Coronavirus, arriva la sperimentazione del vaccino

Ministro Manfredi: "un Paese più competente è anche più sicuro"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:55

Oltre 50mila laureati, più di 100mila esami sostenuti e il 95% dell’offerta formativa online. Questi i risultati conseguiti dagli atenei italiani nel pieno dell’emergenza coronavirus. Numeri che portano il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, a sostenere che “si sta lavorando molto bene” anche senza la formazione in presenza. L’ex rettore della Federico II di Napoli assicura che “l’università sta funzionando, con più di un milione di studenti e docenti che stanno svolgendo la propria funzione civica”.

La sfida ai vaccini

“Nel frattempo – continua Manfredi -, ci sono tre gruppi in Italia impegnati sulla sfida dei vaccini. Tutti mirano ad avere la sperimentazione sull’uomo tra maggio e giugno, per portare poi un vaccino su un’applicazione diffusa entro la fine dell’anno o all’inizio del 2021″. “I tempi sono questi – spiega – dobbiamo essere realisti. Il vaccino dev’essere non solo efficace, ma non deve fare male”. L’ex presidente della Crui precisa che ci sono diversi gruppi che “stanno lavorando sulla parte farmacologica”, evidenziando che “la ricerca biomedica italiana è in prima linea”.

La cultura ci sta salvando

Manfredi si augura che l’esperienza legata al coronavirus favorisca “una presa di coscienza da parte della politica, ma anche dei cittadini, di quanto sia importante investire in ricerca e innovazione, perché un Paese più competente è anche più sicuro“. Oggi, aggiunge, “tutti speriamo di avere il vaccino. Abbiamo tantissimi ricercatori che stanno lavorando ad altissimo livello. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza e la ripartenza dev’essere basata sulle competenze e sull’investimento in ricerca e formazione”.

L’università continuerà ad essere tecnologica

Guardando alla ripartenza, aggiunge, si sta lavorando sulle modalità per “tornare alla normalità, che sarà una normalità controllata, ma che ci consentirà nei prossimi mesi di tornare a un’università in presenza, che utilizza anche le tecnologie, per fare in modo che la formazione continui, garantendo allo stesso tempo i livelli di sicurezza”.

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