Coldiretti: “Anno record per il formaggio italiano”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:52

Negli Stati Uniti sono falsi più di 9 formaggi di tipo “italiano” su 10 con la vendita di Parmesan, Asiago, Provolone, Gorgonzola, Pecorino romano e Mozzarella prodotti in California, a New York o in Wisconsin che sono un'imitazione di bassa qualità dei prodotti made in Italy. Eppure, malgrado le contraffazioni, mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero con l’Italia che festeggia il record nelle esportazioni che nel 2019 fanno registrare un balzo del 14% (fonte Coldiretti su dati Istat relativi al primo bimestre). A guidare la classifica degli appassionati di formaggi made in Italy sono Germania, Francia e Regno Unito, mentre fuori dall’Europa sono gli Stati Uniti il principale mercato, con le Dop (denominazioni di origine), dal Parmigiano al Grana, dal gorgonzola al pecorino, dal taleggio al provolone, che rappresentano più del 40% del totale dei consumi nel mondo. Gli acquisti di formaggi italiani nel 2019 sono cresciuti del 25,8% in Germania, del 16,2% in Gran Bretagna e addirittura del 7,5% in Francia storica rivale casearia dell’Italia.

Exploit globale

Anche nel resto del mondo i formaggi Made in Italy stanno vivendo un vero e proprio boom con un balzo del 40% in Giappone e del 16,3% negli Stati Uniti che sono però – ricorda Coldiretti –  i principali creatori di falsi tarocchi Made in Italy con il quantitativo record di 2,4 miliardi di chili all’anno venduti anche con nomi che richiamano esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese senza averci nulla a che fare, dalla mozzarella alla ricotta, dal provolone all’asiago, dal parmesan al romano ottenuto però senza latte di pecora.  A differenza delle Dop italiane, secondo la Coldiretti, le produzioni statunitensi non rispettano i rigidi disciplinari di produzione dell’Unione Europea che definiscono tra l’altro, le aree di produzione, il tipo di alimentazione e modalità di trasformazione. Nonostante questo – evidenzia la Coldiretti – l’associazione casearia statunitense chiede di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei se non verrà aperto il mercato dell’Unione ai tarocchi statunitensi, nell’ambito della procedura di consultazione per far scattare nuovi dazi Usa nei confronti di prodotti importati dall’Unione Europea per la disputa sull’industria aeronautica avviata dall’amministrazione Trump. Una richiesta, riferisce Lapresse, rafforzata dal fatto che con l’accordo di libero scambio con il Canada (Ceta) per la prima volta nella storia, l’Unione Europea ha legittimato in un trattato internazionale – denuncia Coldiretti – la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali. Un precedente disastroso che – conclude la Coldiretti – è stato purtroppo riproposto anche negli altri successivi accordi internazionali. Secondo l’analisi degli esperti del team di Clal.it, i principali incrementi tendenziali si verificano per polvere di latte scremato (Smp), latte confezionato, latte condensato, yogurt e Lattosio. In diminuzione, invece, l’export di burro e latte per l’infanzia.

Le previsioni delle imprese

Quanto alle destinazioni, è il Sud-Est Asiatico il principale protagonista, con un incremento delle importazioni di prodotti lattiero caseari in Milk equivalent (Me) del 63,3%. I dati relativi al solo mese di marzo 2019 evidenziano un export di oltre 90mila tonnellate di Smp, superiore del +31,5% rispetto a marzo dell’anno precedente. Nel dettaglio, l’Indonesia balza al primo posto tra i mercati di destinazione della Smp europea, triplicando i propri acquisti (11.500 tonnellate, +226%). Crescono notevolmente anche gli acquisti di Cina (+91,4%), Egitto, Messico e Filippine. Il prezzo medio europeo di esportazione della Smp è di 2,19 Usd/Kg, in aumento da inizio anno come per gli altri Player esportatori (Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda). Molto positivi anche i dati relativi all’export di formaggi italiani, come segnala Assolatte. Dopo un 2018 da record, anche il 2019 si è aperto col botto: a gennaio, l’export caseario italiano è aumentato in volume del 12,2% rispetto allo stesso mese del 2018. Ma nel 2019 l’espansione delle vendite, analizza Assolatte, è stata generalizzata. Le performance migliori sono state messe a segno nei mercati asiatici emergenti, come Singapore (+45,1% in quantità rispetto a gennaio 2018) e Giappone (+27,9%). La Cina ha raddoppiato gli acquisti di formaggi italiani (+100,3%) e l’Indonesia li ha più che centuplicati (+1441,6%).

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.