Tunisia, flop alle presidenziali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:01

Sono lontani i tempi della rivoluzione in Tunisia, dove appena il 45% degli elettori si è recato alle urne per le elezioni presidenziali. Ventisei candidati, tanta attesa ma, a conti fatti, scarso entusiasmo popolare per una tornata elettorale che vedrà alla fine un confronto a due tra il giurista Kais Saied e il miliardario Nabil Karoui, entrambi orientati al ballottaggio secondo gli exit poll, con il primo attestato sul 19,5% e il secondo sul 15,5%. Numeri che danno la misura sia della modesta partecipazione sia dell'incertezza che regna nel Paese dopo la morte in carica dell'ex presidente Beji Caid Essebsi. Lontani, ma nemmeno troppo, gli altri candidati con Ennhadha, Abdelfattah Mourou (partito islamico) con l'11,0%, Abdelkarim Zbidi (ex ministro della Difesa) con il 9,4%, Youssef Chahed (premier uscente) con il 7,5% e il giornalista Safi Said con il 7,4%.

Austerity pressante

Indicativo che, in uno scenario politico con ben ventisei candidati, a emergere siano stati gli indipendenti: sia Saied che Karoui si presentano senza coalizioni alle spalle ma, a quanto pare, con un importante seguito popolare sia tra i giovani (Saied) che fra gli anziani (Karoui). Nessuno dei due riesce a sfondare ma il ballottaggio, che arriverà dopo le elezioni politiche, potrebbe godere di un contesto elettorale più definito grazie alla composizione del nuovo Parlamento. Alle urne si tornerà in novembre (un mese prima del voto presidenziale in Algeria), quindi dopo le legislative del 6 ottobre con la speranza che la definizione delle alleanze e degli schieramenti porti chiarezza anche fra gli elettori, reduci dall'unica primavera araba con esito democratico ma con problematiche ancestrali che la rivoluzione che sovvertì il governo Ben Ali, durato quasi tre lustri, ha solo in parte contribuito a risolvere (sanità e occupazione per i tunisini con un titolo di studio fra le principali), per una situazione di austerity che non ha migliorato le condizioni sociali di un Paese che, dall'esterno, continua comunque a essere preso come modello.

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