Bonus Bebè, un tetto massimo di 25 mila euro per riceverlo

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Il bonus bebè sarà limitato ai redditi più bassi, ma raddoppierà per chi ha un Isee inferiore ai 7 mila euro: un emendamento del democratico Mauro Guerra, depositato in commissione Bilancio alla Camera modifica il contributo annunciato a ottobre da Matteo Renzi: nella precedente versione il tetto di reddito complessivo era di 90 mila euro.

Rispetto a quanto annunciato dal premier, la proposta di modifica presentata venerdì cambia notevolmente le cose: la nuova soglia fa riferimento appunto al solo Isee, che non potrà essere superiore ai 25 mila euro. In compenso l’assegno raddoppia a 160 euro per chi ha un Isee che non supera i 7 mila euro annui: viene inoltre eliminata la precedente previsione secondo cui il limite di reddito non valeva per i figli dal quinto in poi. Il governo, dunque, ha alla fine deciso di aprire alle richieste della minoranza Pd, che nei giorni scorsi aveva presentato alcuni emendamenti “anti povertà” tra cui, appunto, una “ristrutturazione” del bonus bebè, da lasciare solo per le famiglie più povere: oltre i 25 mila euro di Isee, dunque, i 960 euro all’anno non si prenderanno, anche se la famiglia è molto numerosa.

Si tratta di una delle poche modifiche alla legge di stabilità. Tra le altre cose, sono stati aumentati i fondi destinati agli ammortizzatori sociali: agli 1,5 miliardi già stanziati si aggiungono altri 400 milioni in due anni, 200 milioni nel 2015 e 200 nel 2016. Via libera inoltre all’emendamento del governo che prevede lo stanziamento di risorse in favore dell’Ice per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Novità anche sulla sforbiciata dei Comuni. Il taglio complessivo di 1,2 miliardi chiesto come contributo alla legge di stabilità rimane, ma non dovrà essere più coperto solo con la spesa corrente. Lo prevede il pacchetto di emendamenti del governo per andare incontro alle richieste degli enti locali: i tagli potranno quindi riguardare ad esempio anche gli investimenti. Inoltre i Comuni che decideranno di unirsi in un’unica amministrazione potranno essere esentati dal patto di stabilità interno per 5 anni.

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