Covid-19, il punto sulla situazione in Italia

Dalla corsa contro il tempo per trovare il vaccino, alle inchieste sulle case di riposo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:56

“I risultati raggiunti fino ad ora, in via clinica, sono buoni. A breve verrà fatta la sperimentazione sull’uomo. A fine aprile mandiamo ad Oxford quanto prodotto nei laboratori Irbm di Pomezia, mentre sempre ad Oxford stanno selezionando i 550 candidati da testare. A fine marzo si comincia la vaccinazione e si spera in dei risultati per fine settembre. Entro fine anno dovrebbe essere pronto il vaccino e disponibile su mercato. Ovviamente avere il vaccino disponibile non significa avere un miliardo di dosi a disposizione, si cominciano a preparare i lotti e ci si prepara poi per le vaccinazioni di massa”. Queste le parole di Pietro Di Lorenzo, Amministratore Delegato e Presidente di IRBM che rincuora la popolazione italiana e non solo, in attesa di un vaccino che possa cancellare finalmente ogni possibile traccia del Coronavirus.

Si attende l’avvio dei test sierologici

Conto alla rovescia per l’avvio della campagna nazionale sui test sierologici. Ancora 2 o 3 settimane per la partenza in tutta Italia, con l’obiettivo di arrivare a definire proprio attraverso i test di immunità la percentuale di cittadini che ha sviluppato anticorpi al SarsCov2. Intanto cresce il pressing delle Regioni sul ministero della salute, perché fornisca le linee guida chiare, mentre alcuni governatori, in ordine sparso, stanno di fatto già avviando gli esami sulla popolazione. La campagna, come già illustrato dal presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, sarà effettuata a campione sulla popolazione italiana per avere un quadro epidemiologico più chiaro della propagazione del virus. Il campione comprenderà circa 150mila cittadini, divisi per sei fasce di età, genere e profili professionali. Si potrà così ‘avere il polso’ della pervasività del virus a livello territoriale ma anche in relazione ai diversi settori, definendo un profilo di rischio dei lavoratori in vista della fase 2 di riapertura del Paese a maggio. A stretto giro arriverà quindi la validazione da parte del Comitato tecnico scientifico dei test sierologici che verranno prescelti e che dovranno garantire elevata “sensibilità, specificità e applicabilità” a livello nazionale. Intanto dai territori arriva la richiesta di indicazioni univoche: “Sarebbe opportuno che il Governo desse delle linee guida sui test sierologici per tutte le Regioni e che lo facesse in fretta, perché altrimenti rischiamo che ognuno vada per conto suo”, afferma il presidente della Liguria Giovanni Toti.

L’importanza dei test sierologici

I test saranno “fondamentali per rimandare le persone a lavorare”, dice. In realtà, però, Regioni e città già hanno iniziato a procedere per proprio conto. La Toscana ha annunciato oggi un accordo con 61 laboratori privati che permetterà di effettuare test sierologici per 400.000 persone, includendo anche i lavoratori dei servizi essenziali. Ed anche il caso del Lazio dove, nei prossimi giorni, partirà una campagna con 300 mila test per tutto il personale sanitario, le Rsa e le forze dell’ordine. In Lombardia, invece, saranno effettuati 20.000 test sierologici al giorno, dal 21 aprile, cominciando dagli operatori sanitari e dai cittadini che devono tornare al lavoro con particolare riferimento alle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. La Campania ha invece deciso lo stop ai test sierologici nei laboratori privati accreditati, perché non potrebbero essere garantite le misure di contenimento. Si attende comunque un parere del Ministero. E poi ci sono le iniziative dei singoli comuni: Robbio, nel pavese, ha proposto ai cittadini un test sierologico di massa su base volontaria, come sta già avvenendo a Cisliano, nel Milanese, dove stamani almeno 200 persone si sono messe in fila per aderire all’iniziativa. Ma i test “dovrebbero essere fatti a tutta la popolazione”, afferma il primario della clinica Malattie infettive al Policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti. “Un Paese maturo e organizzato – ha commentato – deve rendere disponibili i test a tutti. Potrebbe essere uno strumento utile, insieme a misure di distanziamento e mascherine sui luoghi di lavoro, per tornare presto alla normalità”, con chi ha sviluppato l’immunità che “può tornare a lavorare”.

