Ecco il doppio ricorso Governo-Comune: Milano spera

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:00

Si proverà fino in fondo Milano ad avere l'Agenzia del farmaco nel Pirellone: dopo gli spiragli delle scorse ore infatti, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato, per via telematica, il ricorso del Governo italiano alla Corte di giustizia europea. Anche il Comune di Milano ha deciso di presentarne uno al Tribunale dell'Unione europea in Lussemburgo per ottenere l'annullamento della decisione del Consiglio dell'Unione, arrivata lo scorso 20 novembre: l'obiettivo è stabilire se l'assegnazione di Amsterdam non sia stata viziata da aspetti controversi, come informazioni incomplete: “Le possibilità sono poche perchè conosciamo le procedure di Bruxelles – ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a Tgcom24 -. E' però evidente che se gli elementi a carico di Amsterdam si rivelassero ancora più forti, ci sarebbe una questione aperta molto seria”.

La situazione di Amsterdam

Si respira una svolta italiana nel futuro di Ema, l'agenzia del farmaco in trasferimento post- Brexit dalla sede di Londra a quella di Amsterdam: la capitale nederlandese, vincitrice del sorteggio con Milano per l'assegnazione, sarebbe finita sotto osservazione in quanto la sede destinata a ospitare gli uffici dell'agenzia non è ancora pronta, e quella pensata per posizionare provvisoriamente gli uffici “non è ottimale”, in quanto andrebbe a dimezzare lo spazio precedentemente offerto dalla sede di Londra. Una situazione che, inevitabilmente, aumenterà i tempi di trasferimento e costringerà l'Ema ad allungare il periodo di funzionamento ridotto. A dare conto della situazione è stato il direttore Guido Rasi, nel corso di una conferenza stampa congiunta con le autorità dei Paesi Bassi, a seguito della quale hanno ricominciato ad aprirsi i fronti di destinazione italiani o, nello specifico, milanesi.

Sala: “In contatto con Gentiloni”

Nella giornata di ieri, alcune fonti della Presidenza del Consiglio avevano già rivelato che il Governo italiano avrebbe tentato di percorrere nuovamente la via di assegnazione di Ema, intraprendendo ogni iniziativa opportuna presso le istituzioni competenti facenti capo all'Ue per far sì che possa almeno essere valutata l'opzione di portare l'agenzia del farmaco nel capoluogo lombardo. 

“Ho chiamato Gentiloni – ha riferito Giuseppe Sala all'Ansa – e gli ho detto: è il momento di essere aggressivi, facciamolo, proviamoci, fino in fondo, e da quello che mi ha detto, e senz’altro sarà così, oggi parte il ricorso. Non penso ci vorranno tempi molto lunghi. Siamo sinceri, le possibilità di una riassegnazione non sono altissime, ma dobbiamo provarci”.

Secondo Sala, se dovessero riassegnare Ema a Milano “lo dovrebbero fare in tempi brevi perché noi dobbiamo preparare il Pirellone. E' una questione tecnica. Ma è anche una questione politica, chiamo la politica italiana al massimo impegno per Milano e per il nostro Paese. Gentiloni ha capito la situazione, che rischia di diventare ridicola. Prima c'è questo sorteggio, poi gli olandesi che non sono pronti. Non è una bella pagina nemmeno per l'Europa”.

“D’accordo con il Presidente Maroni – ha twittato ieri il sindaco meneghino – confermiamo che Milano è in grado di rispettare la tempistica richiesta, sia per la sede che per tutte le condizioni a latere. Sono in contatto con il Presidente del Consiglio per valutare tutte le possibili iniziative”. Effettivamente, fino al giorno della votazione la città italiana era considerata l'indiziata numero uno a ospitare la sede di Ema, per completezza della proposta e per esigenze logistiche, prima che la scelta cadesse abbastanza a sorpresa sulla capitale dei Paesi Bassi.

Le reazioni

“Nelle scorse settimane – ha detto ancora Rasi in conferenza – abbiamo avuto ampie discussioni sulla selezione di un edificio temporaneo. Entrambe le parti hanno convenuto che gli edifici inizialmente proposti non erano pienamente adatti allo scopo e che, pertanto, i nostri partner olandesi hanno dovuto trovare un’altra opzione. Ciò ha richiesto più tempo del previsto, ma sono lieto che ora abbiamo trovato una soluzione. Tuttavia questa non è una soluzione ottimale, avremo solo la metà dello spazio rispetto alla nostra sede attuale a Londra”. Parole che potrebbero spianare la strada a un ricorso milanese, nonostante lo stesso Rasi abbia specificato che la soluzione di Amsterdam “è stata accolta favorevolmente dall’Agenzia e dal suo personale” e che “in un'indagine condotta lo scorso anno, oltre l’80% dei nostri 900 dipendenti ha dichiarato che sarebbe stato disposto a trasferirsi lì”. A ogni modo, le pressioni informali del Governo italiano non si sono fatte attendere: dal commento della presidente della Camera, Laura Boldrini, a quello del ministro della Salute Lorenzin fino al presidente della Lombardia Maroni, sembrerebbero davvero esserci i presupposti per un tentativo in extremis di portare Ema in Italia, con il governatore lombardo a dichiarare che, contrariamente al palazzo di Amsterdam, “il Pirellone è pronto e disponibile”.

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