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Iraq, Mosul: ucciso il comandante dei foreign fighters dell’Isis

Nuovo duro colpo contro l’Isis a Mosul, roccaforte del Califfato in Iraq. L’esercito governativo ha ucciso, in uno scontro a fuoco nel quartiere di Muhamdiseen, il comandante dei foreign fighters, il 41enne olandese Taes Bill Monti, conosciuto con il nome di battaglia di Abu Omer Hollandi. A confermarlo Saeed Mamuzini, funzionario del Kdp (il Partito democratico del Kurdistan iracheno) in un comunicato con la testata locale Rudaw in cui assicura che il 41enne jihadista era molto vicino ad Abu Bakr al-Baghdadi.

Hollandi guidava l’unità d’élite degli Inghimasi, vale a dire i terroristi che combattono da dietro le linee del nemico. In sostanza, si tratta di truppe speciali del Califfato che hanno resistito per tre mesi nella parte a Est del fiume Tigri infliggendo pesanti perdite alle forze irachene.

Gli Inghimasi sono quasi tutti stranieri, con una forte componente di caucasici e uzbeki, ma erano guidati da un europeo. Hollandi è uno dei 150 cittadini dei Paesi Bassi che si stima sia andato a combattere nelle file di al-Baghdadi. La sua eliminazione indebolisce ancora di più le difese dell’Isis a Mosul Est, ormai libera dai miliziani all’80%. I comandi iracheni contano di liberare completamente la città entro il prossimo marzo.

Mosul (o Mossul) è il nome che diedero gli Arabi musulmani all’antica Ninive, la capitale assira citata anche nella Bibbia. Il sito di Ninive si trova sulla sponda orientale del fiume Tigri, mentre Mosul è sorta sulla sponda occidentale. La città, importante meta turistica, contava prima dell’arivo dell’Isis circa un milione e mezzo di abitanti. A 35 km dalla città, si trova la diga di Mossul: costruita negli anni ottanta del XX secolo, controlla l’irrigazione del Governatorato di Ninawa ed è considerata di fondamentale importanza strategica per l’intero Stato dell’Iraq.

Mosul è caduta in mano ai miliziani di Daesh (o Stato Islamico) nel giugno del 2014. I fondamentalisti hanno provveduto nelle settimane successive alla conquista ad epurare la città da tutti i cristiani (scesi dai 50.000 del 2003 ai 3.000 del 2014), costretti ad abbandonarla dopo aver perso e visto sequestrati tutti i propri beni. Tra le azioni di guerra dei jihadisti, v’è stata la distruzione della moschea dedicata al profeta Giona, costruita nel secolo XIII, delle millenarie mura di Ninive, di numerosi manoscritti e documenti di grande rilevanza storica della Biblioteca, una delle più antiche dell’Iraq (alcuni dei quali presenti in un elenco di testi rari stilato dall’Unesco) e di numerose statue e reperti risalenti all’Impero assiro conservati nel Museo della città.

Nell’89esimo giorno di offensiva, cominciata dal governo di Baghdad il 17 ottobre scorso, l’Isis sta rinunciando a Mosul Est e si prepara a resistere a Ovest del fiume Tigri, dove ci sono i quartieri medievali della Medina, con vie strette che facilitano la guerra urbana e gli agguati. Si preannuncia un altro periodo di duri scontri, fino all’ultimo uomo.

Milena Castigli

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