Lo stile evangelico della Chiesa di comunione

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Papa Francesco testimonia come solo uno stile di povertà e di solidarietà consenta alla Chiesa di essere la Chiesa di Cristo e del Vangelo. La finalità che emerge dalle parole e dallo stile di papa Francesco è quella di una Chiesa di “comunione”. E’ così che la gerarchia ecclesiastica, a tutti i livelli, può riconoscersi “al sevizio“. In latino è proprio “ministerium”. Che include il meno (minus) di fronte al più (magis) che è l’insegnamento, il “magistero”. Con la priorità quindi dell’intero “popolo di Dio“. Costituito da quanti, per il Battesimo, sono inseriti in Cristo. Divenendo così- per Lui, con Lui e in Lui- sacerdoti, profeti e pastori.

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Papa Francesco incontra i Gesuiti de La Havana, Cuba, settembre 2015 – Foto © Servizio Fotografico L’Osservatore Romano

“Gesù non solo sta dalla parte dei poveri. Ma condivide con loro la stessa sorte”, sottolinea Francesco nel messaggio per la Giornata dei Poveri. “Questo è un forte insegnamento anche per i suoi discepoli di ogni tempo– aggiunge il Pontefice- Le sue parole ‘i poveri li avete sempre con voi’ stanno a indicarlo. La loro presenza in mezzo a noi è costante. Però non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza. Bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe“.

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La misericordia di Dio verso l’uomo è il segno più grande dell’amore per ogni sua creatura. Questo tratto distintivo è il più profondo nella dimensione della fede cristiana. Ed è costitutivo della Chiesa in uscita proposta da Francesco. Si tratta dell’aggiornamento della Chiesa in ascolto della storia del Concilio Vaticano II. La radice conciliare del pontificato di Jorge Mario Bergoglio è dunque profonda e vera. Così come la capacità di comunicare di Francesco in modo semplice ma nello stesso tempo mai banale, il messaggio di salvezza di Cristo al mondo.FrancescoPer Francesco i poveri non sono persone “esterne” alla comunità. Ma fratelli e sorelle con cui “condividere la sofferenza“. Per alleviare il loro disagio e l’emarginazione. Perché venga loro restituita la “dignità perduta”. E sia assicurata l’inclusione sociale necessaria. “Un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato– evidenzia Jorge Mario Bergoglio-. La condivisione, invece, genera fratellanza. L’elemosina è occasionale. La condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie. E di umiliare chi la riceve. La seconda rafforza la solidarietà. E pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia”. Secondo il Pontefice “i credenti, quando vogliono vedere di persona Gesù e toccarlo con mano, sanno dove rivolgersi. I poveri sono sacramento di Cristo. Rappresentano la sua persona. E rinviano a Lui“.ChiesaInoltre la nuova evangelizzazione è carità e annuncio. Quindi ha bisogno di confrontarsi con tutti i mezzi messi a disposizione della modernità. La rete internet, i social, l’età digitale sono luoghi di evangelizzazione e di spiritualità. Non può o deve esserci conflitto tra questi mondi. Sono realtà o ambiti da evangelizzare e dove la presenza e la mediazione dei cattolici è necessaria. E fondamentale per fare crescere il mondo in umanità.

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