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“Innovation Impact”: le sfide della trasformazione digitale dell’economia

Economia sempre più digitale. La trasformazione digitale è il processo che sostituisce completamente le modalità manuali, tradizionali e legacy di fare business con le alternative digitali più recenti. Questo tipo di rivoluzione abbraccia tutti gli aspetti di un’azienda, non solo la tecnologia. Per l’88% degli italiani, l’innovazione tecnologica ha aiutato in modo deciso l’attività imprenditoriale e produttiva. Agevolando la crescita non solo delle grandi imprese, ma anche delle piccole aziende (29%). Ad attestarlo è la ricerca realizzata da Ipsos per la Camera di Commercio di Roma, su un campione di 4 mila soggetti intervistati. In Italia, Germania, Francia, Usa. E con un campionamento anche su Roma. L’indagine si intitola “Innovation Impact” (Effetti, impatto e futuro dell’innovazione tecnologica). E’ stata presentata nelle attività della Maker Faire Rome, in programma dal 20 al 22 ottobre alla Fiera di Roma. Valutazione analoga tra i romani e tra i francesi (86%). I maggiori sostenitori dell‘impatto positivo della tecnologia sulle imprese sono gli americani (92%), mentre ei tedeschi sono i più cauti (73%).

Accesso alle informazioni

I settori che hanno saputo avvantaggiarsi maggiormente della trasformazione digitale sono le banche. E, ovviamente, le società informatiche. Seguite da assicurazioni, imprese turistiche e alberghiere, grande distribuzione organizzata. Per gli americani l’innovazione digitale ha portato grandi vantaggi anche ai commercianti al dettaglio (51%). Le innovazioni tecnologiche percepite come più costruttive sono IoT, robotica collaborativa (per tutti, esclusa la Germania). Big Data & Analytics (eccetto Francia), manifattura additiva. L’Intelligenza artificiale e il Machine learning sono le innovazioni avvertite come più distruttive (eccetto in Italia). In Germania a fronte di una previsione di minori opportunità lavorative per le persone con scarse competenze digitali, ci si aspetta anche un miglioramento nell’accesso alle informazioni. Un aumento della produttività e orari/luoghi di lavoro più flessibili. Negli Stati Uniti anche un miglioramento della produttività. Oltre a un impatto negativo sui lavoratori a bassa digitalizzazione (obsolescenza e minori opportunità). E all’alienazione dei lavoratori, 

Innovazione tecnologica

L’innovazione porterà con sé anche una ulteriore crescita dei divari tra Paesi ricchi e poveri. Tra persone istruite e meno scolarizzate (60% in Italia e 58% a Roma). Tra giovani e anziani (60% in Italia. 62% a Roma, 66% in Germania). Tra ceto medio e ceti popolari (58% in Italia e a Roma, 68% in Germania, 57% in Francia e Usa). Nelle previsioni dell’opinione pubblica, l’innovazione tecnologica creerà opportunità lavorative per giovani. Donne (anche con figli). Over 50 (tranne che per i francesi). Ostacolerà immigrati, persone con disabilità. E, per francesi e americani, le persone a bassa scolarizzazione. Inoltre la trasformazione digitale e tecnologica, per la stragrande maggioranza dei cittadini, aumenterà ulteriormente le forme di esclusione sociale. +66% in Italia e 68% a Roma. + 77% in Francia e +71% in Germania. Negli Usa +64%. Le nuove tecnologie avranno, tuttavia, un impatto positivo, a livello ambientale. Soprattutto sulle fonti rinnovabili. Gli sprechi alimentari. E una catena alimentare sostenibile.

Cultura digitale

Tendenzialmente, tuttavia i cittadini non si aspettano particolari e significativi cambiamenti su questo fronte. In relazione alle imprese, il futuro ruolo delle innovazioni tecnologiche, porterà processi produttivi più efficienti (34% in Italia, 49% in Germania e 40% in Usa). Minori costi di produzione (32% in Italia, 35% in Germania). Organizzazione del lavoro più efficiente (32% in Italia, 44% in Germania). Il principale ostacolo all’introduzione dell’Intelligenza artificiale nelle imprese è rappresentato dalla scarsa capacità di adattamento dei dipendenti. Seguono le infrastrutture inadeguate (per Roma, 32%, anche la scarsa cultura digitale del management). Dunque le tecnologie digitali hanno reso le nostre vite più facili ma anche più stressanti. Hanno migliorato la capacità di informarsi, secondo il 70% degli intervistati, e di fare shopping. Ma hanno ampliato i divari tra giovani e vecchi, ricchi e poveri sia all’interno del paese che con il resto del mondo.

Sos isolamento

“Pur in un contesto in cui permangono alcune perplessità relative all’utilizzo dei dati e al rischio di isolamento relazionale – osserva Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma – gli italiani danno un giudizio fondamentalmente positivo sull’innovazione. Per le imprese, in particolare, l’innovazione tecnologica è stata un grandissimo driver di trasformazione. E continuerà ad esserlo. Dobbiamo dare la parola anche alle persone. L’innovazione che non mette al centro l’interesse delle persone e delle imprese può prendere strade pericolose. Secondo noi possono essere attenuate le difficoltà che le piccole imprese possono avere nell’approcciare i cambiamenti tecnologici, . Se creiamo dibattito che riguarda gli innovatori ma anche le imprese e le persone. Ed è la formula che rimanda alla Maker Faire”. Gli innovatori, sottolinea Tagliavanti, sono “costretti” a parlare con le imprese. Che fanno domande, chiedono cosa vorrà dire questa innovazione per l’azienda. La stessa cosa vale per le persone e per le loro ansie riguardo l’innovazione. Che “non sono poche”, precisa il presidente della Cciaa della capitale.

Innovazione digitale

“Certo l’innovazione va bene ma deve essere governata nell’interesse delle aziende e delle persone. Occorre mettere regole e farle seguire”, precisa Tagliavanti. Maker Faire è “l’unica manifestazione italiana che parla di innovazione con tutti. Non è un dibattito di soli specialisti. La domenica vengono anche i bambini. Che saranno quelli più coinvolti nel futuro dagli effetti dell’innovazione. Bisogna lavorare sulle potenzialità ma anche sui rischi. Non basta l’Italia né tantomeno una Camera di commercio. Servono organismi internazionali e per questo serve un’opinione pubblica che non subisce solo l’innovazione. Ma deve dire agli innovatori ‘occhio noi vigiliamo’. Un percorso verso una crescita equilibrata di imprese e persone“. Maker Faire Rome è testimonianza di come la creatività e la forza delle idee possano generare modelli innovativi. Grazie alla contaminazione e divulgazione di singole iniziative e progetti brillanti. Quindi, aggiunge Tagliavanti, “favoriamo la cultura dell’Open Innovation. Consentendo al sistema produttivo di ricorrere a idee, soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno e dal basso. Attraverso una connessione virtuosa tra innovatori, creativi, startup, aziende, studenti, università e istituti di ricerca. La Camera di Commercio agevola questo processo. Avvalendosi anche del prezioso impegno di tutti i partner che hanno condiviso con noi questo tipo di lavoro”.

Giacomo Galeazzi

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