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Biodiversità a rischio: la necessità di una presa di coscienza

Sos biodiversità. “196 membri dell’Onu hanno realizzato un documento globale di ampio respiro per tutelare la biodiversità. Per garantire la stabilità dei servizi ecosistemici fondamentali per la sicurezza umana. Lo sviluppo economico. L’uso sostenibile delle risorse. E soprattutto la lotta contro il cambiamento climatico- spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente-. Ormai è sempre più evidente come la perdita di biodiversità e crisi climatica siano sempre più interdipendenti. Se una si aggrava anche l’altra segue la stessa tendenza. Per affrontare queste due facce della stessa medaglia, che sono poi le due crisi più urgenti della nostra epoca, serve una risposta coordinata“. Ne deriva l’esigenza di valutare queste interconnessioni. Analizzando come la biodiversità sia in pericolo a causa del cambiamento climatico. E di come l’impatto di questi ultimi possa essere attenuato dalla natura e dagli ecosistemi naturali mantenuti in buono stato. E perciò capaci di assorbire più carbonio. Entro il 2030 le Nazioni Unite si propongono di arrestare e invertire la perdita di biodiversità. Di tagliare 500 miliardi di dollari annuali di sussidi governativi dannosi per la natura. Con il dimezzamento degli sprechi alimentari. La concessione di maggiori diritti alle comunità indigene per la tutela della natura. La riduzione dell’utilizzo dei fertilizzanti. Lo stop all’inquinamento da plastica. L’impegno per rigenerare almeno il 30% degli ecosistemi degradati. Mobilitando risorse pubbliche e private per almeno 200 miliardi l’anno entro sei anni.

Percezione della biodiversità

Difendere la biodiversità richiede una presa di coscienza individuale e collettiva. Un salto culturale nella società. Il rapporto tra uomini e gli animali, “la loro continuità espressa attraverso le emozioni“, ma anche il legame di queste con l’arte. Un racconto fatto “attraverso lo humour, da sempre la cifra in tutto quello che scrivo”. Sono fra i temi, racconta Isabella Rossellini, del suo one woman show da autrice e protagonista Darwin’s smile, che arriverà al Teatro della Pergola di Firenze, dal 23 al 28 gennaio. La produzione Theatre National de Nice, in coproduzione con Teatro della Toscana, in Italia debutta il 15 gennaio al Teatro Remondini di Bassano del Grappa, poi sarà il 16 al Teatro Comunale di Vicenza, il 18 al Teatro Lyrick di Assisi, il 20 e 21 gennaio al Politeama Rossetti di Trieste. Lo spettacolo, che ha la regia di Muriel Mayette, direttrice del Teatro Nazionale di Nizza, “è nato in Francia da due conferenze che mi avevano chiesto al Musée d’Orsay quando avevano organizzato una grande mostra su Darwin, per le quali mi sono basata su un suo libro non così conosciuto, ‘L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali,” spiega l’attrice laureata in etologia (“un sogno che ho realizzato da cinquantenne, iscrivendomi all’università“). Da interprete “il palcoscenico fa sempre un po’ paura, è come camminare su una corda. Tanto che per il primo monologo che avevo scritto con Jean-Claude Carriere, il giorno del debutto avevo perso la voce. Mi ha aiutato lui, annunciando la cosa con humour in sala. Mi sono rilassata e la voce pian piano è tornata – dice sorridendo – ma la grande gioia sta nel rapporto con il pubblico”.

Darwin

Nello spettacolo, con cui sarà in tour internazionale fino a fine 2024, Isabella Rossellini (alla quale il cinema Modernissimo di Bologna dedica a gennaio anche un omaggio con i suoi corti da regista), viaggia tra quelle espressioni che Darwin aveva identificato comuni tra uomini e animali. Come il sorriso, il tremolio, i modi in cui esprimono ad esempio il senso di smarrimento o la paura. In scena “ho anche cinque cambi di costumi, spero sorprendenti”. L’amore per una scrittura legata più alla commedia e al comico “è riemerso in me quando mi sono messa a realizzare i miei corti. Ho capito che era quello che facevo anche all’Altra domenica, dove scrivevo e facevo le mie regie“. Da attrice “mi danno spesso ruoli drammatici, ma quando sono autrice mi viene comico. Anche perché è piacevole fare ridere anche se stessi”. L’amore di Isabella Rossellini per gli animali “è nato da bambina. Mio padre mi aveva regalato L’anello di re Salomone di Konrad Lorenz, convinto che mi sarebbe piaciuto e per me è stata una rivelazione“. Nel 2013 l’attrice ha anche creato a Brookhaven (Long Island) la Mama Farm, una fattoria dedicata al rispetto della biodiversità nelle coltivazioni e nelle razze degli animali da fattoria. Ha, tra gli altri, 150 galline, oltre a capre, galline e papere. “Organizziamo regolarmente anche visite per le famiglie, i bambini e corsi. C’è un grande interesse”.

Allarme ambientale

L’allarme biodiversità è globale. L’uomo ha portato all’estinzione circa 1.430 specie di uccelli. Ossia il doppio rispetto alle stime fatte finora. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications. La ricerca ha portato alla luce le centinaia di estinzioni “invisibili” avvenute prima del 1500. Data a partire dalla quale sono stati documentati buona parte di questi eventi. L’analisi è guidata dal Centro britannico per l’Ecologia e l’Idrologia. E attesta che la perdita di queste specie ha probabilmente avuto effetti a cascata sugli ecosistemi. Facendo scomparire anche piante e animali che dipendevano dagli uccelli per la loro sopravvivenza. “Il nostro studio dimostra che l’impatto umano sulla diversità aviaria è stato molto più elevato di quanto precedentemente riconosciuto”, afferma Rob Cooke, che ha guidato la ricerca. “Gli esseri umani hanno rapidamente devastato le popolazioni di uccelli. Attraverso la distruzione degli habitat. Lo sfruttamento eccessivo. E l’introduzione di ratti, maiali e cani, che razziavano i nidi degli uccelli. E Competevano con loro per il cibo“.

Estinzione

“Molte specie – continua Cooke – si sono estinte prima che venissero documentate e non hanno lasciato traccia. Dimenticate dalla storia“. I risultati hanno svelato quello che potrebbe essere il più grande evento di estinzione di vertebrati causato dall’uomo nella storia. Si stima che durante il XIV secolo l’arrivo di esseri umani nel Pacifico orientale, in posti come le Hawaii e le Isole Cook, abbia cancellato ben 570 specie di uccelli. Un altro episodio particolarmente grave sembra sia avvenuto nel IX secolo a.C.. Causato principalmente dall’arrivo di gruppi di persone nel Pacifico occidentale, ad esempio nelle Isole Fiji e Canarie. Ma gli autori dello studio sottolineano anche l’evento di estinzione attualmente in corso, iniziato a metà del XVIII secolo. In questo caso gli uccelli devono affrontare anche il cambiamento climatico, l’agricoltura intensiva e l’inquinamento. Oltre all’aumento della deforestazione e alla diffusione di specie invasive,
Giacomo Galeazzi

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