GIOVEDÌ 21 MARZO 2019, 00:02, IN TERRIS

L'odio nella testa

LUCA LA MANTIA
Facebook Twitter Copia Link Invia Scrivici
Il bus incendiato a San Donato
Il bus incendiato a San Donato
L

e immagini dei bambini che fuggono dal pullman incendiato a San Donato Milanese ci riportano alle, tante, troppe scene di panico cui abbiamo assistito durante questa, lunga, stagione di terrore. Saranno le indagini a stabilire quale movente abbia davvero ispirato Ousseynou Sy, il 47enne di origini senegalesi che ha appiccato il fuoco al mezzo su cui viaggiavano circa 50 studenti; se si tratti di finalità "terroristiche" - ipotesi concreta secondo il pm milanese Alberto Nobili - o se, come detto dallo stesso attentatore, si tratti del folle gesto di ribellione alle troppe morti di migranti nel Mediterraneo.

Ma non è questo il punto. Il punto, semmai, è lo switch di mentalità che porta, spesso, a ogni latitudine, l'uomo comune a considerare l'omicidio di massa, l'attacco indiscriminato, come possibile soluzione a problemi di natura politica o sociale. Lo abbiamo visto a Christchurch, dove uno squilibrato ha imbracciato un mitragliatore e si è filmato (con visuale modello videogame "sparatutto") mentre falcidiava 49 persone riunite in moschea per la preghiera del venerdì; e lo abbiamo visto ad Utrecht, alla fermata del bus diventata teatro di un nuovo attacco. Tre fatti in una sola settimana, frutti avariati dei semi d'odio coltivati negli anni.  

A ragionarci viene da chiedersi se non sia questa la guerra di civiltà che sigle terroristiche come l'Isis e Al Qaeda hanno lanciato, in Occidente, e non solo. Un fatale gioco di attacchi e contrattacchi, di morte e vendetta. Un circolo vizioso nel quale la diversità finisce col tradursi in una minaccia da abbattere. E' una mentalità da guerra permanente che travolge i principi delle normale convivenza, trovando terreno fertile in una società già spoglia di valori. 

Una società che ha progressivamente perso la sensibilità per commuoversi di fronte al dramma della Siria, dello Yemen, della Libia, delle guerre civili in Africa e delle altre decine di scenari bellici di questo secolo martoriato. Un'indifferenza che genera a sua volta odio e desiderio di violenta rivalsa. 

Spetta a chi ci governa farci uscire dal vortice, mettendo da parte interessi, particolarismi e convenienze. Non bastano le condanne di circostanza, servono politiche di reale inclusione volte al superamente di quel processo di emarginazione, isolamento e auto-ghettizzazione prodromico alla radicalizzazione, non solo religiosa. Altrimenti non faremo altro che arrivare dopo. Altrimenti continueremo a contare altri morti. 

 

Spazio al lettore: per commentare questo articolo scrivi a direttore@interris.it

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.
Commenti

Gentile lettore, 

la redazione si riserva di approvare i commenti prima della loro pubblicazione. 

Fai una donazione
Vuoi essere aggiornato?
NEWS
Teste di cuoio
LOURDES

L'ex militare si arrende alla polizia

L'unica ferita è l'ex compagna dell'uomo: raggiunta da un colpo di arma da fuoco
L'Ilva di Taranto
ILVA

Si dimettono i commissari straordinari

Lettera recapitata al Mise. Di Maio: "Grazie per il lavoro svolto, inizia fase due"
Luigi Di Maio
25 APRILE

Di Maio attacca: "Chi lo nega era anche a Verona"

Il vicepremier critico: "Coloro che negano la festa della Liberazione passeggiavano con gli antiabortisti"
Simbolo Eurostat
COMUNITÀ EUROPEA

Eurostat: debito in crescita nel 2018

Il deficit è invece sceso al 2,1%, dal 2,4% del 2017
Una delle chiese attaccate
SRI LANKA

Stragi di Pasqua: l'Isis rivendica

La notizia diffusa dall'agenzia Amaq. Sale a 310 morti il bilancio delle vittime, 40 gli arresti. Ieri nuova esplosione a...
Armando Siri
IL CASO

Siri, Salvini: "Giudici facciano in fretta"

Il vicepremier: "Si è colpevoli solo con condanna". Morra: "Intollerabile presenza nel governo"