La situazione nelle Rsa

Continuano le indagini sulle “direttive” ricevute dalle Rsa e inviate dalla Regione Lombardia, per la gestione di ospiti anziani e pazienti. Gli investigatori della Gdf questa mattina sono andati negli uffici del Pio Albergo Trivulzio di Milano, quasi trent’anni dopo il blitz che diede il là a Tangentopoli, con decreti di perquisizione e acquisizione di documenti, tra cui cartelle cliniche, per far luce su almeno 143 morti da marzo fino ad oggi. E in questa tentacolare maxi inchiesta in più filoni, su una diffusione di contagi da Covid-19 legata a presunte carenze ed omissioni che avrebbero causato centinaia di decessi nelle case di riposo milanesi, anche la squadra specializzata di polizia giudiziaria è andata, nel frattempo, a perquisire altre residenze. Intanto, la strage silenziosa negli istituti per anziani continua a non risparmiare nemmeno le altre province lombarde e indagini e blitz si moltiplicano.

La situazione nel Nord Italia

Solo nei primi giorni di aprile i carabinieri del Nas di Brescia hanno effettuato una quindicina di ispezioni nelle case di riposo bergamasche, mentre il Nas di Milano oggi è entrato in quelle milanesi, ma anche delle province di Como, Varese e Monza. Nel frattempo, anche la Procura di Sondrio ha aperto un’indagine per epidemia colposa sulle morti nelle Rsa e indagano anche le Procure di Como, Lecco e Lodi. E un fascicolo conoscitivo è stato aperto anche a Cremona con un pool che si occuperà non solo degli aspetti sanitari ma anche quelli economici. C’è da dire, poi, che il dramma non riguarda solo la Lombardia, con inchieste in corso anche in altre regioni, come in Abruzzo, a Sulmona (l’Aquila), sui contagi in una casa di riposo.

Il registro degli indagati

A Milano, mentre i pm del pool guidato dall’aggiunto Tiziana Siciliano stanno iscrivendo nel registro degli indagati tutti i vertici delle residenze nel mirino, almeno una dozzina (come quelle dei quartieri Lambrate, Affori e Corvetto), i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno portato via dal Pat un “ingente mole” di atti, anche informatici, dopo aver notificato un’informazione di garanzia al dg Giuseppe Calicchio, iscritto per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo, assieme all’ente che risponde per la legge sulla responsabilità amministrativa. Oltre che sul sequestro dei referti (si dovranno accertare eventuali omissioni e correlazioni tra le morti e i contagi nella struttura), le attività degli investigatori si sono concentrate sulla gestione organizzativa interna del Trivulzio e di riflesso, dunque, anche sulle direttive date dall’amministrazione regionale al Pat, così come ad altre Rsa, in questa fase di emergenza. E, in particolare, su quei “nuovi arrivi” di pazienti al Trivulzio (una ventina), quando era già scoppiata l’epidemia, anche se ufficialmente la struttura non avrebbe ricoverato malati Covid (una delibera regionale dell’8 marzo diede la possibilità alle Rsa di accoglierli). E proprio i “rapporti” tra Trivulzio e Regione saranno approfonditi: il Pat ha fatto da centro di ‘smistamento’ verso altre strutture dei malati di Coronavirus ‘a bassa intensità’, che venivano dimessi da ospedali in difficoltà. Una “commistione” che potrebbe aver creato dei focolai, anche se la Regione diede l’indicazione di usare reparti separati rispetto alle residenze per gli anziani. Sequestrata anche la documentazione sui tamponi (pochissimi quelli effettuati nelle Rsa su anziani e operatori) e poi le disposizioni interne sull’uso delle mascherine, perché alcuni infermieri, affiancati da Cisl e Cgil, hanno denunciato anche di essere stati “minacciati” quando le usavano tra fine febbraio egli inizi di marzo.

Sequestrato materiale informatico e non solo

Agli atti, coi vari sequestri di pc e materiale informatico, anche a carico di Calicchio, finiranno carteggi ed email su disposizioni interne e regionali, mentre il dg, difeso dal legale Vinicio Nardo, ha rivendicato, anche difronte agli ispettori del Ministero della Salute, di aver seguito protocolli e delibere. Ora gli investigatori dovranno analizzare tutto il materiale anche con verifiche incrociate sulle carte, mentre tra i vertici delle Rsa indagati figurano anche quelli del Don Gnocchi (che respinge le accuse), dove si conta un numero di morti simile a quello di Trivulzio. Le perquisizioni, che andranno avanti nei prossimi giorni, oggi hanno riguardato anche la Sacra Famiglia di Cesano Boscone e una casa di riposo di Settimo Milanese.

 

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