Sociale

La condizione dei minori nelle periferie italiane

Nei quartieri periferici, dove vivono la maggior parte di minori, spesso mancano stimoli e opportunità, indispensabili per la loro crescita. Questi vuoti possono lasciare spazio a situazioni di isolamento e di marginalità che provocano dei disagi.

Allo stesso tempo, proprio dalle periferie possono nascere silenziosamente delle esperienze di rigenerazione sociale ed educativa che dimostrano come esista la voglia di creare un futuro con delle prospettive migliori.

Fare spazio alla crescita

Si tratta di un rapporto di Save The Children che mette in evidenza la distribuzione dei minori e le forti disuguaglianze e la situazione in cui vivono queste persone all’interno delle 14 città metropolitane del nostro Paese. L’analisi, sviluppata in collaborazione con Openpolis, prende in considerazione in modo combinato due fattori primari, quali il livello di istruzione dai 9 anni in su e quello di occupazione tra i 15-64 anni.

L’intervista

Per comprendere meglio il report, Interris.it ha intervistato Antonella Inverno, responsabile ricerca, analisi e formazione di Save the Children, che ha condotto lo studio. La maggior parte dei minori vive in periferia in quanto le giovani famiglie molto spesso non si possono permettere il centro città a causa dei prezzi troppo elevati delle case e della precarietà lavorativa.

Antonella, che tipo di territorio sono le periferie da voi analizzate?

“Sono luoghi deprivati dal punto di vista socio economico e da quello educativo, non per forza ai margini geografici delle città. Questo significa per esempio che in questi territori le scuole hanno meno spazi comuni per i momenti anche ricreativi e sopratutto nelle città metropolitane vi è una situazione di sovraffollamento nelle abitazioni e rispetto alle coppie con almeno un figlio minore, emerge che il 9,2% vive in abitazioni con tetti, soffitti, finestre o pavimenti danneggiati, il 13,7% abita in case con alti tassi di umidità nei muri, nei pavimenti, nei soffitti o nelle fondamenta, il 5,4% in case dove la luminosità è scarsa, mentre il 9,7% delle famiglie lamenta irregolarità nell’erogazione dell’acqua, che, oltre ad aumentare il rischio di malattie, compromette anche le attività quotidiane”.

Gli spazi pubblici sono sufficienti?

“I dati evidenziano la presenza di differenze importanti tra le città metropolitane e il resto del territorio italiano. Ad esempio, per quanto riguarda la superficie di spazi verdi fruibili, mentre a livello nazionale ogni bambino ha a disposizione 19,5 metri quadri di verde pubblico, nelle città metropolitane la superficie si riduce a 16 metri quadri, valore al di sotto del livello minimo raccomandato di 18,2 metri quadri. La mancanza di spazi verdi, fondamentale per la qualità dell’aria, influisce negativamente sul benessere psico-fisico dei bambini che vivono queste aree”.

Il vostro programma cosa fa per rendere più vivibili questi spazi?

“Supportiamo la costituzione di comitati di giovani nei territori di riferimento per portare avanti delle proposte concrete di ridefinizione degli spazi urbani. Per fare questo, in ogni territorio viene svolto un assessment delle risorse esistenti e del contesto socioculturale. Alla luce dell’analisi, si costruisce in modo partecipato un piano territoriale di sviluppo che fissa gli obiettivi di cambiamento da raggiungere e viene definita un’agenda e una governance territoriale con interventi, azioni e progetti che hanno come obiettivo innescare processi di trasformazione a garanzia dei diritti dei bambini e generare fiducia”.

Alcuni dei ragazzi che vivono la periferia hanno un grande orgoglio verso il proprio territorio. Perché accade tutto ciò?

“Essere legati al proprio luogo origine è un fenomeno comune alla maggior parte delle persone. Nel caso poi di ragazzi nati e cresciuti in territori difficili, molto spesso emerge un senso di appartenenza molto forte, scaturito forse da un senso di protezione verso la propria gente. Sicuramene uno degli elementi chiave è il fatto di aver sperimentato delle problematiche sociali, dovute spesso anche ad un’assenza di politiche adeguate, che crea una sensazione di abbandono e che allo stesso tempo unisce chi affronta lo stesso triste destino. Molti di loro sono persone che non si arrendono e per questo, invece di abbandonare il proprio territorio, pensano a come migliorarlo”.

Quanto è importante per un bambino vivere in un ambiente “bello”?

“Lo spazio è definito il terzo educatore dei minori. Questo aspetto fa comprendere come per educare alla bellezza e alla cura del territorio che si abita sia fondamentale crescere in un ambiente bello, pulito e curato. Questo accade perché i bambini vedono, imitano e riproducono quello che sono abituati a osservare e a vivere ogni giorno. Noi adulti dunque abbiamo la delicata responsabilità di consegnare loro uno spazio il più accogliente possibile”.

Elena Padovan

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