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SANREMO 2019

Il miglior duetto è Motta-Nada

Premiata "Dov'è l'Italia" ma il pubblico fischia. Ovazione per Bertè-Grandi e Ultimo-Moro. Grande prova Mahmood-Gue Pequeno

REDAZIONE
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Motta e Nada sul palco dell'Ariston
Motta e Nada sul palco dell'Ariston
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a carica dei 56 (o giù di lì) cantanti, amici e ospiti sul palco dell'Ariston, in una serata dei duetti che è un trionfo di musica davvero per ogni palato. E' il primo riconoscimento della 69esima edizione del Festival e va in tasca a Motta e Nada, incoronata per aver mostrato la migliore intesa, la sintonia ideale, "l'armonia" di cui tanto ha parlato il direttore artistico Claudio Baglioni che, per questa serata, sceglie di aprire con Acqua della luna. Non c'è tempo per tante cose che non siano musica o per sketch, vista la scaletta di 24 cantanti in gara con altrettanti ospiti. E allora il palco si concede a un solo ospite fuorigara. Uno solo ma che fa per dieci, visto che all'Ariston si presenta Ligabue, per la seconda volta in trent'anni: trono e toga da re, chitarra gigante, un paio di pezzi e il duetto classico con Baglioni su un pezzo che non è del repertorio di nessuno dei due ma si tratta di Dio è morto, per un bell'omaggio gucciniano in una puntata che di temi sociali ne ha toccati parecchi. Con Liga ma anche con Bisio, che fa il suo monologo sul ruolo del genitore, e con Anastasio, che compare alle sue spalle cantandolo. Una bella performance per l'acclamato vincitore di X Factor che canta gli "sdraiati" con il suo nuovo pezzo Correre.


Tanta musica

Intermezzi in una full immersion di canzoni che, fra artisti in gara e compagni d'avventura per una sera, da spettacolo fino a notte fonda. Aprono Federica Carta e Shade, con loro Cristina D'Avena, al debutto con un brano che non fa parte del suo repertorio, e un po' si vede; poi tocca a Motta e Nada, coppia affiatatissima che aggiunge solo a un pezzo che è già fra i più convincenti e che infatti si aggiudica la serata per distacco, anche se agli applausi in fase di premiazione si mischia qualche fischio. Non che bei duetti non ci siano stati: davvero intenso quello fra Irama e Noemi, che aggiunge a La ragazza con il cuore di latta un tocco black music che colpisce; bello anche il terzetto insolito Ghemon, Diodato, Calibro 35, così come spicca l'ennesima bella prova di Mahmood, accompagnato da Gue Pequeno. Canta per ultimo ma fa ancora centro Achille Lauro, che canta Rolls Royce con Morgan e non fa più notizia l'ennesimo carico di brividi portato da Daniele Silvestri e Rancore, sul palco con Manuel Agnelli. Bello e intenso anche il duetto di Livio Cori e Nino D'Angelo con i Sottotono e salgono un po' le prestazioni di Nek (che porta il suo pezzo su un interessante piano teatrale con Neri Marcoré) e de Il Volo, accompagnati dal violino di Alessandro Quarta che aggiunge parecchio a un pezzo non eccezionale. Brave anche Anna Tatangelo e Syria, nonostante il brano non sia tra i migliori, mentre funzionano alla grande i Boomdabash con Rocco Hunt e i Musici cantori di Milano che riescono a trascinare l'Ariston in 3 minuti di scioltezza. Ottima anche la performance anche degli Zen Circus con Brunori Sas, meno convincente quella di Enrico Nigiotti con Paolo Jannacci.


Ovazione Bertè-Grandi

Divertente l'insolito duetto Arisa-Tony Hadley (che canta in italiano) con la coreografia dei Kataklò, mentre il duo Patty Pravo-Briga diventa trio con Giovanni Caccamo, per un risultato finale accettabile. Sale la performance degli Ex-Otago, accompagnati da Jack Savorelli, mentre Renga e Bungaro, pur bravi e accompagnati dai volteggi delle etoile Eleonora Abbagnato e Friedermann Vogel, pagano un testo che non è certo fra i migliori dell'udinese. Decisamente azzeccato il duo romano Ultimo-Fabrizio Moro, con I tuoi particolari che si sposa alla perfezione alla vocalità del vincitore dello scorso anno. Sul palco c'è anche chi vinse con lui: Ermal Meta canta con Cristicchi, e ne esce un duetto poetico con sprazzi degli acuti tipici del cantautore italo-albanese. Gioventù di belle speranze con Einar, Biondo e Sergio Sylvestre, trio che funziona ma che non fa dimenticare qualche lacuna di troppo nel testo portato dal giovane vincitore di Sanremo giovani; classe da vendere, invece, per il tris Negrita-Ruggeri-Roy Paci, con le voci che si scambiano colpi delicati e la tromba a fare da collante. Applausi a scena aperta (ancora) per Loredana Bertè, sul palco con una Irene Grandi che porta ulteriori meriti a un pezzo che già funziona. Menzione a parte per Paola Turci e Beppe Fiorello: davvero bravi a mescolare testo, musica e sprazzi di teatro. Una mole di musica che prepara il terreno alla serata finale e la sensazione è quella di ieri: tutto c'è meno che un favorito.

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