberi”. Scrive: “Lo dico ancora una volta, il mestiere del giornalista, quello con la schiena dritta, è importante come quello del chirurgo. E grazie a Dio in Italia ci sono eccome Giornalisti liberi, è libero Travaglio uno che il Movimento l'ha bastonato ripetutamente, è libero Massimo Fini, un uomo che per non essersi piegato al pensiero dominante non ha fatto la carriera che meritava”. L'esponente 5Stelle ora in America Latina cita poi Pietrangelo Buttafuoco (“uno degli ultimi intellettuali rimasti”), Fulvio Grimaldi (storico inviato per radio, carta stampata e tv) e Alberto Negri (altro inviato di guerra, che oggi scrive per IlSole24Ore), Franco Bechis (già vicedirettore di Libero), Luisella Costamagna (volto tv) e Milena Gabanelli (già autrice e conduttrice di Report). Ma per Di Battista sono liberi anche tutti i giornalisti “che hanno capito che chi davvero sta colpendo la libertà di stampa sono svariati sicari dell'informazione ormai distaccati dalla realtà e capaci di scendere in piazza per difendere esclusivamente la loro posizione di potere”.

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